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Live • Le nuvole su Torino-Chievo

Un match che avrebbe potuto riavvicinare il Torino alla zona Europa e che, invece, viene scavalcato in classifica dai clivensi.

Di Danilo Baccarani

Quando ho aperto le finestre questa mattina, le nuvole coprivano tutto e la pioggia cadeva copiosa. Il cielo, con riflessi minacciosi e neri, mi ha ricordato l’ultima scena di un bel film, A Serious Man, in cui il ragazzo affronta l’arrivo di un tornado ascoltando “Somebody to Love” dei Jefferson Airplane. Mi sono, poi, prosaicamente limitato a pensare che la pioggia sarebbe stata manna per le mie piante. Il terzo pensiero è stato che avrei dovuto indossare il kway per andare allo stadio a vedere la partita dell’anemico Torino di questo periodo. Ho ripensato alle ultime prestazioni granata cercando di trovare la chiave di volta che potesse riportare il Toro a ridosso della zona Europa League. Leggo un po’ di notizie sulla partita. Innanzitutto alcune statistiche di poco conto: la tradizione è dalla parte del Torino: 7 partite in Serie A, 5 vittorie e 2 pareggi. Una sorta di amuleto. Il Chievo arriva da tre sconfitte consecutive, è in crisi di risultati ed è decimato dagli infortuni. Lo stadio Olimpico, quello che mio padre chiama ancora Comunale, è nel quartiere Santa Rita, uno di quei quartieri di Torino in cui proprio non riuscirei a vivere: troppo caos, troppa gente, palazzi giganteschi e vicini l’uno all’altro. Mentre mi avvicino allo stadio respiro l’aria di contestazione che aleggia intorno alla squadra.

Non è stata una settimana facile. Prima lo scialbo pari con il Verona, poi quello amarissimo con la Samp, e un ambiente intriso di pessimismo che rimpiange quanto fatto fino ad ora, quello che sarebbe dovuto essere e non è stato. L’inizio della stagione era stato foriero di buone prospettive: acquisti giovani e promettenti, buoni risultati, una vecchia guardia sempre all’altezza della situazione. Insomma ci eravamo illusi un po’ tutti. Poi qualcosa ha iniziato a stortarsi. I giovani hanno faticato più del dovuto a inserirsi, i risultati per un motivo o per l’altro hanno iniziato a non arrivare e la vecchia guardia ha iniziato a mostrare i segni dell’usura. Una tempesta improvvisa che è iniziata con il derby di campionato perso al 94′, proseguita con quello di Coppa Italia da cui si sono sollevati i primi venti di contestazione e di delusione: sono state due sconfitte che il Torino ha pagato soprattutto a livello psicologico.

TURIN, ITALY - FEBRUARY 07: Ciro Immobile of Torino FC reacts during the Serie A match between Torino FC and AC Chievo Verona at Stadio Olimpico di Torino on February 7, 2016 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Ciro Immobile, capocannoniere granata non più di due stagioni fa, è stato foriero di entusiasmo. Il fattore Immobile è un atout che scompagina e riscrive le gerarchie offensive. Ero curioso delle scelte di Ventura e non riuscivo a capacitarmi di come Immobile e Belotti (l’acquisto più caro dell’era Cairo) potessero coesistere. Con Quagliarella epurato, Maxi López in versione extralarge, Martínez nei panni del miglior Luther Blissett, Ventura ha scelto di farli giocare insieme da subito in Torino-Frosinone. L’Immobile granata versione 2.0 è un giocatore che gira al largo, svaria sul fronte offensivo e lascia a Belotti l’onere di presidiare l’area di rigore: meno bomber, più seconda punta. I risultati si sono visti subito: Belotti ha segnato 5 gol nelle ultime 6 partite e Immobile si è trasformato in un pregevole uomo assist.

TURIN, ITALY - FEBRUARY 07: Players of AC Chievo Verona celebrate victory at the end of the Serie A match between Torino FC and AC Chievo Verona at Stadio Olimpico di Torino on February 7, 2016 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Sotto il cielo grigio e la pioggia, Ventura ha schierato alcune sorprese: in campo dal primo minuto ritornavano Avelar a sinistra e Obi nel ruolo di mezzala; la difesa a tre, Gazzi centrale di centrocampo e in avanti la coppia di cui sopra. Il Chievo sembra meno Chievo del solito. Innanzitutto ci sono due punte molto mobili come M’Poku e Inglese, un trequartista, Birsa, alle loro spalle e un terzetto di centrocampisti molto fisici a rompere e provare rapide ripartenze.
Il Toro parte bene. Qualche schermaglia iniziale, un bel tiro di Bruno Peres, poi uno di Benassi e finalmente il gol: la discesa di Immobile, l’inserimento di Benassi che irrompe e porta in vantaggio il Toro. Sembra l’inizio di un buon pomeriggio. Il cielo continua a essere piuttosto minaccioso. Il Chievo si chiude nella propria metà campo e gioca in undici dietro la linea della palla. Però davanti si muovono bene, non sono monotematici come altre volte. Il pareggio, tuttavia, è un autogol di Bruno Peres: fortuito, sfortunato, incosciente. A questo punto la manovra del Toro diventa più lenta del solito, prevedibile, avulsa dal concetto di gioco di squadra che è sempre stato il marchio di fabbrica di Ventura. Facciamo fatica, anche perché il Chievo si chiude, organizzatissimo, e noi continuiamo a sbattere contro un muro di maglie gialloblù.

TURIN, ITALY - FEBRUARY 07: Kamil Glik (L) of Torino FC tackles Roberto Inglese of AC Chievo Verona during the Serie A match between Torino FC and AC Chievo Verona at Stadio Olimpico di Torino on February 7, 2016 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

La partita finisce e il pubblico invita Ventura, in maniera perentoria, a farsi da parte. Fa specie che uno dei primi cori decisi, all’indirizzo del Mister, parta proprio dalla tribuna. Glik non va sotto la Maratona, dei giocatori che applaudono i tifosi ci sono solo Gazzi e Padelli. Forse c’è anche Maxi, ma non ne sono sicuro. Ascolto i commenti della gente che esce dallo stadio. Ventura avrà il compito più difficile, e conoscendolo non tornerà sui suoi passi. Niente ritorni al 4-2-4 né passaggi al 4-3-3: il modulo non è una priorità, non contano i numeri, conta l’atteggiamento, la personalità. Eppure qualcosa bisognerà fare. Penso a Baselli più vicino alle punte e non nella posizione di mezzala (che peraltro all’inizio della stagione aveva dato ottimi risultati), magari potendo contare sia su Farnerud e Obi in grado di dare sostanza al centrocampo. Oppure liberare Bruno Peres dai compiti di copertura, per avere un esterno rapido e in grado di arrivare sul fondo. Fantacalcio. Discorsi da bar.

during the Serie A match between Torino FC and AC Chievo Verona at Stadio Olimpico di Torino on February 7, 2016 in Turin, Italy.

Un anno fa, circa, sotto un cielo ben peggiore di questo, sotto una pioggia più torrenziale, mi trovavo al San Mamés di Bilbao, per assistere all’impresa del Torino in Europa League. Sembra passato un secolo. Di quel viaggio e di quell’impresa scrissi un piccolo diario. Mi viene in mentre una frase che disse Ventura alla vigilia di quella campagna europea e che appuntai: «In questo l’Europa ci può aiutare: se ti riesce una giocata, un gol, in campo internazionale, poi fai le cose con più tranquillità in Italia. Di certo, se andiamo in Europa League, non avremmo l’ansia del risultato, ma la voglia di confrontarci sì». Sarebbe importante ritrovare quella spensieratezza. Sarebbe bello ritrovare lo spirito di Bilbao, per uscire da questa tempesta.