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Tania, finalmente

Tania Cagnotto ha vinto la sua prima medaglia olimpica. Ne aveva già vinte 60, ma nemmeno una, fino a ieri, ai Giochi. Colpa dei 20 centesimi di Londra.

Di Eleonora Barbieri

La prima volta è stato a Sydney. Era il 2000, aveva quindici anni. Oggi, in partenza per Rio, di anni ne ha più del doppio: trentuno, compiuti a maggio. Festeggiati con tre medaglie d’oro agli Europei di Londra. Con venti vittorie Tania Cagnotto è ora la regina dei tuffi del continente. A Londra è arrivata anche l’ottava vittoria con la sua compagna quasi di sempre, Francesca Dallapé: sono insieme dal 2009 a Roma, Mondiali d’argento, e da allora non hanno più smesso. Di tuffarsi, sincronizzate, e di vincere. Vasche in tutto il mondo, platee europee, mondiali, olimpiche. In tutto, dal primo bronzo mondiale a Montreal, nel 2005, Tania Cagnotto ha conquistato trentanove medaglie, fra cui l’ultimo oro mondiale, nel trampolino da un metro, a Kazan l’anno scorso. Per Tania da Bolzano, molto figlia d’arte (il padre e allenatore Giorgio è una leggenda italiana dei tuffi, la madre Carmen Casteiner è anche lei ex campionessa), Rio è la quinta Olimpiade. L’ultima, visto che ha detto più volte che, poi, si ritirerà. Quindi stop alla vita che fa da 24 anni: giorno dopo giorno, a tuffarsi, piegarsi, sollevare pesi, immergersi in vasca, al mattino e al pomeriggio, sempre. Da quando ha sette anni, Tania Cagnotto vive così, indipendentemente dal destino. Che conta, come le ha insegnato Londra, le Olimpiadi “maledette” del 2012, quando perse due volte il bronzo (nel trampolino da tre metri e nel sincro con la Dallapé) per venti centesimi. Il podio olimpico lì a un passo, e poi sfuggito. Due volte di seguito. Una botta. E infatti Tania pianse, tutti videro le sue lacrime, tutti videro quanto basti poco, per vedere crollare i sogni e i sacrifici. «Posso dire di essere sopravvissuta, posso dire di essere più forte» ha dichiarato, quasi un anno dopo, in una intervista su Repubblica.

Italy's Tania Cagnotto (R) and Italy's Francesca Dallape compete in the Women's Synchronized 3m Springboard Final during the diving event at the Rio 2016 Olympic Games at the Maria Lenk Aquatics Stadium in Rio de Janeiro on August 7, 2016. Cagnotto and Dallape won the silver medal. / AFP / Martin BUREAU        (Photo credit should read MARTIN BUREAU/AFP/Getty Images)

Italy’s Tania Cagnotto e Francesca Dallapé durante la gara di trampolino da tre metri sincronizzato a Rio 2016 (Martin Bureau/Afp/Getty Images)

Londra avrebbe dovuto essere l’ultima: la quarta Olimpiade, a ventisette anni. Già allora, prima dei Giochi, parlava di ritiro. Ma poi ci ha ripensato. È stata quella sconfitta a cambiare tutto. Tania non ha protestato coi giudici, non ha contestato il verdetto, non si è lamentata: ma ha fatto fatica ad accettare e quindi ad arrendersi. Piano piano ha ricominciato, senza confessarlo apertamente, perché un’altra Olimpiade, a trentuno anni, sarebbe stata impensabile. Però era ed è il suo chiodo fisso: un podio ai Giochi. La medaglia mancante, fra tante conquistate. Non le bastano i record, non le basta di essere considerata la più grande tuffatrice del nostro Paese: è quel titolo, quell’investitura, che insegue da sedici anni, e vuole provarci ancora. Ha confessato: «Non ho mai paura di niente». Perché lassù c’è adrenalina: la sensazione di volare, un po’ come il pinguino protagonista di una storia per bambini che ha appena scritto (Il pinguino che non voleva tuffarsi, Mondadori), che cerca quella «sensazione di libertà e avventura» che prova lei, la campionessa, quando arriva al trampolino. Sale, si gira, posizione. Eccola. Minuta e tutta muscoli, li vedi come tirano quando volteggia nell’aria: le braccia che avvolgono le gambe, e poi i piedi. Un arco perfetto, come una ballerina.

Però con le sue punte Tania danza sull’acqua, non si accorda con le note, le sue armonie sono acrobazie, racimola applausi e punti. Centesimi che contano. Che possono farti pensare che non ce la farai più, come dopo Londra; e invece, dopo nemmeno un anno dalla sconfitta più tremenda della tua vita, farti tornare sul podio mondiale, come è successo a Barcellona nel 2013. Lì è ricominciato il secondo cammino di Tania: altre gare, altre vittorie, altre medaglie. La strada verso Rio, verso la rivincita, verso il tentativo di riprendersi quanto a Londra ha mancato per la beffa o per la crudeltà di una inezia, non è da perdente in cerca di riscatto. Rio è venuta da combattente. È una campionessa, che sa che cosa vuole dire perdere. Ha saputo perdere, eccome. Conosce il limite: sa, per esempio, che con le cinesi non può competere. «Loro», ha detto una volta, «sono umane come me, però si allenano il triplo. E alla fine è giusto che vincano», ha aggiunto.

LONDON, ENGLAND - JULY 29: Francesca Dallape and Tania Cagnotto of Italy compete in the Women's Synchronised 3m Springboard final on Day 2 of the London 2012 Olympic Games at the Aquatics Centre at Aquatics Centre on July 29, 2012 in London, England. (Photo by Al Bello/Getty Images)
Francesca Dallapé e Tania Cagnotto durante il trampolino da 3 metri femminile sincronizzato durante la finale di Londra 2012 (Al Bello/Getty Images)

Straordinariamente normale, ammetterlo: se le cinesi fanno più sacrifici, se dedicano tutta la loro vita, anche quella che sembra non esserci, ad allenarsi, allora il gradino più alto del podio è per loro. Anche se tu in vasca ci sei praticamente nata, anche se il primo tuffo ti è capitato, «per caso», a due anni, ed è da quando ne hai sette che è la tua vita. Però non è l’avversario che conta, non è il fatto che le cinesi siano irraggiungibili, o che ci possa essere qualcuno con più talento. Conta salire sul podio. A dispetto dell’età, della statistica. Sydney, Atene, Pechino, Londra. Ora è Rio. La prima volta era una ragazzina, arrivò diciottesima in semifinale. Ottava in Grecia. A Pechino quinta. A Londra quarta. Una carriera, una vita per salire quei gradini per i quali si lavora quattro anni. Sono pochi centesimi, valgono molto di più. Finalmente ce l’ha fatta.

 

L’articolo è uscito originariamente sul numero 11 di Undici