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Fermare LeBron

Hawks, Heat, Raptors: a Est non mancano le alternative ai Cavaliers. Ma saranno sufficienti a impedire al Re la sesta partecipazione di fila alle Finals?

Di Francesco Mecucci

Impedire a LeBron James di raggiungere le finali NBA significa compiere un’impresa. Dal 2011 il leader dei Cavs è presenza fissa nella serie per il titolo: tra Cleveland e Miami ne ha giocate in tutto sei (c’è anche quella del 2007), anche se ne ha vinte solo due. LeBron ha battuto il primato di presenze ai playoff che apparteneva a Michael Jordan: nessuno ha più esperienza di lui nella iper competitiva primavera NBA.

Riuscirà LeBron James ad arrivare alle finali per il sesto anno consecutivo? Quali squadre possono fermare Cleveland? Forse nessuna: i Cavaliers sono i favoriti e in piena “modalità playoff”, lo hanno dimostrato contro Detroit, lasciati a zero vittorie nel primo round. Però dovranno incrociare il loro destino con quello degli Atlanta Hawks in semifinale di Conference e poi, se passeranno il turno, affrontare una tra Toronto Raptors e Miami Heat. Tre squadre ben organizzate, ciascuna con situazioni e caratteristiche differenti.

Atlanta Hawks: gli inevitabili

Gli Hawks di Mike Budenholzer sono gli avversari dei Cavs in semifinale di Conference. Pur non brillando in continuità, hanno superato 4-2 la serie con Boston. Atlanta, a Est, si è confermata come una delle squadre più solide degli ultimi anni. Raggiunge i playoff dal 2008 e in tre stagioni con Budenholzer (ex San Antonio), si è distinta per attitudine difensiva e per un gioco basato su “cose molto Spurs”: circolazione di palla, equa distribuzione dei canestri, buoni tiri, spaziature, elementi chiave per cementare e a tratti esaltare un gruppo senza superstar ma pieno di giocatori essenziali ed efficaci come Teague, Millsap, Horford, Korver, Sefolosha, Schroeder, Bazemore.

Gara 1 ai Cavaliers, che hanno battuto Atlanta 104-93

Nelle stagioni più recenti, gli Hawks hanno superato compatti vicissitudini interne ed esterne alla squadra: il cambiamento di proprietà, rischi e voci di smantellamento del roster, l’incidente con la polizia che mise Thabo Sefolosha fuori dai playoff 2015, al termine della miglior stagione di sempre di Atlanta (60 vittorie e finale di conference). Quest’anno la squadra è stata più discontinua, ma il record di 48-34 e il quarto posto vanno considerati assolutamente positivi in una Eastern Conference molto più incerta. Contro Boston, gli Hawks hanno confermato quanto fatto vedere durante la stagione: capaci ancora di praticare il loro gioco corale, alternandolo però a pericolosi periodi di amnesia in cui subiscono rimonte e parziali pesanti.

Cosa servirà di fronte ai Cavs? Gli Hawks dovranno essere loro stessi, ma molto meglio di quanto  lo siano stati finora. In una parola, dovranno essere perfetti: LeBron e i suoi sono formidabili nel punire l’avversario nei momenti negativi, come si è visto con Detroit. Sarà necessaria maggior continuità al tiro, con Korver e Horford che possono far male, oltre a Millsap che in gara 4 ha sfoderato una prestazione da 45 punti e 13 rimbalzi. Il trio Irving-James-Love è comunque fuori portata, per cui Atlanta avrà speranze solo con una grande difesa (contro i Cavs sarà impossibile concentrarsi su un solo uomo come è stato fatto con Isaiah Thomas), meno palle perse, un consistente appoggio dalla panchina (in primis Schroeder per dar fiato a un Teague non al meglio, ma anche Scott e Sefolosha) e precisione in attacco, dove si preannuncia interessante il duello tra i tiratori veterani Korver e J.R. Smith.

Jeff Teague (Jason Miller/Getty Images)

Jeff Teague (Jason Miller/Getty Images)

Gli Hawks potranno creare qualche grattacapo ai Cavs e forse strappar loro una o due partite. Sarebbe già un risultato, perché Atlanta non batte Cleveland dal 6 marzo 2015, lo scorso anno ha subito lo sweep in finale di Conference e quest’anno è uscita sconfitta da tutti e tre i confronti diretti in regular season. Non avrà il fattore campo e non ha mai battuto LeBron James in una serie playoff: nel 2009, in semifinale, finì sempre 4-0 per i Cavs. Ci proverà, ma potrebbe sbattere presto contro un muro invalicabile: la capacità di LeBron di far sembrare tutto facile.

Toronto Raptors: i designati

In semifinale di Conference dovranno vedersela con i Miami Heat, ma gli anti-Cavs designati sono loro. I Toronto Raptors, vincitori alla settima partita con gli Indiana Pacers, sono i più accreditati avversari di Cleveland. In regular season sono arrivati a una sola vittoria di distanza dal primo posto a est (56-26 il loro record) e hanno già battuto i Cavs due volte su tre, entrambe in casa, una delle quali con canestro decisivo di Lowry che in quell’occasione totalizzò 43 punti. È vero che i playoff sono un campionato a parte, ma Toronto, tra quelle rimaste, è la squadra più profonda e ricca di talento per aspirare all’impresa, se non cadrà di nuovo in quei black-out che con James o Irving potrebbero costare caro.

La coppia di guardie Lowry e DeRozan, anche se il primo non si sta esprimendo al meglio, è una delle migliori della lega nonché una delle più temibili in penetrazione. Tra le ali, Carroll e Patterson sono due sicurezze, così come l’infinita esperienza di Scola, fresco di nomina a portabandiera olimpico della sua Argentina ai giochi di Rio, anche se finora poco utilizzato. Presenza e cattiveria sotto canestro non mancano a Valanciunas e altra energia arriva puntualmente dall’ottima second unit (Biyombo, Ross, Joseph, Powell). I Raptors possono trasformarsi in un rebus per tutti: strutturalmente portati per un attacco a ritmi contenuti, al limite dei ventiquattro secondi, sono però molto efficaci in contropiede, sanno come cambiare ritmo e il loro gioco offensivo è tra i più temibili. E Toronto è squadra da trasferta (24-17 lontano da casa in regular season), il che non guasta, considerato il fattore campo pro Cleveland.

LeBron James circondato da giocatori di Toronto all'Air Canada Centre, lo scorso febbraio (Claus Andersen/Getty Images)

LeBron James circondato da giocatori di Toronto all’Air Canada Centre, lo scorso febbraio (Claus Andersen/Getty Images)

Basterà tutto questo per vincere contro LeBron James quattro volte su sette partite in pochi giorni, sempre che prima si riescano a superare i Miami Heat? Probabilmente no, anche se entusiasmo e aspettative in Canada sono alle stelle. Sicuramente se la giocheranno, ma sarà necessario trovare qualche altra soluzione d’attacco che non passi sempre e solo da Lowry e DeRozan, magari coinvolgendo di più Valanciunas. Il gm Masai Ujiri ha messo in mano a coach Dwane Casey una squadra attrezzata per superare il suo limite storico: l’eliminazione al primo turno. Fatto. Tuttavia quello di Toronto resta un roster non espertissimo di playoff e il fattore mentalità conta, eccome: se la serie con Indiana ha risucchiato troppe energie, il rischio è quello di non arrivarci nemmeno, a sfidare i Cavs.

Miami Heat: gli imprevedibili

I Cavs se li potrebbero trovare davanti in finale di Conference: non hanno mai incontrato gli Heat nella storia dei playoff. Nel primo turno, Miami se l’è vista brutta contro Kemba Walker e l’entusiasmo degli Charlotte Hornets, capaci di ribaltare il 2-0 iniziale con tre vittorie consecutive per poi sciupare tutto nelle ultime due partite della serie. È stato ancora una volta Dwyane Wade, nei momenti cruciali di gara 6, a prendere in mano la situazione togliendo le proverbiali castagne dal fuoco con due triple, non la sua specialità. Affrontare gli Heat, infatti, significa dover fare i conti con un certo livello di imprevedibilità.

I 23 punti di Wade in gara 6 nella serie contro Charlotte

I Miami Heat edizione 2015-16 sono l’ennesimo esempio di ingegneria cestistica applicata alle circostanze che porta la firma di una delle coppie presidente-allenatore più collaudate della NBA: Pat Riley ed Erik Spoelstra. Il ritorno di LeBron James a Cleveland nell’estate 2014 e la perdita di Chris Bosh per problemi di salute hanno costretto i due, ancora una volta, a fare di necessità virtù, orchestrando scambi di mercato, spostando pedine, sperimentando nuovi innesti, preparando aggiustamenti tattici e variazioni sul tema, con l’obiettivo di mantenersi competitivi senza incappare, almeno per ora, in un processo di ricostruzione che tenga a lungo lontano la franchigia dai playoff.

Con Bosh fuori, è stato fondamentale l’arrivo di Joe Johnson dal flop dei Brooklyn Nets, che insieme alla certezza Luol Deng nel ruolo di “4”, alla felice rivelazione Whiteside sotto canestro (13.1 punti e 11.4 rimbalzi nei playoff) e all’esplosione del rookie Winslow permette di far dormire sonni tranquilli nel settore lunghi. A dettare il passo Goran Dragic e Dwyane Wade (19 punti e 5 assist), che, nonostante i 34 anni, è tornato a essere il leader indiscusso degli Heat. Miami è una squadra capace di adattarsi alle situazioni più varie ed è forte in contropiede. Può perdere o vincere contro chiunque, ma se imbrocca i meccanismi giusti diventa quasi inarrestabile. E l’esperienza non manca: dalla panchina entrano pure Amar’e Stoudemire e Gerald Green. Punti deboli: eccessivo affidamento a Wade e scarso tiro da fuori.

Miami Heat v Cleveland Cavaliers

Possono eliminare Cleveland, già battuta due volte su tre in regular season? Al pari di Hawks e Raptors, sarebbe azzardato puntarci forte. Prima di tutto questo c’è da affrontare Toronto ed è già difficile, poi si vedrà. LeBron ha lasciato South Beach per portare un titolo nel suo Ohio: venir eliminato proprio da Miami sarebbe uno smacco insanabile. Gli Heat non si tireranno indietro e daranno il massimo: Riley, Spoelstra e Wade è gente che a perdere facile non ci sta. Il Re è avvisato.

 

Nell’immagine in evidenza, LeBron James sul parquet della sua vecchia squadra, i Miami Heat. (Mike Ehrmann/Getty Images)