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Miracolo in corso a Nizza

Il Nizza è primo in Francia anche dopo il pareggio esterno con il Psg: come Lucien Favre ha trasformato una piccola squadra in una certezza.

Di Elena Mitrani, Michele Tossani

Il Nizza è primo dopo diciassette giornate di Ligue 1 con un punto di vantaggio, in seguito al pareggio ottenuto domenica scorsa al Parc des Princes. Il Monaco tiene il passo e il Psg, nonostante le difficoltà del nuovo corso, è sempre la squadra con la rosa più competitiva del campionato francese; tuttavia le speranze degli Aiglons di centrare un’impresa restano vive alla luce di quanto visto in campo, e il risultato ottenuto finora è già di per sé ragguardevole e ben al di là delle aspettative di inizio stagione. Il 14 agosto, un mese esatto dopo l’attentato che ha colpito la Promenade des Anglais, il Nizza è sceso in campo per la prima di campionato all’Allianz Riviera, contro il Rennes: i giocatori indossavano una maglietta commemorativa, il cuore era pesante per i fatti extra campo. Il ricordo delle vittime resta l’elemento centrale di quella partita, mettendo da parte l’1-0 strappato sul campo dai padroni di casa, ma quel Nizza che esordiva in campionato era molto diverso dal Nizza 2016/17 che abbiamo conosciuto poi, la squadra destinata a rimanere imbattuta più a lungo in Ligue 1, caduta per la prima volta solo il 6 novembre a Caen.

Il tributo di giocatori e pubblico del Nizza alle vittime degli attentati del luglio precedente

A metà agosto, infatti, non si sapeva ancora quale sarebbe stata la direzione presa dal progetto sportivo dell’Ogc Nice, il cui 80% era appena passato in mano a un gruppo sino-americano. I segnali indicavano destini diversi dall’exploit della stagione 2015/16, conclusasi col quarto posto e la qualificazione in Europa League. Il tecnico Claude Puel aveva infatti lasciato la Costa Azzurra in direzione Southampton, e la rosa aveva perso alcuni dei suoi elementi migliori: Nampalys Mendy, Jérémy Pied, Valère Germain e la stella, Hatem Ben Arfa. Solo alcune intenzioni erano chiare: la prima è che il nuovo tecnico Lucien Favre avrebbe continuato il progetto di Puel, portando avanti la ricerca di un gioco abbastanza atipico per la Ligue 1, dove il fraseggio a centrocampo avrebbe avuto la meglio sulla fisicità e i lanci lunghi. Una seconda linea guida sarebbe stata la conferma dell’investimento sui giovani: l’età media della rosa del club rossonero è ad oggi tra le più basse in Europa (23,3 anni).

All’inizio del campionato, però, lo sforzo fatto dalla società per mettere a disposizione di Favre una rosa in grado di finire nuovamente tra le prime cinque in Ligue 1 e fare bella figura in Europa League sembrava insufficiente. Il tecnico svizzero poteva solo sperare di affidarsi al capitano Paul Baysse e a due giovani giocatori esplosi durante la stagione precedente, i centrocampisti Seri e Koziello. Solo a fine agosto il Nizza ha deciso di scommettere su due grandi nomi: l’ex Bayern Dante e Mario Balotelli. L’inserimento di questi due giocatori e il loro buon rendimento in Costa Azzurra hanno senz’altro dato lustro alla squadra, ma è giusto soffermarsi sugli uomini che hanno saputo finora imprimere il maggior impatto individuale sul gioco degli Aiglons, e cioè Jean Michaël Seri, Wylan Cyprien, Younès Belhanda, e su quella che forse è la vera star di questo Nizza, il tecnico Lucien Favre.

Nice's Portuguese defender Ricardo Pereira (C) celebrates after scoring a goal with team mates Ivorian midfielder Jean Michael Seri (L) and Italian forward Mario Balotelli (R) during a French L1 football match between Nice (OGCN) and Lorient (FCL) on October 2, 2016 at the "Allianz Riviera" stadium in Nice, southeastern France. / AFP / VALERY HACHE (Photo credit should read VALERY HACHE/AFP/Getty Images)

Ricardo Pereira festeggia con Jean Michael Seri e Mario Balotelli dopo una rete realizzata contro il Lorient (Valery Hache/Afp/Getty Images)

Jean Michaël Seri non è certo una sorpresa, quanto una conferma, protagonista anche nel Nizza della scorsa stagione. Ivoriano, classe ’91, si è fatto notare al Paços Ferreira, nel campionato portoghese, prima di approdare al Nizza nell’estate 2015. Mezzala sinistra dotata di un buon bagaglio tecnico, spesso è lui l’iniziatore della manovra degli Aiglons, e finora ha realizzato due gol e ben otto assist. Personaggio discreto, meno presente sui social media rispetto al compagno di reparto Vincent Koziello, l’anno scorso Seri ha totalizzato 35 presenze su 38 partite e quest’anno sembra destinato a confermarsi come uno degli uomini chiave del Nizza.

L’ivoriano ha iniziato la propria carriera giocando molto più vicino alla porta: cresciuto ad Abidjan, in gioventù gioca nell’Africa Sports e nell’ASEC Mimosas da attaccante, finché il tecnico francese dell’ASEC, Sébastien Desabres, non lo riposiziona qualche metro più indietro. Il passaggio alla squadra B del Porto e soprattutto l’esperienza al Paços Ferreira, dove ha occasione di giocare con continuità, fanno il resto. Seri ha esordito in nazionale nell’ottobre del 2015, ed è ormai un titolare fisso della Costa d’Avorio, con i quali disputerà presto la Coppa d’Africa. Giocatore ormai completo e punto cardine della formazione di Favre, descritto da tutti come umile ma ambizioso, l’ivoriano ha come idolo Xavi, che descrive così, secondo una dichiarazione riportata da So Foot: «Un giocatore che riflette, sceglie sempre giocate semplici ma giuste, e non perde il pallone. È un giocatore che mi ispira».

La visione di gioco di Seri e i suoi migliori assist in un video

Per bilanciare il gioco di Seri come mezzala sinistra, Favre ha scelto sempre più frequentemente Wylan Cyprien come mezzala destra, l’acquisto più costoso del Nizza di quest’anno (cinque milioni di euro pagati al Lens). Entrato rapidamente nelle grazie di Favre grazie al match-capolavoro contro il Monaco del 21 settembre (4-0 per gli Aiglons), Cyprien non ha più tolto il piede dall’acceleratore, collezionando ottime prestazioni, mettendo a segno 5 reti (l’ultima proprio al Psg, su calcio piazzato) e regalando 2 assist ai compagni. Sembra sia solo l’inizio per il ventunenne che nel 2015 era già quinto nella classifica stilata dal Centre International d’étude du Sport per i centrocampisti nati nel 1995 che avevano totalizzato più presenze nei cinque principali campionati europei, guidata allora da Adrien Rabiot.

Qui, aiutato dal portiere dell’OM, Cyprien decide all’88′ il derby contro il Marsiglia

Quando le voci di un possibile trasferimento del marocchino Younès Belhanda al Nizza avevano cominciato a intensificarsi, il giornalista Daniel Riolo aveva espresso un parere sfavorevole. «Belhanda è ancora un giocatore di calcio?» aveva dichiarato Riolo ai microfoni di Rmc, non sottraendosi a illazioni secondo le quali il giocatore aveva ceduto all’Islam radicale, allontanandosi per questo dal mondo del calcio. Pochi mesi dopo, sempre su Rmc, Riolo è stato costretto a scusarsi con il calciatore, resosi protagonista di ottime performance nell’ormai lanciatissimo Nizza di Favre. Eppure, il centrocampista offensivo cresciuto nel miracoloso Montpellier campione di Francia nel 2012, era reduce da un paio di tappe di carriera difficili. Dopo un’esperienza alla Dinamo Kiev, ricca in termini di vittorie ma non troppo soddisfacente a livello individuale, e un rapido passaggio allo Schalke 04, Belhanda sceglie Nizza per ripartire, in prestito (il suo cartellino appartiene ancora alla Dinamo). Favre utilizza il marocchino a volte dietro Balotelli nel 5-3-1-1, a volte tra i centrocampisti, a volte in linea con l’italiano nel 3-5-2, a volte addirittura come esterno sinistro in un tridente con Balotelli e Assane Pléa. Nel calore dell’Allianz Riviera, Belhanda finalmente ritorna ai fasti dell’età dell’oro vissuta al Montpellier e si trasforma nell’ennesima scommessa vinta dagli Aiglons: con undici partite disputate, è al momento a quota 3 gol e 3 assist, ed è un elemento imprescindibile della manovra offensiva del Nizza.

Questo gol di Belhanda è stato votato nel 2012 come il più bel gol della Ligue 1

Il Nizza ha ancora una volta dimostrato uno straordinario mix di coraggio e lungimiranza nella fiducia che ha dato ai suoi giovani e nella sua capacità di rilanciare talenti dati per persi. Ma sicuramente ha centrato il colpo dell’anno in Ligue 1 soprattutto assicurandosi Lucien Favre. Il tecnico svizzero ex Borussia Mönchengladbach aveva saputo riportare il club teutonico ai fasti di un tempo. Al suo arrivo nel febbraio 2011, il Gladbach navigava nei bassifondi della Bundesliga mentre, con Favre alla guida, il Borussia non è mai finito oltre l’ottava posizione in ognuna delle quattro stagioni che hanno visto lo svizzero alla guida del team.

Con il Nizza, Favre sembra destinato a ripetere quanto di buono fatto in Germania, con la concreta prospettiva di migliorarsi. Dopo aver iniziato la stagione 2016/17 con il 4-3-3, Favre ha virato decisamente verso il 3-5-1-1 dalla sfida con l’Olympique Marsiglia. Da quel momento in poi, il tecnico svizzero si è affidato alla difesa a tre/cinque,  variando la disposizione offensiva in funzione della posizione di Belhanda, schierato ora dietro Balotelli, ora centrocampista nella variante 5-4-1.

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In fase difensiva il Nizza difende con una linea a 5. in questa immagine è il centrocampista interno Seri a occuparsi del terzino Kurzawa mentre Matuidi è coperto da Pereira con lo scivolamento del centrale

D’altra parte, la flessibilità è proprio caratteristica della mentalità del tecnico svizzero: «A me piacciono le squadre che sanno trasformarsi, fra una partita e l’altra o all’interno della stessa partita. Se cominci con un 4-4-2, cinque minuti dopo questo può essere trasformato in un 3-5-2 o un 3-6-1 o un 3-4-3», ha dichiarato Favre a L’Equipe Magazine, «quello che mi interessa maggiormente è il movimento. Dobbiamo trovare il movimento giusto per sconvolgere i nostri avversari, che sia attraverso il movimento in attacco, il pressing dopo la perdita della palla, o il muoversi per tornare in posizione». Elemento cardine del gioco offensivo di Favre, indipendentemente dall’impostazione tattica di partenza, è la ricerca della manovra da dietro palla a terra. Questo salir jugando viene proposto a partire dai tre difensori centrali Paul Baysse, Dante e il 17enne Malang Sarr con l’aiuto di un centrocampista che si abbassa a formare un rombo per dare tre opzioni al portatore di palla nell’impostazione.

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La fase di costruzione è affidata al rombo formato dai tre difensori centrali e da un centrocampista in appoggio. Gli esterni si alzano

La capacità dell’undici di Favre nel controllo del pallone e la predilezione per un tipo di impostazione da dietro viene evidenziata dalla percentuale di possesso palla dei nizzardi che, col 56.3% di media a partita, sono secondi soltanto al Psg (61.3%) in questa particolare classifica. Il Nizza è secondo (sempre dietro al Psg) anche nella classifica dei passaggi corti con una media di 537 a incontro). I centrocampisti centrali – Jean Michaël Seri, Wylan Cyprien, Remi Walter e Vincent Koziello – hanno il compito di aiutare la difesa a far uscire il pallone da dietro e di proporre la fase offensiva mediante un gioco prevalentemente verticale. Per far questo, il Nizza si appoggia sugli esterni di centrocampo che sono i giocatori deputati a garantire ampiezza al sistema di Favre.

Il riassunto della sfida tra Psg e Nizza

Il Nizza combina una prima fase offensiva di possesso – che, sfrutta il talento e le qualità di palleggio dei proprio centrocampisti – ad una seconda fase votata alla ricerca della punta più avanzata – Balotelli o Pléa – e della porta avversaria. Qualche problema in più la squadra di Favre lo denota in fase difensiva: il Nizza ha concesso ben 13,5 tiri a partita. Nonostante questo dato e l’insicurezza a tratti mostrata dal portiere Yoan Cardinale, la squadra rossonera ha subito appena 12 gol, segnalandosi come la miglior difesa del campionato. Detto questo, la maggior difficoltà del Nizza in fase di non possesso palla deriva dal concedere molto campo agli avversari con i propri esterni di centrocampo che si abbassano contemporaneamente per formare una linea difensiva a 5 arretrata. Una linea che poi palesa alcune difficoltà nello scivolare lateralmente soprattutto quando i centrali devono lasciare la loro posizione per venire ad aiutare gli esterni.

copertura

Walter non copre la palla, Dalbert si fa prendere d’infilata mentre gli altri due centrali sono troppo bassi e distanti per coprire la profondità e scivolare in aiuto