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Il Barcellona ha un problema con i giovani

Sta aumentando il numero di canterani di talento che abbandonano i blaugrana: cosa sta succedendo?

Di Redazione Undici

Da qualche anno, a Barcellona non si vedono più gli eredi di Xavi e Puyol, e nemmeno quelli di Messi e Busquets: non nei rispettivi ruoli, ma nella loro storia di crescita calcistica. Giocatori tutti formatisi nella Masía, il settore giovanile dei blaugrana, che si sono poi affermati in prima squadra e ne hanno costituito l’ossatura per anni. Oggi il Barcellona è dei Neymar, dei Suárez: di quei giocatori, cioè, acquistati a caro prezzo da altre squadre, perché la nuova politica societaria è quella di andare su giocatori già pronti e abituati al grande calcio, anziché aspettare la crescita dei talenti homemade. Questo trend si è particolarmente acuito nel triennio di Luis Enrique in panchina, che pure era stato allenatore del Barcellona B: con lui, gli unici giocatori che hanno trovato uno spazio appena considerevole sono stati Sergi Roberto e Rafinha, comunque due nomi non titolari. Nell’ultima stagione, i canterani hanno collezionato appena 526 minuti complessivi, il secondo dato più basso negli ultimi 22 anni: una cifra irrisoria, se paragonata ai 4.543 minuti accordati ai baby da Pep Guardiola nel primo anno alla guida del Barcellona dei grandi.

Il conteggio dei minuti riservati ai canterani in prima squadra, stagione per stagione

Il conteggio dei minuti riservati ai canterani in prima squadra, stagione per stagione

Come conseguenza, molti giovani del Barcellona stanno lasciando la Masía: se la partenza di Fàbregas, che nel 2003 a 16 anni lasciò i blaugrana per l’Arsenal, era ai tempi un’eccezione, oggi i casi sono sempre più numerosi. Soltanto negli ultimi giorni, il Barça ha salutato pezzi importanti della propria cantera: Jordi Mboula, ala destra diciottenne che nell’ultima Youth League è stato capocannoniere della competizione con otto centri, è finito al Monaco; Eric García, difensore centrale di 16 anni, al Manchester City; il prossimo dovrebbe essere Mateu Morey, vicinissimo al Bayern Monaco. Anche come strategia comunicativa forte, il Barcellona ha risposto con il rinnovo di Carles Aleñá, centrocampista classe 1998: altri due anni di contratto, fino al 2020, con clausola di rescissione salatissima, da 75 milioni di euro.

Oltre al poco spazio in prima squadra, un altro motivo che sta spingendo molti giovani blaugrana a trasferirsi altrove è la concorrenza che arriva dall’estero: il Barça sta investendo sempre con maggior convinzione sui mercati stranieri, non solo per grossi nomi ma anche per talenti da svezzare. È il caso dei brasiliani Marlon e Vintinho, o dell’uruguaiano Bueno: trapiantati nelle squadre giovanili, con la differenza di avere alle spalle un investimento corposo da parte del Barça per assicurarsi il loro cartellino e quindi con un orizzonte molto più concreto di arrivare in prima squadra. Se i margini di carriera si assottigliano, la conseguenza naturale, per i giocatori della Masia che hanno mercato, è accettare la corte di altre squadre. Antonio Moschella, in un pezzo su Undici, ha fotografato gli estremi della nuova politica societaria con i giovani: «La globalizzazione della Masía, nella quale confluiscono sempre più calciatori provenienti da ogni angolo del mondo – su tutti il chiacchierato coreano Lee Seung-woo – è una conseguenza della decisione della direzione presieduta da Josep María Bartomeu che mira all’espansione del marchio Barça fin dalle giovanili. Per i puristi si tratta invece di una “deviazione” dai principî di memoria cruyffiana».

DENDERLEEUW, BELGIUM - MARCH 08: Seungwoo Lee of Barcelona in action during the UEFA Youth League Quarter-final match between Anderlecht and Barcelona held at Van Roy Stadium on March 8, 2016 in Denderleeuw, Belgium. (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

(Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

C’è un momento che fa da spartiacque nella politica giovanile del Barcellona: la cessione di Thiago Alcántara al Bayern Monaco, nel 2013. È il momento in cui sulla panchina del Barça arriva Gerardo Martino, per una sola stagione, per poi essere sostituito da Luis Enrique. In questo periodo, sono stati numerosi i giocatori che hanno preferito andar via, o perché non sono riusciti a debuttare con la prima squadra o per il troppo poco spazio a disposizione, per poi affermarsi altrove. I casi più emblematici sono quelli di Sandro Ramírez, attaccante titolare della Spagna Under 21, e Grimaldo. Sandro fu promosso in prima squadra nel 2014, senza mai trovare molto spazio, nonostante fosse un profilo rispondente alle esigenze di Luis Enrique: la scorsa estate, con l’arrivo di Paco Alcácer, l’attaccante è stato ceduto al Malaga, dove ha vissuto una stagione molto positiva. Grimaldo, invece, è passato al Benfica nel gennaio 2016: già ai tempi della cantera, se ne parlava straordinariamente bene. Ma il tempo in prima squadra per lui non arrivò mai: in assenza di Jordi Alba, Luis Enrique preferiva schierare Mathieu. Come sostiene una voce in passato impiegata nel settore giovanile del Barça, riportata da Antonio Moschella: «Hai visto cosa sta facendo Grimaldo nel Benfica? Lì è titolare in campionato e in Champions, mentre nel Barça se non gioca Jordi Alba lo fa Digne. C’era davvero bisogno di lui quando avevamo Grimaldo?».

La lista dei giocatori “persi” dal Barcellona durante gli ultimi anni è lunga. Jonathan Dos Santos, centrocampista ora al Villarreal, nel Barcellona è rimasto per ben cinque stagioni, ma con appena 14 presenze in campionato. Adama Traoré ha preferito l’Inghilterra, con Aston Villa e Middlesbrough, dopo non aver praticamente mai visto il campo con la prima squadra. Martín Montoya, che a un certo punto sembrava dovesse essere impiegato con maggior frequenza, è stato di fatto accantonato da Luis Enrique, con il successivo passaggio — irrilevante, a dir la verità — all’Inter, mentre ora è al Valencia. Ci sono poi alcuni giocatori che sono stati girati in prestito, ma che al momento non sembrano rientrare nei piani della società: tra loro, spiccano i nomi di Munir, che pure all’inizio era un giocatore su cui Luis Enrique faceva affidamento, salvo poi essere girato al Valencia per agevolare l’arrivo in blaugrana di André Gomes e Paco Alcácer, e Sergi Samper, un centrocampista impiegabile à la Busquets che nell’ultima stagione ha giocato nel Granada.