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Madeleine – Francesco Moriero

Continua la rubrica sugli amori calcistici giovanili con Francesco Moriero, numero 7 amante dei dribbling e delle rovesciate e spalla destra di Ronaldo.

Di Gian Mario Bachetti

Il 26 aprile 1998 sono allo stadio: l’Ascoli gioca una partita noiosa contro l’Acireale, uno scialbo zero a zero da Girone B della fu Serie C1. Faccio la terza elementare e quella primavera sono stato in gita a Roma, ci hanno fatto vedere i Fori Imperiali e ho comprato una maglietta dell’Inter tarocca, con il 10 di Ronaldo e lo stemma tondo, giallo e vuoto, senza l’acronimo della società. Davanti a San Pietro ho preso uno di quei palloncini pieni di farina che sono una faccia deformabile con i dread di stoffa in testa; lo romperò pochi giorni dopo, sporcando di bianco il parquet del salotto. Ho otto anni, sono un bambino molto allergico e il girone di ritorno della stagione 97/98 è il primo ricordo calcistico di cui ho memoria: mio padre mi porta allo stadio quando inizia a fare caldo, vedo le ultime giornate di un campionato poco esaltante, in piedi, nel parterre sotto la tribuna ovest.

Quel 26 aprile, mentre tutto mi sembra esaltante e ignoro la pochezza tecnica che ho davanti, non so che al Delle Alpi si sta giocando una partita cruciale per la storia recente del calcio italiano: quella Juventus-Inter del fallo di Iuliano su Ronaldo, del parapiglia in campo, del gol scudetto di Del Piero. Vedrò il riassunto dei novanta minuti contro cui si spezzano le speranze dei tifosi interisti, me compreso, sulla Rai, mentre mia madre prepara la cena. Quella stagione finirà con il decimo posto dell’Ascoli e la Coppa Uefa dell’Inter: per essere il mio primo anno di calcio, ho già scoperto l’ignavia dei campionati di metà classifica, la rabbia impotente dei torti arbitrali e la gioia di veder sollevata una coppa. Posso ritenermi soddisfatto.


Il fallo di Iuliano su Ronaldo

Come ogni ragazzino, inizio a costruire il mio piccolo Olimpo personale, metto i lari intorno al focolare. C’è Mario Caruso, talento siciliano, capitano e numero dieci arrivato all’Ascoli dopo essere stato allenato da Zeman e Lippi, c’è Giorgio La Vista che pochi anni dopo sarà il fiore all’occhiello del mercato della Fermana promossa per la prima volta in Serie B; ma ci sono anche i Taribo West, gli Zé Elias e i Djorkaeff. Soprattutto, c’è Francesco Moriero. Lui si che è abbastanza umano da poter essere idealizzato: Ronaldo è già lassù, scritto nella leggenda, iconicizzato nel doppio passo fulminante, negli incisivi sporgenti, nella pubblicità della Pirelli. Non è un caso se la rappresentazione di Moriero invece, è in ginocchio, asservito al Fenomeno nell’atto di lustrargli le scarpe, con il 17 appeso sulle spalle.

Moriero arriva all’Inter nell’estate 1997 dal Milan, in uno strano affare che porta Andrè Cruz in rossonero, uno dei tanti strani affari di quegli anni. Checco sceglie la sponda di Moratti senza pensarci troppo: Ronaldo è stato appena acquistato e la possibilità di passare il pallone al giocatore più forte del mondo convince il ventottenne esterno destro salentino a trasferirsi.

2 Oct 1999: Ronaldo of Inter Milan celebrates his goal with team mate Francesco Moriero during the Serie Match against Piacenza at the San Siro Stadium in Milan, Italy. Inter won 2-1. Mandatory Credit: Claudio Villa /Allsport

Ronaldo e Moriero festeggiano una rete contro il Piacenza a San Siro, gara vinta dall’Inter 2-1 (Claudio Villa/Allsport)

L’esordio è Brescia-Inter: il tappeto rosso è stato steso, i fari sono caldi e i fotografi pronti a immortalare il dirompente esordio del numero dieci brasiliano. Gli altri giocatori, in campo e in panchina, sono le comparse di un colossal di cui già si conoscono a memoria le prime scene, ma non i titoli di coda. Il copione invece, sarà ben diverso. La partita infatti, s’impantana in un caldo pomeriggio di fine agosto, l’Inter va sotto nel secondo tempo con un gol di Dario Hubner e Simoni è costretto a mettere in campo un altro esordiente, Alvaro Recoba: è lui a risolvere i problemi neroazzurri con due bolidi che al 35º e al 40º folgorano Cervone. Moriero corre verso il ragazzino con i capelli neri che sembra un po’ cinese, gli prende il piede sinistro tra le mani e lo appoggia sulla coscia, gli lucida lo scarpino: comportamento da gregario, di chi riconosce il talento degli altri senza invidiarlo.

Moriero esordisce nella squadra della sua città, quella in cui è cresciuto: il Lecce. Con i giallorossi raggiunge la Serie A, in cui disputa tre stagioni andando a segno quattro volte; poi si trasferisce al Cagliari, ancora 4 gol in 54 presenze e il debutto in Coppa Uefa, persa in semifinale proprio con l’Inter. Dalla Sardegna alla Capitale, sponda Roma. All’Olimpico è allenato da Carletto Mazzone e vede il primo gol in carriera di Francesco Totti, è uno di quelli che lo abbracciano durante l’esultanza. La facilità nel dribbling, la fascia destra da presidiare e il numero 7 sulle spalle giallorosse attivano un immaginario ben noto in Curva Sud e il paragone con Bruno Conti diventa di un’immediatezza pesante. Resta sotto la guida del Sergente di Ferro per due delle tre stagioni romaniste, in cui scende in campo 76 volte finendo in 8 occasioni nel tabellino dei marcatori.

8 Dec 1997: Francesco Moriero of Inter Milan goes past Yannick Rott of Strasbourg during the UEFA Cup third round second leg match at the Giuseppe Meazza Stadium in Milan, Italy. Inter won 3-0. Mandatory Credit: Shaun Botterill /Allsport

Moriero contro Yannick Rott in un Inter-Strasburgo di Coppa Uefa, vinceranno i milanesi per 3-0 (Shaun Botterill/Allsport)

Francesco Moriero è un’ala destra completa, ma calpesta la stessa erba degli dei: dribbla funambolicamente, ma ha davanti Luis Nazario Ronaldo, ha colpi di classe in acrobazia con cui decide partite incredibili, ma gioca insieme a Yuri Djorkaeff, viene convocato in Nazionale per i Mondiali del 1998, ma tutti ricorderanno la spedizione di Cesare Maldini per la traversa di Di Biagio e la staffetta di valcareggiana memoria tra Baggio e Del Piero. A guardare i suoi gol infatti, sembra inconcepibile che abbia potuto giocare così poco, sia con l’Inter che con la Nazionale: cinquantasei presenze in tre anni con i nerazzurri, otto presenze appena con la maglia azzurra, quelle ufficiali sempre con il 17 sulle spalle, un numero con una vocazione quanto meno poco apotropaica, il numero di chi vorrebbe il 7, ma che spetta già alle spalle di un compagno più talentuoso. Il 7 dei Best e dei Beckham, il numero inciso nell’immaginario collettivo solo al pari del 10, che su Moriero si strozza, balbetta con un 1 davanti, perché le sue spalle non sembrano abbastanza larghe per sostenerne il peso.

Scelgo tre gol della stagione 1997-1998 per ricordare Francesco Moriero, forse la sua miglior stagione in assoluto. Tre gol che sono ancora più belli per il loro provenire dall’imperfezione: non sono la lettura di un copione mandato a memoria, neppure l’ennesimo colpo di magia che banalizza l’uscita del coniglio dal cilindro, ma sono l’elevazione della normalità allo straordinario. Per questo Moriero è il giocatore che incantava i miei pomeriggi, mentre battevo la palla contro la parete e provavo a girarla al volo verso una porta fatta con i piedi della scrivania: per il suo essere un giocatore, talentuoso sì, ma senza essere accecante, che riusciva spesso a farsi largo nell’empireo dei palloni d’oro e della perfezione della giocata ripetuta, arrampicandosi nell’aria con la leggerezza di una rovesciata, o levitando a pochi millimetri dall’erba in un dribbling aristocratico.

Neuchatel Xamax – Inter 0-2

L’aria di rigore del Neuchatel Xamax è vuota, fatta eccezione per Moriero, che, defilato, si accartoccia su se stesso in una rovesciata e con il destro manda la palla verso il palo opposto.

La splendida rovesciata di Moriero contro il Neuchatel Xamax

Piacenza – Inter 0-1

Tra il primo e il secondo tempo Simoni dice a Moriero dare via la palla, di darla via prima, di giocare a due tocchi.«Il Mister mi aveva detto di giocare più semplice, io alla fine ho fatto il contrario e ho fatto gol, spero non mi faccia una multa».

Lo slalom che decide la gara contro il Piacenza

Italia – Paraguay 3-1

Anche se per un’amichevole, questa volta Moriero indossa il 7. Quell’estate comprai l’almanacco dei Mondiali: nelle ultime pagine c’erano i disegni di tutti i gol delle qualificazioni. Passavo i pomeriggi a copiarli su un quaderno a quadretti.


Ancora una rete in rovesciata contro il Paraguay

Il paradosso di Moriero si comprime tutto nella sua iconografia: da un lato, in ginocchio, a lustrare le scarpe a Ronaldo e Recoba; dall’altro sollevato in aria a girare la palla in rete con una rovesciata che sembra arrivare da un manuale di anatomia calcistica. Per questo Moriero è uno di quei giocatori incastrati nella memoria di tanti, nonostante una carriera non al livello dei più forti. Sicuramente è uno dei personaggi indimenticabili per i tifosi dell’Inter, perché ha segnato poco, ma ogni volta che segnato l’Inter ha vinto.