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La rapida ascesa di Timo Werner

Ha solo 21 anni, segna tantissimo con il Red Bull Lipsia e in patria lo paragonano a Miro Klose. Chi è la nuova stellina del calcio tedesco.

Di Indro Pajaro

Qualche anno fa, più o meno in questo periodo, intervistai Pietro Nicolodi, telecronista di Fox Sports. Collaboravo con una testata sportiva online e lo incontrai per chiedergli qualcosa sul calcio tedesco. Ricordo che, tra i temi affrontati, saltò fuori quello dei migliori giovani della Bundesliga. Alla mia domanda su quali fossero i più promettenti Under 23, Nicolodi rispose: «Se vuoi, ti dico direttamente gli Under 18». Il primo nome che tirò fuori fu quello di Timo Werner, classe ’96 che all’epoca giocava nello Stoccarda. Cresciuto nelle giovanili, aveva debuttato in prima squadra all’età di 17 anni e 154 giorni, diventando il più giovane esordiente nella storia del club. Nel suo primo anno in Bundesliga aveva collezionato 30 presenze e 4 gol. «Ha una velocità di base preoccupante per gli avversari», mi disse Nicolodi. Werner corre infatti i 100 metri in 11 secondi, raggiungendo i 35 km/h, e anche con la palla al piede riesce ad essere ugualmente imprendibile.

Lo dimostra, per esempio, nel novembre 2013 contro il Friburgo. Alla decima presenza in campionato, partendo da titolare nel ruolo di ala sinistra nel 4-2-3-1, realizza la doppietta che dà inizio alla sua narrazione calcistica. Entrambi i gol sono molto simili: nel primo, riceve palla a sinistra, si accentra, salta tre difensori e segna con un esterno destro sul palo lontano. La seconda marcatura, invece, è vero il manifesto della sua rapidità: Werner parte dalla propria metà campo, brucia due avversari che lo precedono, percorre una trentina di metri e fulmina il portiere in uscita con una precisa conclusione rasoterra.

Dalla tribuna stampa, il ct della Germania Joachim Löw definisce «straordinaria» la sua prestazione, mentre il giorno seguente i giornali esaltano il «fenomeno dello Stoccarda», che qualcuno in patria osa già definire “il nuovo Klose” per via del fisico longilineo e delle buone doti aeree e acrobatiche simili a quelle di Miro. Werner è alto 1.80 metri e pesa 75 kg, fisico che inizialmente aveva spinto Bruno Labbadia a schierarlo come prima punta. Con l’arrivo di Thomas Schneider in panchina, comincia a essere impiegato regolarmente come ala sinistra, espediente che gli permette di sfruttare al massimo le doti atletiche e la disposizione a ripiegare a centrocampo, farsi consegnare la palla e avviare (spesso anche finalizzando) la transizione offensiva. Le cose cambiano quando Werner viene ingaggiato dal Lipsia nell’estate del 2016 per 10 milioni di euro, tornando a ricoprire il ruolo originario di prima punta. La scelta, finora, sta dando ottimi risultati: nelle 23 gare disputate in campionato (21 da centravanti, una da seconda punta e una da ala sinistra), ha realizzato 14 gol, quarto in classifica marcatori dietro ad Aubameyang, Lewandowski e Modeste. Soprattutto, però, Werner ha già stracciato diversi record e bruciato le tappe, essendo il più giovane calciatore ad aver superato le 100 presenze in Bundesliga e l’Under 21 nei top 5 campionati europei ad aver contribuito al maggior numero di reti della sua squadra (14 reti e 4 assist).

Werner è considerato un talento purissimo, prossima next big thing del calcio tedesco; è sempre stato impiegato con una certa regolarità, fin dai tempi dello Stoccarda. Nel frattempo ha già saputo ritagliarsi un ruolo di primaria importanza nel Lipsia. L’atletismo e i repentini cambi di direzione si rivelano devastanti negli spazi piccoli, agevolati dall’ottimo uso del corpo e dal controllo di palla che gli consentono di anticipare i movimenti della difesa avversaria.

Contro il Borussia Monchengladbach: intuisce di aver l’uomo alle spalle, palla di prima al compagno che chiude il triangolo, ingresso in area e diagonale vincente

Ha anche la capacità di dettare i tempi dell’ultimo passaggio, partendo largo per poi accentrarsi e attaccare la profondità alle spalle della difesa. Al resto ci pensano la rapidità di gamba e di pensiero, insieme alla grande sensibilità nell’utilizzo di entrambi i piedi.

Contro l’Augsburg: si posiziona sulla linea del fuorigioco, temporeggia e indica con il braccio sinistro dove vuole ricevere il passaggio

Viene solitamente affiancato da Yussuf Poulsen in un insolito 4-2-2-2 ideato dall’allenatore Ralph Hasenhüttl per portare una costante pressione in fase di non possesso, chiudere linee di passaggio al centro del campo e mantenere alto il baricentro per poi ottimizzare un’eventuale transizione offensiva. Werner riesce a fare bene entrambe le cose, come testimoniato dai circa 0,5 intercetti a partita, numero elevato per un attaccante, diretta conseguenza dell’abnegazione nel pressare in tutte le zone di campo negli ultimi 30 metri.

 Heatmap della prestazione di Werner contro il Colonia dello scorso 25 febbraio: il Lipsia ha vinto 3-1, lui ha segnato un goal e ha praticamente svariato su tutto il fronte offensivo


Heatmap della prestazione di Werner contro il Colonia dello scorso 25 febbraio: il Lipsia ha vinto 3-1, lui ha segnato un goal e ha praticamente svariato su tutto il fronte offensivo

Possiede anche un ottimo dribbling, con una media di 0.7 riusciti sui 2 che tenta a partita, ma deve ancora migliorare in due fondamentali come la precisione del tiro (intorno al 60%) e quella nei passaggi, ferma al 67%. Il ritmo forsennato con cui interpreta ogni singolo incontro, a volte, si tramuta nella difficoltà a liberarsi del pallone nelle fasi più concitate.

Werner è un 20enne con la sfrontatezza tipica di quell’età, alla quale unisce la malizia dei giocatori più navigati. Un pregio, all’apparenza, che diventa un difetto quando ne abusa in modo plateale. Succede, per esempio, durante la partita contro lo Schalke 04, quando dopo appena 15 secondi si lascia andare a una simulazione che porta al rigore per il Lipsia, da lui stesso segnato. Il Guardian lo definisce un «blatant dive», episodio talmente grave da oscurare persino il primato in classifica, da imbattuto, raggiunto dal club ai primi di dicembre grazie a quella vittoria. Werner ha poi ammesso l’errore e si è scusato, comportamento che il suo allenatore Hasenhüttl ha definito «un segno di grande maturità», aggiungendo anche che «calciatori con maggiore esperienza avrebbero persino potuto abbattersi dopo critiche del genere».

Le belle prestazioni sin dall’adolescenza hanno permesso a Werner di vestire le maglie della Nazionale tedesca dall’Under 15 all’Under 21, con cui ha finora disputato 7 partite e realizzato 3 gol. Il prossimo step è una chiamata nella Nazionale maggiore. Al Lipsia, per sua stessa ammissione, ha trovato l’ambiente ideale per maturare tatticamente e psicologicamente. Merito di una posizione a lui più congeniale come quella del centravanti, di un allenatore certo della «straordinaria carriera che lo aspetta» e, ovviamente, della sua voglia di calarsi in una realtà nuova, bistrattata da molti e al tempo stesso ambiziosa. Il prossimo Mondiale in Russia inizia tra un anno: la rincorsa di Werner verso l’ennesimo obiettivo è già partita.