Mister Nazionale

GIOCO DI SQUADRA

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Giampiero Ventura è uno degli allenatori più esperti che la panchina della Nazionale abbia mai avuto. L'abbiamo intervistato a Coverciano.


Fotografie di Andy Massaccesi
Intervista di Davide Coppo

19 Le panchine su cui si è seduto Giampiero Ventura durante la sua carriera da allenatore, iniziata nel 1976 alle giovanili della Sampdoria

È una mattina fresca e soleggiata d’autunno quando incontriamo Giampiero Ventura a Coverciano. Arriva nel centro tecnico con passo spedito, sorride, è disponibile, leggero. La Nazionale giocherà tra pochi giorni a Vaduz, vincendo 4-0 contro il Lichtenstein. Si siede a capotavola sotto il grande logo della Federazione. Dice: «Cominciamo?».

ⓤ Mister, lei ha esordito nelle coppe europee nel 2014, a 66 anni, ed è arrivato in Nazionale a 68 anni. Il fatto di avere questa esperienza sulle spalle migliora la gestione di questi successi? 6 Le promozioni conquistate. Tre furono consecutive, prima con il Lecce e poi con il Cagliari. L’ultima è stata con il Torino nel 2012
In realtà dipende dal punto di vista che si guarda.Qualcuno può dire che sono arrivato in Europa tardi, ma sono arrivato solo attraverso il lavoro, e non attraverso il fatto di allenare una squadra stabilmente in Europa. Il fatto di essere in Nazionale credo che sia frutto della professionalità, della serietà, e anche del lavoro fatto in tutti questi anni. Credo che questo sia uno spot, se posso usare questo termine, per tutti.

ⓤ Quanto è complesso sviluppare un concetto come il gioco di squadra in Nazionale, rispetto a una squadra di club?
La difficoltà sta nel tempo. Innanzitutto bisogna chiarire la differenza tra allenatore e selezionatore: dicono che in Nazionale bisogna essere selezionatori. Potrei essere d’accordo quando il campionato offre un panorama di grande qualità, ed è facile prendere i migliori. Quando ci sono dei momenti storici come quello attuale, in cui il panorama offre giocatori importanti ma non con le qualità dell’ultimo decennio, è evidente che il gap si può colmare solo attraverso l’organizzazione di squadra. E qui nasce il primo problema: per fare l’allenatore occorre il tempo, e in Nazionale non ne hai. Quando sono andato a vedere le partite del mio predecessore, nelle qualificazioni, erano partite di grande difficoltà. Perché all’inizio va così. È bastato fare l’allenatore per 40 giorni, prima dell’Europeo, e lì è venuta fuori una squadra che gioca da squadra. È una battaglia contro il tempo.

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ⓤ Come si costruisce un rapporto umano in Nazionale?
Chi viene in Nazionale è un giocatore di spessore: non intendo solo dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista umano. Di solito è facile costruire un rapporto. Di solito chi viene in Nazionale è un giocatore di spessore: non intendo solo dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista umano. Di solito è facile costruire un rapporto, anche se – è chiaro – è un rapporto diverso rispetto a quello che sviluppi in un club, in cui vivi tutte le gioie, tutti i dolori giorno per giorno. Qui lo spogliatoio è “breve”, e la differenza la fa l’intelligenza dei calciatori.

ⓤ Come è stato l’impatto con Coverciano, con lo staff, con le sue strutture?
Qui ci sono nato, questo centro l’ho visto crescere, ci ho vissuto dentro. Sono semplicemente tornato a casa, se posso usare questo termine. Poi è chiaro, quando vieni qui ad allenare la Nazionale A è una grande gratificazione ma anche un grande senso di responsabilità. Con tutte le conseguenze che ne derivano: è estremamente stimolante, anche se difficile. Io sono arrivato in un momento particolare: è il primo anno in cui l’Italia non è testa di serie, e soprattutto se ne qualifica una sola, però l’Italia ogni volta che parte con un handicap riesce sempre a sorprendere.

ⓤ La sua è un’Italia che alterna giocatori esperti e affermati con volti molto giovani. Come si gestisce il passaggio generazionale in Nazionale?5 Gli anni passati a Torino: non aveva mai fatto, in precedenza, tante stagioni consecutive su una panchina

Anche in questo caso ci sono diverse problematiche: in questo momento storico la situazione è particolare. L’Europeo ha lasciato una Nazionale avanti nell’età, una delle più vecchie degli ultimi 50 anni. Per fare un buon ricambio, per fortuna, è un ottimo periodo. Ci sono molti giovani che stanno sbocciando e in previsione futura posso dire di avere una visione rosea. È evidente che oltre al tempo oltre al tempo occorrerebbe una programmazione migliore. Occorrerebbe giocare partite più morbide, per far sì che i giovani inizino a prendere le misure al campo, alla squadra, a loro stessi.

ⓤ Come si può creare un “sistema Italia” che dalla Nazionale A si estenda a tutte le giovanili?
7 La posizione raggiunta nel 2013/14 in Serie A alla guida dei granata, che sono riusciti a tornare in Europa dopo 21 anni Vedi, io credo che i risultati non siano mai figli del caso, e vale per una squadra di club come per una Nazionale. I risultati sono figli di una programmazione attenta, in questo caso tecnica. L’esempio della Germania è sotto gli occhi di tutti: dopo il fallimento al Mondiale in casa sua ha preso la decisione che tutte le squadre almeno un periodo al mese giochino come gioca la Nazionale, e chiunque arriva dall’Under 21, Under 18, Under 19, ma soprattutto qualsiasi giocatore tedesco vada in Nazionale ha già giocato con il modulo della Nazionale. Non a caso diventi campione del mondo. Possiamo migliorare, sotto questo aspetto.

ⓤ Come si rapporta, da allenatore, con le Nazionali più giovani? Come ha vissuto un exploit come quello della Under 19 agli ultimi Europei? 1040 Le partite da allenatore in squadre di club escludendo le giovanili. Complessivamente , è riuscito a vincere 377 volte

Io sono qui da poco tempo, e anche in questo caso è da capire. L’Under 19 è un esempio di quello che si può iniziare a creare, perché molti giocatori dell’Under 19 nel giro di un anno o due saranno quelli della Nazionale A. Ma c’è la possibilità di fare di più. Occorre una programmazione dettagliata e non figlia del momento. Ogni Nazionale deve essere il serbatoio vero di quello che sarà poi il prodotto finale, la Nazionale A.

ⓤ Lei è arrivato in un momento particolare, dopo un Europeo che ha risvegliato molto entusiasmo. Che tipo di pressione si sente?
Il giorno che sono arrivato sono iniziati i confronti. Penso che i confronti non siano simpatici, ma nel calcio ci sono, e in continuazione, quindi vanno accettati. L’unica cosa che mi ha lasciato perplesso è che si sono paragonate squadre senza tenere conto dei diversi tempi

ⓤ Invece che tipo di pressione sente da dentro, cosa si dice, a cosa ambisce ma cosa teme?
Non ho paure, né ansie. Sono trent’anni che faccio questo lavoro, amo questo lavoro e amo la Nazionale. Sono eccitato dal cercare di portare un certo mio calcio, se così posso dire, all’Interno della Nazionale. È un desiderio che ho e sono convinto che ce la farò. Se ce la dovessi fare, i commenti li lasciamo alla fine di questo percorso. Che è un percorso difficile, come ho detto, per il momento storico che stiamo vivendo, ma se dopo il Mondiale a cui spero parteciperemo, nei due anni successivi, l’Italia dovesse vincere l’Europeo, o il Mondiale dopo altri due anni, ecco, mi sentirei gratificato sapendo che ho iniziato io questo percorso di crescita.

 

Squadra Italia / Energia per la Nazionale è un progetto di Undici in collaborazione con Eni. Il primo numero dell’inserto è uscito sul numero 13 di Undici a dicembre 2016