Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Undici!



Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

Cristiano Ronaldo ha cambiato ruolo

Meno numero sette, più numero nove: la nuova posizione in campo del portoghese, una trasformazione che potrebbe allungargli la carriera.

Di Francesco Paolo Giordano

Qualcosa stava cambiando, ed era evidente già lo scorso anno. Stava cambiando nella testa di Cristiano Ronaldo, ancor prima che in campo: meno appassionato nel senso più caloroso del termine, più attento a gestire il proprio fisico, a ponderare la propria furia agonistica. Se ipotizzassimo un parallelo con il basket Nba, un Ronaldo più in versione LeBron James e meno Russell Westbrook: l’onnipotenza in campo sgorga solo al meglio della condizione fisica, a maggior ragione se lo scorso 5 febbraio hai compiuto 32 anni. E hai bisogno di doverla esibire nelle serate che contano, non in certi pomeriggi che scorrono lenti e prevedibili come in una polverosa campagna del Midwest. Ronaldo ne ha preso piena coscienza lo scorso aprile, quando fu costretto a saltare per problemi fisici due partite di campionato e l’andata delle semifinali di Champions contro il Manchester City: un segno di resa, per un calciatore abituato a giocare sempre, e sempre al massimo. Ma l’aspetto peggiore non fu aver saltato quelle partite, quanto rischiare la presenza in finale di Champions: rischio evitato, ma a quella partita CR7 arrivò con il serbatoio della condizione fisica più vuoto che pieno.

Cristiano Ronaldo non segna in Liga dal 12 marzo, più di un mese. Contro Leganés e Sporting Gijón non è neppure sceso in campo. Ha segnato dieci gol in meno in campionato di Leo Messi, ma non è un problema: intanto, perché il Real Madrid è saldamente al comando della Liga, e poi, se non c’è lui, ci pensa Morata a tenere alto il numero di reti realizzate dalle merengues. Ma non è solo questo: come scrivevamo qualche tempo fa, «nella visione del nuovo CR7 è possibile, anzi legittimo, giocare maluccio e non incidere, purché alla fine la squadra riesca nell’intento». Oppure, farsi da parte e lasciare il palcoscenico ad altri, in certe serate: lo sprint succhia-energie, in competizione con Suárez, per vincere la classifica marcatori dello scorso campionato, oggi non ha più ragione d’essere. La Champions, l’Europeo, il quarto Pallone d’Oro hanno ristabilito il corretto ordine delle gerarchie nella testa del portoghese. Non è un caso che, con tutta probabilità, questa sarà la prima stagione dal 2009/10 in cui non riuscirà a raggiungere la quota di 50 gol stagionali.

Real Madrid CF v FC Bayern Muenchen - UEFA Champions League Quarter Final: Second Leg

Però Ronaldo resta Ronaldo, con tutte le implicazioni del caso. E quindi, anche con l’implicazione con cui desidera farsi riconoscere maggiormente: quella di essere decisivo. Passi rimanere a bocca asciutta in un pomeriggio assolato contro l’Alavés o contro l’Athletic Bilbao: questo rientra nel piano di gestione personale di cui parlavamo prima. Utile per arrivare al meglio nelle partite in cui conta davvero essere Ronaldo: lo aveva già dimostrato nella gara vinta 3-0 contro l’Atlético Madrid in campionato, a novembre, lo ha dimostrato di nuovo, con una potenza comunicativa notevolmente maggiore, nel doppio confronto di Champions contro il Bayern Monaco. Due partite, cinque dei sei gol segnati dal Real Madrid ai bavaresi. Ah: e sono i primi in Europa da settembre. L’anno scorso, a questo punto della competizione, ne aveva segnati 16, più del doppio dei sette di quest’anno: però, tra semifinali e finale, rimase a secco. Scenario che il portoghese non vuole assolutamente rivivere quest’anno.

CR7 resta un innamorato cronico del gol, a ogni modo. Come Messi, diversamente da Messi: l’argentino sfoga la sua vena realizzativa in un contesto di squadra, che ne premia tagli, inserimenti, intuizioni. Ronaldo è invece un addicted del gol nel senso più assoluto, in un senso da one man show, da centravanti puro. E se oggi lo fosse diventato? Numero nove lo è già, al pari dei Lewandowski, degli Higuaín, dei Cavani. È lo stesso portoghese ad agevolare questa chiave di lettura, con i movimenti e con i colpi che gli abbiamo visto fare. Ma, soprattutto, con una nuova posizione che progressivamente sta occupando con maggiore frequenza, quella che potrebbe essere il tratto distintivo dell’ultima parte di carriera. Zidane ha detto che «il suo ruolo preferito è stare sull’esterno», ma in realtà Ronaldo, parlando a France Football lo scorso dicembre, non ha fatto mistero di accettare positivamente l’evoluzione della sua carriera: «Cambiare posizione non è un problema».

A confronto, la heatmap di Ronaldo (sinistra) e Lewandowski (destra) nella gara tra Real Madrid e Bayern al Bernabéu. Il polacco gioca maggiormente in area di rigore, ma CR7 ha evidentemente abbandonato la posizione di esterno puro

A confronto, la heatmap di Ronaldo (sinistra) e Lewandowski (destra) nella gara tra Real Madrid e Bayern al Bernabéu. Il polacco calca maggiormente l’area di rigore, ma CR7 ha evidentemente abbandonato la posizione di esterno puro

Un suo ex compagno di squadra, Gary Neville, interpellato da Guillem Balague, ha caldeggiato il nuovo ruolo: «Mi chiedo se sta pensando di prolungare la carriera come attaccante centrale, dove non deve correre 11 o 12 chilometri a partita, ma gliene bastano 7, 8, 9, e dove può ancora essere decisivo con i gol. Penso che continuerà a giocare per molto, molto tempo ancora. E diventerà un grande cannoniere, spostandosi sempre più in area di rigore. Abbiamo visto Ryan Giggs trasformarsi da esterno a giocatore più centrale, a centrocampo. Ora stiamo per assistere a un Cristiano attaccante centrale». Neville individua uno dei punti della questione: la tenuta fisica. Il nuovo ruolo permette al portoghese di coprire meno metri, di risparmiarsi qualche scatto di troppo, di prendersi anche qualche pausa nel corso della partita. Il tutto assolutamente in linea con la gestione fisica di cui si parlava prima.

Il cambiamento è già avvenuto: la maggior parte delle reti vengono segnate all’interno dell’area di rigore (23, contro le 3 fuori area, considerando campionato e Champions, molte di esse con uno, massimo due tocchi). Balague ha sottolineato come, nel frattempo, siano progressivamente diminuite le statistiche più congeniali ai compiti di un esterno offensivo: dai 6,5 dribbling a partita del primo anno madrileno, oggi viaggia alla media di due; dai 40 passaggi a gara del primo anno, oggi siamo sotto i 30; le occasioni create sono state oltre le due a partita fino al 2014/15, mentre oggi sono sotto l’uno. Ha meno esplosività, e deve adattarvisi di conseguenza. Ne sono consapevoli anche i compagni di squadra, come ha detto Gareth Bale: «Il suo ruolo è cambiato. Oggi è più attaccante, mentre da giovane, al Manchester United, lo vedevi partire da lontano». Le reti al Bayern sono la dimostrazione più efficace di questo discorso.

 

Questo gol, quello del provvisorio 1-1 al Bernabéu, arriva quando Ronaldo occupa anche nominalmente la posizione di attaccante centrale, dopo l’uscita dal campo di Benzema. Galleggia sulla linea di difesa del Bayern, mentre Casemiro esce lottando palla al piede: alza il braccio, in maniera quasi impercettibile, per dettare il passaggio al compagno. Scatta al momento giusto, rubando il tempo a Lahm, con Boateng già tagliato fuori, perché non riesce ad alzarsi in tempo per mandare il madridista in fuorigioco. Angola perfettamente il pallone di testa, una specialità che ha sempre esibito con successo. Un gol da centravanti fatto e finito. La seconda rete non si discosta molto da questo scenario: Ronaldo saltella tra i centrali del Bayern, prima di guadagnare spazio e trovare il pertugio giusto per battere ancora Neuer.

 

Il primo gol segnato all’Allianz Arena è ancora più significativo. Perché, di fatto, “ruba” il mestiere a Benzema. Non appena Carvajal scatta per guadagnare il fondo, sia il francese sia il portoghese scattano verso il centro dell’area. A un certo punto, bloccando la riproduzione, si ha un frame in cui Ronaldo toglie luce al compagno di squadra: gli è davanti, oscurandogli la visuale del pallone che Carvajal ha appena messo in mezzo. È lui a rubare il tempo, soprattutto agli avversari, che ancora una volta lo marcano da troppo lontano: lui gira in rete con straordinaria forza e precisione, confermando ancora una volta una grande pericolosità in area di rigore.

 

Anche questo, contro il Betis, non è male. Mentre l’azione si sviluppa, rimane incollato al limite dell’area di rigore, evitando di andare a prendere palla sull’esterno dove c’è Marcelo, che ha piedi buoni per recapitare palloni pericolosi. Che infatti arriva: mentre il brasiliano si sta preparando per il traversone, Ronaldo è pronto ad attaccare lo spazio verso la porta, e non si è nemmeno reso conto che sta per sbattere contro Morata. In realtà lo spagnolo è utilissimo perché, correndo verso il primo palo, libera lo spazio dell’area di rigore che Ronaldo è prontissimo a sfruttare.

 

In questa rete al Valencia “caccia” Benzema dalla sua zona di competenza. È tutta l’azione a consacrare Ronaldo come la prima punta designata, non solo il momento in cui si conclude, mentre il francese, chissà quanto volentieri, ha arretrato di parecchi metri, toccando anche un pallone per Kroos decisamente fuori dall’area di rigore. Quando la sfera torna dalle parti di Marcelo, che fa partire il solito cross telecomandato, è Ronaldo il destinatario, mentre Benzema sta ancora calpestando la lunetta che porta ai 16 metri finali. Situazione accaduta molte volte nel corso dell’anno, al punto da creare una connection inedita ma sempre più frequente, con Benzema assistman e Ronaldo realizzatore (successo, ad esempio, contro Osasuna e Kashima Antlers).