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La minimal art di Julian Weigl

Essenziale, pragmatico, ancora migliorabile: Julian Weigl è l'incarnazione del saper fare sempre la cosa giusta, a soli 20 anni.

Di Gian Marco Porcellini

A metà degli anni ’60 negli Stati Uniti nasce una corrente artistica che vede la riduzione della realtà, l’antiespressività, l’impersonalità, la freddezza emozionale, l’enfasi sull’oggettualità e la riduzione alle strutture elementari geometriche. È la Minimal Art”, un fenomeno che si propaga anche in Europa e non soltanto nella pittura, nella scultura o nell’architettura, ma anche nei campi musicale e letterario. Se nel 2016 volessimo provare a traslarla nel gioco del calcio, l’esponente di riferimento sarebbe Sergio Busquets da Sabadell. Tra i suoi adepti, occuperebbe una posizione di rilievo Julian Weigl da Bad Aibling.

Perché il gioco del centrocampista classe ’95 del Borussia Dortmund trasuda quell’essenzialità e quella precisione ai limiti della geometricità, grazie a cui un anno fa, al suo arrivo dal Monaco 1860 per 2,5 milioni di euro, ha subito scalzato Sahin e Bender nelle gerarchie di Tuchel, arrivando a disputare 51 partite nella stagione d’esordio (già la terza però in prima squadra, dopo le due in Bundesliga 2 con lo stesso Monaco 1860). Un calcio in cui il gesto viene depurato da ogni componente stilistica fine a se stessa. Ogni passaggio, ogni tocco di palla ha uno scopo ben preciso: la risalita del campo da parte del pallone o, qualora questo non sia possibile, la conservazione del possesso. È praticamente impossibile scorgere nel suo stile preziosismi o giocate superflue. In altre parole, Weigl interpreta il ruolo di mediano secondo una linearità caricata fino alla sintesi estrema, che lo porta a toccare sì tanti palloni, ma con una trasmissione sempre pulita e soprattutto rapida.

bvb dortmund weigl

Benvenuti nel mondo di Julian, dove i compagni non sono altro che puntini da raggiungere con dei traccianti

 

Sottotitolo: con la palla

Forse per la posizione che occupa in campo da mediano basso, forse per un eccesso di leggerezza dei mezzi di comunicazione, mi è capitato di leggere la definizione di “regista” associata al nome del nazionale tedesco. In senso lato ci può stare, ma analizzando il suo profilo in chiave più tecnica, Weigl ad oggi non può essere considerato un regista in senso classico ed assoluto. In questo ruolo viene sottintesa l’abilità di gestione dell’uscita della palla dalla difesa, abbinata più in generale ad una componente creativa con cui il centrocampista esce dal contesto dato per disegnare delle linee di passaggio (spesso verticali) che generano un vantaggio posizionale alla squadra. Scelte coraggiose eseguite in spazi tempi ridotti, a volte forzate ed eseguite di prima, non sempre vincenti, senz’altro illuminanti. Nell’ex capitano del Monaco 1860 questa peculiarità ancora non si è rivelata in maniera continuativa.

Al momento in effetti è più giusto considerarlo un fine passatore o un consolidatore della manovra, che se ha la giocata aperta allora imposta l’azione alla maniera del play maker (anche perché la sensibilità del suo destro, sia nel corto sia nel lungo, è elevatissima), diversamente opta per la scelta più conservativa. In altre parole, se nell’istante della ricezione della sfera non è marcato, esprime la sua visione di gioco con una verticalizzazione o ancora meglio un’apertura sul lato debole, in caso contrario – ossia la situazione più frequente – preferisce tornare sul lato palla con uno scarico laterale.

19 dicembre 2015, Colonia-Bvb 2-1: con un controllo orientato ad alto coefficiente di difficoltà di interno destro ad aprirsi il campo, Weigl avrebbe avuto la possibilità di andare subito su Gundogan e costruire così una superiorità locale. Condizionato dalla presenza di Zoller, sceglie invece uno stop di esterno destro con cui frappone sì il corpo alla punta del Colonia, ma è costretto ad indietreggiare e tornare nuovamente su Park. Concettualmente l’opzione più agevole, se non fosse che, voltando le spalle alla porta avversaria, attira su di sé lo stesso Zoller. Da cui però il numero 33 si divincola brillantemente fintando uno scarico

Leggendo il suo decision making su diversi piani, oltre a non dimenticarci mai che parliamo di un ragazzo che a 19 anni si è approcciato ad uno dei club più importanti del panorama europeo, va sottolineata la consapevolezza dei suoi mezzi e dei suoi limiti, frutto pure di una spiccata capacità analitica del contesto. Una dote che lo porta a sbagliare pochissimi palloni: nel linguaggio di Weigl infatti le parole “passaggio sbagliato” e “palla persa” non sono contemplate o quasi. Non è un caso che sia stato inserito da Opta nella formazione dell’ultima Bundesliga con la percentuale di passaggi riusciti più alta (91,85% su 92,24 passaggi eseguiti ogni 90 minuti, con lui in mezzo al campo Xabi Alonso e Vidal, fermi rispettivamente a 90,65% e 90,22%), senza dimenticare poi gli appena 0,6 palloni persi a partita. Per dire, il maestro Busquets nella passata stagione è arrivato 0,7. Che non è poco per chi è solito agire nelle zone più calde del campo. Questo margine di errore pressoché nullo rimanda ad un altro pregio che sta alla base della sua distribuzione così pulita: il controllo dello spazio.

Julian padrone della sua porzione di campo, anche su palla chiusa. Da notare in entrambe le situazioni la rotazione rapidissima della testa con cui controlla la distanza dagli avversari

Weigl, anche quando riceve palla spalle alla porta, è in grado di percepire la presenza e i movimenti dell’avversario che gravita nella sua zona senza vederlo. Il centrocampista del Bvb sembra costantemente un tempo di gioco avanti rispetto a chi gli contende la palla, al punto che quando è in possesso, può girarsi e liberarsi dunque della marcatura senza apparenti sforzi. Più che facendo leva sulla protezione con il corpo, il suo dominio spaziale poggia sul controllo di palla e sulle movenze. La sensibilità dell’intera superficie del piede destro gli consente di voltarsi su entrambi i lati toccando più volte palla senza allungarsela, mentre grazie alle finte di corpo – che esegue in particolare quando punta l’uomo frontalmente – ondeggia sulla palla prima di spostarsela in un’altra direzione.

Tornando invece al discorso relativo al suo ruolo, la mia critica al termine “regista” si basa sul fatto che il mediano non sembra avere nelle sue corde la palla verticale in profondità alle spalle della difesa. Dico sembra perché per poter avanzare un’affermazione assoluta, andrebbe testato in un’altra squadra in cui si innescano differenti interazioni con i compagni, o che magari gioca un calcio meno di possesso, per capire realmente la sua indole. Ad ogni modo, nel sistema in cui ha operato nel precedente campionato (4-1-4-1, 4-2-3-1 o 3-4-3, naturalmente sempre come riferimento davanti alla difesa), il classe ’95 non ha rappresentato una figura centrale nello sviluppo della manovra. I perni del gioco erano altri: da Mkhitaryan, il raccordo tra il secondo e l’ultimo terzo di campo, a Hummels, regista arretrato nel primo terzo, passando per il suo compagno di reparto Gundogan, che spesso si alzava per accompagnare l’azione. Tutto questo trova riscontro anche in un basso numero di occasioni create dal numero 33 in Bundesliga (0,64 ogni 90 minuti, dati Squawka) sia in rapporto agli altri costruttori di gioco del BVB 2015-’16 (Gundogan 1,18, Hummels 0,25, Castro 1,69, Mkhitaryan 2,87), ma anche rispetto a profili per caratteristiche vagamente somiglianti (Matic 0,71, Vecino 0,94, Marchisio 1,03, Xabi Alonso 1,85, Kroos 1,87, meno di lui solo il vate Busquets, 0,59).

Il ragazzo di Bad Aibling non è il tipo di giocatore che manda in porta un collega in prima persona, ma crea comunque i presupposti favorevoli per l’azione offensiva. Come? Muovendo rapidamente e con disinvoltura la sfera da un lato all’altro del campo. Con un’apertura laterale al millimetro sulla parte scoperta del campo, Weigl supera la linea mediana e permette ad un laterale di ricevere nello spazio, il quale può godere così di un vantaggio geografico sul dirimpettaio, ancora impegnato nello scivolamento in zona palla. La lunghezza o la direzione del lancio non incidono affatto sulla precisione dello stesso, tanto meno se deve essere eseguito sulla corsa del compagno o sulla figura.

bvb weigl

Apertura di 30 metri per Piszczek in scioltezza. Curiosità: nessuno tra i pari ruolo in Europa apre il campo quanto lui: ben il 66,3% dei suoi passaggi è indirizzato sulle fasce (dati Opta). In pratica 2 su 3

Un altro pezzo tipico del suo repertorio, che evidentemente non sarà più possibile replicare, è il passaggio diagonale per Mkhitaryan. Tra i due si era innescata una linea direttrice con cui il Dortmund risaliva efficacemente il campo e consentiva al trequartista armeno di inserirsi negli spazi intermedi e rifinire l’azione. Quest’ultimo, nel momento in cui il giovane centrocampista aveva la giocata aperta, scendeva all’altezza della mediana, ricevendo fronte alla porta nel corridoio che si veniva a creare tra una delle due mezzali e l’esterno di riferimento. In alternativa il nuovo giocatore del Manchester United, quando Weigl veniva chiuso, si abbassava dalla sua parte per fornirgli un’opzione di passaggio sicura.

Un paio di esempi tratti dal 3-0 con cui il Borussia ha regolato il Tottenham in Europa League

Weigl è l’abc della scuola calcio, secondo cui «la giocata più semplice spesso è quella più efficace», bravo ad «assorbire i concetti ed imparare cose nuove» (parola di coach Tuchel), che nella trafila delle giovanili del Rosenheim 1860 prima e del Monaco 1860 poi pare aver assimilato un set esteso di giocate che gli consente di risolvere tutti i quesiti proponibili da una partita, senza dover mai uscire da situazioni note. Perché la pulizia del suo stile e la capacità analitica, che non lo portano (quasi) mai a sbagliare scelta o passaggio, fanno emergere una cerebralità prototipica che un po’ mi ricorda quella del secchione, il quale passa i pomeriggi sui libri fino a divorarseli. Un nerd brillante di mente e acerbo nel fisico, che magari è più piccolo d’età dei compagni, ma frequenta la stessa classe grazie alla primina. I lineamenti adolescenziali del volto, uniti ad un corpo non ancora sufficientemente strutturato a livello muscolare, riportano l’analogia sul centrocampista, che nel mio fantasioso parallelismo gioca titolare nel Borussia Dortmund nonostante abbia meno dei 20 anni dichiarati. Al punto che non può dedicarsi a tempo pieno allo sport in quanto minorenne.

Una foto pubblicata da Julian Weigl (@juweigl) in data:


Ad esempio questa foto è stata scattata prima del ballo della scuola

Il paragone con il nerd precisino crolla però dinanzi ad un altro racconto, questo sì assolutamente reale. Estate 2014: dopo la seconda giornata di Bundesliga 2, Weigl trascorre una serata in città con Daniel Adlung e Yannick Stark, compagni di squadra al Monaco 1860. Il gruppo alza il gomito, infrange il coprifuoco e finisce per criticare la sua società, proseguendo con le lamentele anche in taxi. Sarebbe filato tutto liscio, se alla guida di quel mezzo non ci fosse stato un tifoso accanito del club bavarese, il quale il giorno successivo incontra il direttore del club e gli riferisce della notte brava dei tre giocatori. Che pagano a caro prezzo: esclusione dalla prima squadra per 10 giorni e Weigl privato della fascia di capitano assegnatagli ad inizio anno.

 

Sottotitolo: senza palla

La sua fisicità acerba condiziona la fase di non possesso. Sembra paradossale per chi misura 1,87 metri di altezza, ma i 71 chili ed una muscolarità appena definita (nel tronco come nei quadricipiti) non gli conferiscono quella forza necessaria per andare a contendere la palla all’avversario negli spazi ampi. Anche in queste situazioni viene a galla la consapevolezza dei suoi limiti, che lo invitano a rifuggire appunto il contatto fisico o il contrasto diretto. O meglio, lo affonda quando sa di avere un’elevata probabilità di successo: ad esempio quando la palla è scoperta ed entra nella propria disponibilità, o quando l’equilibrio del portatore è precario. Sostanzialmente il mediano tedesco esegue una selezione di ciò che è alla sua portata; nel caso in cui i rischi (dribbling subito) superino i vantaggi (il recupero palla), preferisce difendere in posizione schermando i difensori centrali. In caso contrario esce forte sull’avversario, grazie alla capacità d’analisi con cui guadagna un tempo di gioco, e alla dinamicità nel corto. Le stats infatti parlano di 1,52 tackle vinti, ma appena 2,32 tackle persi e soprattutto il 52,54% di duelli vinti (la media ruolo è ben al di sotto del 50%). Il discorso circa la bontà del suo timing può essere estesa pure ai falli commessi: solo 1,36 ogni 90 minuti, per un totale di 7 ammonizioni in 51 partite. Meno di un giallo ogni 7 partite, un’inezia.

Weigl ribaltato da Ribery nell’ultima finale di Coppa di Germania. Urge un ispessimento muscolare

Il vero punto di forza però della sua fase di non possesso consiste nelle marcature preventive: quando non deve seguire l’uomo di riferimento, Weigl scherma la difesa muovendosi in orizzontale e seguendo il moto della palla. Il resto lo fanno le sue letture e il senso della posizione, che gli hanno fruttato 2,48 intercetti e 1,04 anticipi a partita nella scorsa Bundesliga. La mobilità e il rigore tattico gli consentono inoltre di andare a difendere anche fuori posizione. Sempre nella finale di Coppa di Germania dello scorso maggio persa ai rigori, l’incrocio di marcature tra il 4-1-4-1 della formazione di Guardiola e il 5-3-2 proposto da Tuchel portava i 5 difensori ad occuparsi di Lewandowski e dei 4 centrocampisti avanzati, mentre il classe ’95 aveva il compito di uscire alto su Vidal sull’uscita palla dei campioni di Germania.

Weigl aggressivo su Vidal

Weigl aggressivo su Vidal

Altra sfaccettatura a mio avviso interessante nella gamma di compiti difensivi a cui l’ex Monaco 1860 ha dovuto adempiere nel 2015/16, è stato l’interscambio di posizioni che avveniva con una discreta frequenza in fase di possesso con Hummels: con il difensore che si alzava per impostare l’azione, il mediano si abbassava per coprirlo. Una mossa che riprende i principi del gioco di posizione, grazie al quale il tecnico del Dortmund valorizzava al tempo stesso l’abilità del neo acquisto dei monegaschi nel verticalizzare, e le spaziature associata ad una buona reattività difensiva del 20enne, senza intaccare l’equilibrio collettivo.

Weigl mentre copre le spalle del regista arretrato

Weigl mentre copre le spalle del regista arretrato

 

Sottotitolo: il futuro

Qual è la dimensione di Julian Weigl? Difficile a dirsi. I margini di miglioramento sono tutt’altro che trascurabili: detto delle sue carenze a livello fisico, che inevitabilmente lo limitano in fase difensiva, dovrebbe iniziare ad utilizzare maggiormente il piede debole, ossia il sinistro. Di cui sembra fidarsi poco, sia negli appoggi ed in particolare negli stop. Anche perché ricorrendo sempre al destro per controllare la sfera, oltre a rallentare il gioco, si restringe gli angoli di passaggio a sua disposizione, che talvolta finiscono per obbligarlo ad uno scarico scontato per non perdere il possesso. Con la cessione di Hummels, Gundogan e Mkhitaryan il BVB ha smantellato inoltre la propria spina dorsale, il che significa che Tuchel potrebbe chiedergli di aumentare la propria influenza sulla manovra giallonera. Non più soltanto consolidatore/passatore, ma anche regista. Idem con la maglia della Nazionale dove, complici il ritiro di Schweinsteiger e gli acciacchi perenni di Khedira, sembra arrivato il suo momento (è stato convocato per Euro 2016, ma non è mai sceso in campo). Ma non dimentichiamoci la sua carta d’identità: a 21 anni da compiere l’8 settembre, non si può pretendere tutto e subito.

 

Nell’immagine in evidenza, Julian Weigl durante una sessione di allenamento con la Nazionale tedesca a Euro 2016 (Alexander Hassenstein/Getty Images)