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Da Kevin a Kevin

Lasciare Oklahoma City, provare a vincere sulla Baia: Kevin Durant spiega al se stesso del passato la decisione di trasferirsi ai Warriors.

Di Francesco Bolognesi

Il giovane Kevin Durant del Passato: Credevamo che il fatto che Oklahoma City fosse una città così brutta non fosse un problema. Tanto si è sempre in viaggio o ci si allena.

Il maturato Kevin Durant del Presente: Lo so, però vuoi mettere con San Francisco?

I Warriors non sono ancora tornati a San Francisco. Giocano a Oakland, che, come sai, non è che sia proprio tanto meglio di Oklahoma City.

Sei sicuro?

Che non sia tanto peggio? Ci sei stato pure tu, eh.

Che non giochino ancora a San Francisco.

Certo.

Credo che West mi abbia fregato allora.

Hai già firmato?

Sì.

Mi sa che ti tocca giocare sulla Baia allora.

Quanto dista Oakland da San Francisco?

Un’ora, giù di lì.

Eh allora! Posso benissimo vivere vicino al Golden Gate.

Si usa l’altro ponte per andar di là.

Durante la conferenza stampa per "la decisione" (Thearon W. Henderson/Getty Images)

Durante la conferenza stampa per “la decisione” (Thearon W. Henderson/Getty Images)

 

Come sei puntiglioso.

Non sono puntiglioso, sono ironico.

Lo avevo capito. Che ti è preso?

Credo tu mi abbia deluso.

Sapevo che sarebbe successo.

Vorrei solo sapere da quand’è che siamo diventati come gli altri, quand’è che abbiamo cambiato idea?

Ti posso spiegare.

Volevamo vincere qui, dove siamo diventati uomini e giocatori veri, dove abbiamo pianto e sofferto, perché volevamo essere diversi da tutti gli altri.

Lo so, mi ricordo.

Volevamo vincere controtendenza, praticamente come se vincesse la squadra di amici del parchetto riuniti per combattere i supercriminali, ci sentivamo un po’ come i Looney Tunes che devono vincere senza nemmeno l’aiuto di Michael Jordan.. Credevamo che ce l’avremmo fatta. Ci sembrava l’unica via possibile. Per il rispetto dei Thunder, di questa città, di questi tifosi.

Non me lo sono dimenticato.

Che è successo quindi?

Sono passati 6 anni. Sono successe tante cose e soprattutto non ne è successa una.

E questo basta a far cambiare idea?

È che siamo cambiati noi, sono cambiato io. E questo non vuol dire che io non ami Oklahoma City, non ami quella città che mi ha cresciuto, che mi ha fatto diventare quello che sono oggi; perché io la amo e probabilmente l’amerò per sempre, nonostante le mie magliette verranno bruciate, il mio nome verrà associato a quello di traditore o di vigliacco, nonostante io verrò fischiato da quella che un tempo era la mia famiglia sportiva, in quella che un tempo, e questo tempo è molto vicino, è giusto ieri, era la mia casa; e pensare che la mia casa mi fischierà mi spezza il cuore e sapere che la mia famiglia sportiva soffrirà per colpa mia me lo spezza ancora di più, perché farà davvero male, non importa quello che la mia faccia dirà o non ha mai detto, farà davvero male. Sentire più odio, probabilmente, della stima, vicinanza, fratellanza e amore, che sentivo prima.

Kevin Durant e Stephen Curry durante gara 6 delle Western Conference Finals a Oklahoma City (Maddie Meyer/Getty Images)

Kevin Durant e Stephen Curry durante gara 6 delle Western Conference Finals a Oklahoma City (Maddie Meyer/Getty Images)

 

E non t’importa di lasciare la tua squadra nelle sole mani di Russ? Di farla passare da squadra aspirante al titolo a una squadra da playoff, niente più?

Certo che m’importa, e tanto, ma semplicemente fa più male perdere. Perché certe volte non sono il 35 di qualche squadra, non sono l’idolo di qualcun altro, né la stella su cui una franchigia è costruita, sono solo un giocatore che vuole portare a casa un titolo, non sono un giocatore per il fine di far vincere un anello agli Oklahoma City Thunder, sono un uomo con il fine di far vincere un anello a Kevin Durant, un uomo che vuole vedere realizzare il proprio sogno e che soprattutto è stanco di perdere, perché fa più male di qualunque altra cosa, quando vincere è quello che uno desidera più di qualunque altra cosa.

Siamo arrivati alle Finali già una volta e quest’anno eravamo a un passo…

Quest’anno non eravamo a un passo dalle Finali, siamo arrivati a perdere tre partite di fila pur di non andarci. Sì, è vero, abbiamo combattuto, non ci siamo mai arresi, ma alla fine abbiamo bruciato tre biglietti, tre biglietti di fila.

E quindi la tua soluzione è andare da quelli che ti hanno battuto? Se non puoi batterli, unisciti a loro?

La mia soluzione è quella di cercare il modo di vincere.

Più in fretta possibile.

Più in fretta possibile, sì.

Nel modo più facile.

Nel modo più facile, no. Perché non credere che sarà così facile. Sarà ancora più difficile di quanto lo sarebbe stato in qualunque altra squadra. Vincere quando tutti se lo aspettano da te e i tuoi compagni: la pressione è massima. Sentire tutto il resto della Nazione essere contro di te: la pressione è massima. Saremo un piccolo cerchio in basso a sinistra oro e blu che dovrà combattere contro tutto il resto che probabilmente sarà rosso di odio. Perché odiare è un verbo orribile, ma è questo quello che viene usato in questi casi. Saremo odiati e dovremo trasformare quella pressione in potenza e energia e dovremo fare meglio di quanto loro abbiano fatto quest’anno e non sarà facile dato che hanno fatto meglio di tutte le altre squadre di tutti i tempi. Perché se Kevin Durant va ad aggiungersi a una squadra così forte, che si può pretendere se non che questa squadra non diventi ancora più forte? Ed è giusto che sia così, è quello che mi aspetto anche io d’altronde. Sono qui per portare a casa più anelli possibili, voglio che le mie dita sentano il peso di tutti quegli anelli, che soffrano per quel dolore. Ma loro comunque hanno perso il titolo, provando la stessa cosa che ho provato io, perdendo tre possibilità di vincere l’anello di fila e sono distrutti ancora di più di quanto lo sia io e…

Ho capito, Oklahoma City ti faceva proprio schifo.

Non c’era movimento la sera, tutto un mortorio.

(Thearon W. Henderson/Getty Images)

(Thearon W. Henderson/Getty Images)

 

Non mi sembra vero che tu sia cambiato.

Giochi tutta l’adolescenza con le stesse scarpe perché credi che ti portino fortuna, perché tieni più a loro di qualunque altra cosa, per te esistono solo quelle scarpe al mondo. Fino a quando non provi un paio di scarpe nuove e ti accorgi per la prima volta che esistono altre scarpe e che addirittura queste scarpe ti possono fare giocare meglio di prima.

I Thunder sono solo scarpe vecchie?

I Thunder sono la mia fanciullezza.

Quindi te ne vai davvero.

Sì.

Io credo che rimarrò qui, ci tengo ancora troppo a questa casacca.

Ci vediamo tra due anni.

Chissà cosa indosserai.

Spero solo di avere le mani più pesanti.