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L’Aston Villa è a metà del guado

La stagione in Championship non è andata secondo le migliori aspettative: in città, tra i tifosi dei Villans, il timore dell'oblio si fa sempre più strada.

Di Giorgio Coluccia

Se la Premier League dell’anno scorso è stata quella del miracolo a Leicester, per l’Aston Villa ha rappresentato la prima retrocessione dopo 30 anni. Non era mai successo da quando la Premier era nata nel 1992. «L’unico posto per noi è la massima serie. La vera paura è di fare la fine del Leeds, o ancora peggio del Portsmouth». Ora sembra che tra i tifosi dei Villans sia più dura accettare il fallimento dell’immediata risalita che il flop dell’anno scorso. «La squadra non è in corsa nemmeno per i playoff, è difficile farsene una ragione dopo aver fatto l’abitudine a certi palcoscenici». Trevor si augura tempi migliori, lavora presso i disordinati capannoni dell’Astra Engineering, leader nell’area delle Midlands quanto a progettazione di complesse infrastrutture. A poche centinaia di metri c’è il Villa Park, stadio storico che domina sul quartiere di Aston, a nord di Birmingham. Nella vita di tutti i giorni l’area è caratterizzata da un traffico continuo, perché qui c’è anche l’uscita della M6, l’autostrada più lunga del Regno Unito. Ma quando giocano i claret and blue tornano gli immancabili riti pre partita accompagnati da quell’atmosfera immortalata in un quadro: Going to the Match, dipinto da Laurence Stephen Lowry nel 1953. Ondate di tifosi che si dirigono verso gli angusti cancelli d’ingresso per affollare le terraces, mentre le tipiche case a schiera circondano uno stadio che non c’è più, il Burndern Park di Bolton. Il calcio come puntuale valvola di sfogo dalle fabbriche, i cui comignoli si stagliano all’orizzonte.

Aston Villa v Reading - Sky Bet Championship

La deludente stagione in Championship non ha scaldato i cuori dei tifosi dei Villans, i quasi 32mila spettatori di media per le partite casalinghe rispecchiano però l’importanza e la speranza di una piazza nostalgica di successi ormai andati. Trevor torna sui paragoni con certe realtà: «Tra le altre retrocesse c’è il Nottingham Forest che ha vinto due Coppe Campioni, noi ne abbiamo vinta una nel 1982, ma rispetto a loro abbiamo una tradizione vera nel calcio inglese, costruita campionato dopo campionato. Ci sono titoli, Fa Cup, Coppe di Lega e tante altre finali che ci hanno dato una reputazione. Tutto questo non può sparire, l’Aston Villa tornerà. Bisogna solo vedere quando». Qui il vero spauracchio si chiama Leeds, altra blasonata decaduta del football britannico, retrocessa dalla Premier League al termine della stagione 2003/2004 e non ancora risalita. «Più ci rimani, più è difficile venirne fuori. Se sei un club glorioso è una discesa agli inferi da cui è meglio scappare il prima possibile», dice Pat Murphy, radiocronista dalle Midlands per BBC Radio 5. «La Premier League fa gola anche per gli introiti che garantisce, tante squadre retrocesse hanno provato a riconquistarla subito, ma sono sprofondate per via di gestioni finanziarie disastrose. Penso agli stessi problemi del Leeds di inizio anni Duemila, ma è andata molto peggio a Portsmouth, Wigan, Barnsley e Blackpool. Guardate dove sono adesso. L’Aston Villa è un’altra realtà rispetto a queste, ma in Championship non basta avere solo il nome».

Aston Villa v Cardiff City - Sky Bet Championship

Gli spettri di difficoltà economiche e finanziarie non fanno dormire sonni tranquilli ai tifosi, specialmente dopo che qualche mese fa il club ha comunicato di aver registrato perdite legate alla scorsa stagione pari a 81 milioni di sterline, triplicate rispetto ai 26,6 milioni della stagione 2014/2015. Il calo registrato anche dal fatturato è strettamente legato al disastro maturato durante il campionato scorso, con soli 17 punti e 3 vittorie in un’intera stagione di Premier League. Finché l’estate scorsa c’è stato il passaggio di consegne che i tifosi invocavano da mesi sulle tribune del Villa Park: Proud history, no future: Lerner out. Appunto, dopo dieci anni di proprietà americana, Randy Lerner ha ceduto il club per 60 milioni di sterline a Tony Xia, uomo d’affari cinese già proprietario della Recon Group, holding privata che a sua volta controlla altre 5 società nel settore della ricerca e dello sviluppo per prodotti per la salute.

Il radiocronista BBC Murphy conferma come l’avventura di Lerner fosse al capolinea: «Le promesse fatte nel 2006, quando prelevò la società da Sir Doug Ellis, non sono mai state mantenute. Anzi, se fino al 2010 l’Aston Villa ha combattuto ogni anno per finire tra le prime sei, dopo è iniziato un forte declino, cambiando tanti allenatori. Con investimenti scarsi e sbagliati, come l’enorme spesa per il flop di Darren Bent, si è ritrovato una squadra che al massimo riusciva a salvarsi. Ma se rischi tutti gli anni alla fine retrocedi per davvero. Così ha deciso di vendere, rimettendoci tanto, perché il valore di una squadra retrocessa come minimo si dimezza». I tifosi a lungo gli hanno contestato la mancanza reale di obiettivi e il ridimensionamento che ha portato a vendere i pezzi migliori passati in maglia claret and blue come Barry, Milner e Downing, ma anche Young, Delph e Benteke.

Aston Villa v Huddersfield Town: Sky Bet Championship

Anche per il fatto di essere la seconda città per abitanti del Regno Unito, Birmingham da sempre viene ribattezzata Second City. Ma nel calcio sembra essere scivolata ancora più indietro della seconda posizione, attardata rispetto a squadre dello Yorkshire, del Lancashire o del nord del Paese. Rispetto a fine Ottocento, tanti quartieri degradati sono stati riqualificati, c’è stata una massiccia immigrazione e il centro risulta tra i più moderni in Europa, con la costruzione di imponenti edifici civici e del celebre centro commerciale Bull Ring. Anche la nuovissima stazione centrale di New Street, ristrutturata da poco, è tra le più funzionali in tutto il Regno Unito. Non è un caso, visto che entro il 2026 sarà attiva la linea ultraveloce High Speed Rail, che collegherà Londra a Birmingham in appena 40 minuti. Nel progetto ci sono forti investimenti da parte dei cinesi. E qui il calcio torna, in quanto i club calcistici dell’area sono finiti tutti in mano a investitori arrivati proprio dalla Cina. Oltre all’Aston Villa, stessa sorte è toccata al West Bromwich Albion (con la cordata guidata da Guochuan Lai), al Wolverhampton passato al Fosun International (capeggiato da Guangchang Gao) e al Birmingham in mano a Paul Suen Cho.

Aston Villa v Cardiff City - Sky Bet Championship

Per chi va al Villa Park scendendo alla stazione di Aston, nell’avvicinamento si ha l’impressione di toccare lo stadio con mano. Si scorge parte della struttura già da Witton Lane e si può ammirare come Trinity Road passi letteralmente sotto l’omonima tribuna. Altro elemento che cattura l’attenzione è la vicina chiesa parrocchiale, la Aston Parish Church, circondata da un prato verde dal quale spuntano una serie di lapidi. Tra queste, dopo la retrocessione, qualche tifoso aveva deposto anche un grosso plastico con lo stemma dell’Aston Villa, per puntare il dito contro la lenta agonia al quale era stato sottoposto il principale club di Birmingham. L’era cinese non è iniziata come in tanti si aspettavano. Morley è abbonato con sua moglie alla mitica Holte End da quasi vent’anni ed è critico verso le mosse di Xia e del suo entourage: «Prendere Di Matteo è stato il primo errore, infatti dopo 11 giornate è stato cacciato. Steve Bruce invece è la scelta più adatta a questa categoria, perché conosce la Championship, conosce la città avendo portato in Premier già 2 volte il Birmingham e anche l’Hull City. Diamogli tempo, ci vuole pazienza per sistemare tutti i danni e le rivoluzioni senza senso delle ultime stagioni. Non basta aprire il portafogli per ottenere risultati, serve l’atteggiamento giusto quando il sabato pomeriggio vai a giocare a Rotherham o il martedì sera a Burton. Bisogna ricominciare da posti come questi per tornare in alto».

Il nuovo corso guidato da Xia non è esclusivamente cinese. La nuova proprietà nei ruoli cardini ha scelto gente esperta e avvezza al calcio inglese, come dimostra l’ex Everton e Manchester United Steve Round in qualità di direttore sportivo, ma anche lo scozzese Keith Wyness nel ruolo di amministratore delegato. Più discutere ha fatto la rivoluzione totale della rosa avvenuta nelle ultime due sessioni di mercato, che ha portato ben 17 volti nuovi nello spogliatoio per un esborso superiore ai 70 milioni di sterline. Massicce soprattutto le spese per rinforzare un attacco deludente, tra i peggiori rispetto alla media nell’attuale torneo di Championship. Unica nota positiva, l’attaccante ivoriano Jonathan Kodjia, classe ‘89, prelevato dal Bristol City per 11 milioni di sterline: 19 gol segnati in 35 partite di campionato.

Aston Villa v Cardiff City - Sky Bet Championship

Seguendo sempre la squadra dal suo seggiolino della Holte End, Morley ha attraversato tutti gli ultimi avvicendamenti societari, ma tiene a indicare un momento specifico: «Da quando Martin O’Neill se n’è andato a pochi giorni dall’inizio della stagione 2010/2011 è iniziato il peggio. Dall’Europa siamo scivolati sempre più giù. These are dark days» dice letteralmente. «La proprietà deve essere più virtuosa, serve un progetto. Non serve buttare via denaro, come dimostrano le promozioni degli ultimi anni di Burnley, Bournemouth e Swansea. Ora l’Aston Villa ha tutto da recuperare rispetto a questi piccoli club». Intanto indica le frasi che percorrono tutta la balaustra della North Stand: «Shaw, Williams, prepared to adventure down the left. There’s a good ball in for Tony Morley. Oh, it must be! It is! Peter Withe!». Sono le parole sulla BBC del commentatore Brian Moore al momento del gol di Withe a Rotterdam nel 1982. Contro il Bayern Monaco, valse la Coppa Campioni. Sembra davvero appartenere a un’altra era nella storia dell’Aston Villa.