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Swansea, una realtà diversa

Con il supporto concreto dei tifosi, che detengono il 21% del club, la squadra gallese sta inseguendo la sesta salvezza consecutiva in Premier.

Di Giorgio Coluccia

Swan song, il canto del cigno. Che sia inglese o italiano, il significato metaforico è lo stesso. Meglio non pronunciarlo alle latitudini di Swansea. Una lingua di terra a forma di virgola nel Galles meridionale, che si tuffa nel Mar Celtico attraverso la baia d’una città adagiata sulla foce del fiume Tawe. Non a caso, in gallese Swansea diventa Abertawe e una volta messo piede fuori dalla stazione ecco le due versioni a caratteri cubitali, divise dal logo della National Rail. È così per ogni scritta su tutti i cartelli stradali in città. La segnaletica bilingue è un must del Paese, la lingua è un tratto fondamentale dell’orgoglio gallese che in questa parte di Regno Unito non è possibile mettere in discussione. Sintomo di fierezza come lo Swansea, unica squadra gallese in Premier League dopo la promozione raggiunta nel maggio 2011: un patrimonio messo a rischio dalla difficile stagione attuale, con la squadra a fatica risalita dall’ultima posizione dopo la cura Clement e gli esoneri di Guidolin e Bradley. La salvezza è ancora tutta da conquistare, nei bassifondi della classifica la lotta si preannuncia come una delle più combattute delle ultime stagioni.

Swansea City v Norwich City - Premier League

Per uno scherzo del destino, l’ultima promozione in massima serie dello Swansea è arrivata esattamente dieci anni dopo la parentesi più dura e difficile nella storia del club. Nel 2001, infatti, la compagine gallese retrocesse in terza divisione e si ritrovò sull’orlo del fallimento, quando alla simbolica cifra di una sterlina fu rilevata dall’uomo d’affari londinese Tony Petty. Ma soprattutto nacque lo Swansea City Supporters Trust, la cui base è al Landore Social Club, appena mezzo miglio lontano dal Liberty Stadium. Il caso è unico nel panorama della Premier League: i supporter detengono il 21% della società, un tifoso viene periodicamente eletto dal trust e siede all’interno del consiglio di amministrazione societario. Pat ci apre le porte del social club, è uno dei componenti storici e tiene a raccontare come tutto sia nato: «La prima riunione fu l’8 luglio 2001, si presentarono 150 tifosi interessati all’idea del trust. Un mese dopo ci fu il lancio ufficiale, il 27 agosto dopo la partita casalinga contro il Cheltenham contavamo già 600 adesioni e oltre 3 mila sterline raccolte. A ottobre Petty rilevò la squadra, ma il nostro progetto decollò nel febbraio 2002: assieme ad altri tifosi, ero presente quando a Cardiff fu firmato l’ingresso in società, con la nostra offerta pari a 20 mila sterline. Facemmo l’impossibile e fu la fine di un incubo, abbiamo salvato il club lottando contro il tempo per evitare di sparire. Ora contiamo più di 15 mila membri, per ogni stagione la quota d’iscrizione è 10 sterline. La gestione è come quella di un condominio, con regole precise, riunioni mensili, elezioni interne e una necessaria attenzione al bilancio».

General Views of UK Football Stadiums

Swansea City v Hull City - Premier League

Al piano di sotto l’area ricreativa di tutti i membri, aperta sette giorni su sette per accogliere i soci. Sold out garantito per ogni match casalingo: 20 penny per un ingresso che vale l’intera giornata, all’interno ciò che non manca mai sono le pinte di birra e i giochi d’intrattenimento. Il piano di sopra è dedicato al board, più in generale alle riunioni, accompagnate dal verbale di rito con le decisioni prese ed eventuali comunicati da emettere sul sito ufficiale. Una società, fatta di tifosi, a tutti gli effetti. In un angolo, una pila di libri e un motto: From graveyard to ambition, dal cimitero all’ambizione. Questo è anche il titolo del volume pubblicato dal Supporter Trust nel 2013, per raccontare come è stata condotta la salvezza di una squadra indebitata fino al collo e poi arrivata a piazzarsi nella top ten della Premier League. Quella attuale non è un’annata semplice, dopo la sconfitta interna di ottobre con il Liverpool (costata la panchina a Guidolin), la squadra è precipitata in piena zona retrocessione, riuscendo a riemergere solamente a gennaio, proprio dopo la rocambolesca vittoria ad Anfield. Una delle più belle imprese della gestione Clement, quarantacinquenne manager di Reading, vice e uomo fidato di Ancelotti nelle esperienze al Chelsea, al Psg, al Real Madrid e al Bayern Monaco. L’inglese sta cercando anzitutto di mettere mano alla difesa, la peggiore del torneo con una media di oltre due reti subite a partita.

Swansea City v Hull City - Premier League

Sono stati mesi problematici anche per i tifosi, come spiega Pat, in riferimento all’arrivo in estate dei due nuovi proprietari americani, Jason Levien e Steve Kaplan: «Hanno il 68% della società, il vecchio presidente Jenkins detiene ormai solo il 12%, quindi la parte veramente autoctona dello Swansea è la nostra. Non vogliamo perderla, perciò immediatamente abbiamo fatto capire agli ultimi arrivati che siamo parte integrante della società e come tali vogliamo essere trattati. Vogliamo essere contattati per ogni decisione, hanno fatto di testa loro con Bradley e sono rimasti scottati per il solo gusto di mettere un connazionale alla guida del club. La chiamata di Clement ci ha visti parte attiva, i risultati ci stanno dando ragione e ora vediamo come andrà a finire la stagione. Ci piace anche l’idea di aumentare la capienza dello stadio a 32 mila posti, ma prima bisogna salvare la categoria. Guidolin? Un grande uomo, purtroppo mancavano i risultati ed era necessario cambiare prima che fosse troppo tardi. Certo, in estate gli hanno portato via tre giocatori come Williams, Andrè Ayew e Gomis. E hanno investito tanto su Borja Baston, che non sta incidendo per niente. Speriamo che questi errori non costino allo Swansea la Premier League».

Swansea City Training Session

Swansea City Training Session

Arrivando dall’Inghilterra, raggiungere Swansea in treno ti concede una vista privilegiata sull’insenatura del canale di Bristol. Gli attraversamenti di Penarth, Barry e Porthcawl permettono di risalire la costa meridionale del Galles, fino alle 15 miglia della Gower Peninsula, per scoprire alcuni degli scenari più belli con spiagge lunghe chilometri prima di cedere il passo a sentieri scoscesi in cima alle scogliere. D’inverno il vento è gelido e sferzante tutti i giorni, la Rhossili Bay è il vero ritrovo dei surfisti della zona. Oltre a John Charles, attaccante della Juventus di fine anni ‘50, il cittadino per eccellenza non può che essere il poeta Dylan Thomas, nato nel quartiere di Uplands, che definì la sua città «allo stesso tempo brutta e incantevole». Oggi una statua lo ossequia nel cuore del Maritime Quarter, sul lungomare, e poco più in là c’è quella del Capitano Cat, il vecchio lupo di mare personaggio del suo dramma teatrale Sotto il bosco di latte. Per gli intenditori, rassicurano gli abitanti di Swansea, è inevitabile una sosta in zona da Joe’s Ice Cream, la gelateria più famosa fondata nel 1922 da Joe Cascarini. Il cognome rimanda all’Italia, infatti fu il padre Luigi ad approdare per primo in Galles dopo aver lasciato l’Abruzzo.

Swansea City v Leicester City - Premier League

In gallese Canol y dref sta per centro città. La provvidenziale traduzione in inglese e una freccia a destra guidano il tragitto dalla stazione al cuore cittadino. Un vecchio nucleo industriale ormai ammodernato da un pezzo, specialmente nel tratto costellato dai negozi tra i quali svetta il Quadrant shopping centre, a pochi passi dall’imponente Grand Theatre. E proprio alle spalle di quest’ultima struttura c’è uno dei luoghi simbolo per la storia dello Swansea, o meglio non c’è più perché del vecchio stadio inaugurato nel 1912 è rimasta solo una targa a ricordare il centro del campo. Come tanti altri stadi inglesi, i tempi moderni hanno spazzato via anche il Vetch Field, finito di demolire nel 2011 e che doveva il suo nome alle origini primordiali, essendo inizialmente un campo di vetches, una pianta leguminosa selvatica. Su quel campo debuttò George Best con la maglia dell’Irlanda del Nord, in una vittoria per 3-2 sul Galles nel 1964. A fare da guida è Jonathan Doherty, che segue ormai da anni i cigni per conto di Wales Online: «Ero qui l’11 maggio del 2005, al triplice fischio tutti si riversarono sul prato, perché lo Swansea aveva appena battuto per 2-1 il Wrexham aggiudicandosi la Coppa gallese, ma soprattutto perché quella era l’ultima partita nel vecchio impianto. Was a field of dreams, now is just a field of flowers».

Swansea City v Liverpool - Premier League

Swansea City v Liverpool - Premier League

Proprio così, ormai da anni la riconversione è stata completata, sono state costruite nuove abitazioni e soprattutto c’è un’ampia area verde, circondata dal prato e dalle tipiche casette a schiera. Il vecchio orologio che scandiva i minuti delle partite è ancora in funzione presso il museo di Swansea, in Victoria Road. Jonathan aggiunge: «Ora dello stadio sembra sia rimasto solo lo scheletro, mette tristezza questa desolazione. Gli ingressi al parco sono quattro, proprio come le vecchie tribune e tutti i viali conducono qui, dove una volta veniva battuto il calcio d’inizio a ogni partita. Qui dietro, al 28 di Glamorgan Street, intatto c’è ancora uno dei vecchi cancelli d’ingresso». Bassi e stretti, di colore nero con la scritta bianca: “Wing Stand, East Terrace” e un grande cigno disegnato sulla parete. «Gli edifici murati e in disuso sono quelli dei tre pub storici che erano il vero punto di ritrovo prima delle partite. I proprietari hanno venduto tutto, se ne sono andati, non aveva più senso restare qui per lo Swansea Jack, il Clarence Inn e il Garribaldi’s». Ne restano a malapena le insegne, hanno chiuso i battenti perché da oltre dieci anni, appena tre miglia più in là, c’è il Liberty Stadium, la nuova casa dei cigni da poco più di 20 mila posti.

Swansea City v Liverpool - Premier League

Nell’ultima partita di League Two giocata al Vetch Field, lo Swansea vinse 1-0 contro lo Shrewsbury Town, squadra che arruolava un portiere appena a inizio carriera, ma che poi avrebbe difeso i pali della Nazionale e oggi del Torino: Joe Hart. Tra i cigni, oltre al ct del Belgio Roberto Martinez, militava Garry Monk, futuro tecnico e capitano dello Swansea durante la stagione 2010/11, quella della promozione in Premier con Brendan Rodgers in panchina. Decisivo fu il successo sul Reading ai playoff, cui fece seguito due anni più tardi la vittoria della Coppa di Lega contro il Bradford, che portò addirittura la compagine gallese a disputare l’Europa League. I tifosi dello Swansea portarono fuori dai confini nazionali l’immancabile inno gallese e soprattutto uno dei canti che ancora oggi li contraddistingue ad ogni partita, su ogni campo, a prescindere dal risultato: «And we were singing, hymns and arias, land of my father, ar hyd y nos». Jonathan ora è diretto a Landore, il campo d’allenamento della prima squadra, non lontano dallo stadio, che ospita anche l’Academy dei bianconeri. Lascia una riflessione che sottolinea le vette scalate dalla squadra negli ultimi tempi: «Dopo aver evitato il fallimento, nel 2005 lo Swansea aveva appena perso il Vetch Field ed era in quarta serie. Guardate nel frattempo dove è arrivato, quali soddisfazioni si è tolto, anche in Europa. Questa è la sesta stagione di fila in Premier League, ora c’è la sfida più difficile da quando è stato promosso: per salvarsi l’orgoglio gallese sarà la carta in più». I cigni non mollano. Croeso i Abertawe, benvenuti a Swansea, appunto.