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Raccontare la letteratura, arrivando dallo sport

Dopo "Lo sciagurato Egidio", Giorgio Porrà lancia su Sky Arte "Booklovers", otto serate su altrettante città, filtrate attraverso il racconto letterario.

Di Maurizio Caverzan

«Milano è nera. Nelle facciate degli antichi palazzi, nei profili futuribili dei suoi grattacieli e nel cielo sopra di noi che sembra un coperchio, che è meglio non aprire…». Jeans e chiodo nero, Giorgio Porrà inizia il viaggio di “Booklovers”, otto serate su Sky Arte (canale 120, dal 10 novembre) per raccontare altrettante città attraverso un genere letterario.

Milano e il noir, Torino e il romanzo psicologico, Roma e la fantascienza, Mantova e la graphic novel, Luino e la commedia, Bologna e il romanzo di formazione, Parma e la satira, Genova e il romanzo biografico. In questo strano giro d’Italia con frequenti evasioni oltreconfine, sfileranno scrittori critici musicisti registi. Paolo Giordano e Stefano Benni, Nicola Lagioia e Pupi Avati, Daniel Pennac e Andrea Vitali, solo per citarne alcuni. Ma di strano, in questo esperimento, c’è soprattutto il “prestito” di un volto sportivo alla cultura. Di solito accade il contrario.

Si comincia da Milano e il noir, poi sarà la volta, tra le altre, di Roma e Genova

Cominciamo, dunque, dalla notte di Milano. Un auto rolla su una strada deserta, i tunnel del metrò sono imbrattati di graffiti, ai nostri piedi c’è la città, vista dai corridoi sopra la Galleria, a un passo dal Duomo. E nella storia c’è uno scrittore che, a un certo punto, ha cambiato il modo di narrare il lato oscuro del mondo. Negli anni sessanta Giorgio Scerbanenco si accorge che, da Paese agricolo, l’Italia sta diventando industriale, ambiziosa, consumista. Il benessere è lì, a portata di mano, basta prenderlo, in qualsiasi modo. Le regole non sono ancora riscritte per il nuovo equilibrio che va definendosi, a tentoni. Ornella Vanoni canta La Ligera, Scerbanenco scrive “I ragazzi del massacro”, narrando i figli degli immigrati, disadattati che frequentano le scuole serali, la periferia violenta. Storie poi viste al cinema, nei poliziotteschi.

Porrà è il Virgilio che ci accompagna in questo viaggio di strane divagazioni e rivelazioni preziose. Lucarelli ricorda che secondo Scerbanenco, «per scrivere, bisogna averne voglia. È come stirare… se non ne hai voglia, stiri male». L’ispirazione ha le sue regole, James Ellroy si sveglia all’alba, scrive quattordici ore al giorno, scolandosi litri di caffè. Ma lo stesso ti può capitare di metterci tutta una notte per trovare l’aggettivo giusto. Anche perché pure il noir ha le sue regole: «raccontare un mistero che sia misterioso, un mistero che sia imperdonabile, per cui la nostra vita non procede se non lo risolviamo, creare una sospensione nel lettore, ma non raccontare solo questo, cioè raccontare anche un mondo».

Gianni Canova stila la lista dei migliori cinque film tratti da romanzi noir. Si sconfina in Svezia, per carpire i segreti della trilogia di Stieg Larsson e del suo continuatore David Lagercrantz, anche lui pubblicato da Marsilio. La narrazione è più orizzontale che verticale: «Spieghiamo le regole del genere letterario, la sua genesi, partiamo dai classici, non seguiamo le mode, a differenza di altri programmi», chiosa Porrà. Il pubblico non sono i colti, gli esperti, le élite intellettuali, ma curiosi, frequentatori di mostre, lettori pop, amanti di libri, appunto. Secondo la filosofia di Sky Arte che traccia una zona di contaminazioni, affinità, paralleli, suggestioni, l’estetica di “Booklovers” sfiora standard cinematografici. Il montaggio studiato; le voci dei lettori (nella prima puntata, Carlo Lucarelli, Gianni Canova, lo stesso Porrà) che si passano il testimone o si sovrappongono, all’unisono; la grafica elegante; la ricerca musicale che spazia da Morricone ai Sigur Ros a Trent Reznor, quello della colonna sonora di “The Social Network” premiata con l’Oscar, sono opera di Donato Dallavalle, autore unico della serie. Il gioiello è servito, magari cinquanta minuti invece di trenta avrebbero permesso un pizzico di approfondimento, che resta nella testa e nella voglia del telespettatore.

Porrà sorprende per i suoi mix riusciti, per la capacità di abbinare Sacchi a Jackson Pollock o Pirlo a Stanley Kubrick

Ai tempi di Tele+ Porrà conduceva “Lo sciagurato Egidio”, straordinario programma che mixava storie di calcio, letteratura, cinema, musica, teatro. Un piccolo capolavoro a lungo rimpianto. Una cosa raffinata, che ha fatto scuola. Chiedere a Pierluigi Pardo, o a Federico Ferri. Di recente, sempre su Sky Arte, Porrà ha abbinato Sacchi a Jackson Pollock, Pirlo a Stanley Kubrick, Gigi Riva a Fabrizio De Andrè. Stavolta il salto è totale. La partita si gioca per intero in trasferta, in un campo diverso da quello abituale. Il narratore sportivo, il raccontatore di calcio si tuffa nella letteratura. Un percorso opposto a quello, più frequente, dalla cultura allo sport. Perché il calcio vissuto in un certo modo è cultura.

Abilita, dà l’idoneità, legittima a narrare tutto e di tutto. Un percorso che, di qui a poco, compirà anche Federico Buffa, altro narratore sopraffino, sempre per Sky Arte, la rete diretta da Roberto Pisoni che festeggia tre anni di vita. Un’escursione in un’altra disciplina tutta da seguire. Un’invasione, un’intrusione, un’ingerenza. Un rischio, un azzardo forse. Gli specialisti, i puristi, arricceranno il naso, probabilmente. «Ho sempre pensato – osserva Porrà – che se l’arte arricchisce la vita, il calcio ne è un parente stretto. È uno degli strumenti più sofisticati per capire il mondo. Basta pensare a Pasolini, di cui tanto parliamo in questi giorni. Un agonista nato, che divideva i calciatori in poeti e prosatori». I critici di professione se ne faranno una ragione. In fondo, le vittorie in trasferta sono le più belle. E il “prestito” potrebbe allungarsi.