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Il Var sta funzionando?

Tra pochi giorni debutterà in Serie A, nel frattempo ha già fatto molto discutere nei tornei in cui è stato sperimentato.

Di Federico Giustini

Harrison, New Jersey, 12 agosto 2016. Alla Red Bull Arena si gioca New York Redbull II-Orlando City B, gara di United Soccer League, seconda divisione americana. La partita non passa alla storia per i suoi contenuti tecnici, ma perché è la prima in cui viene sperimentato il Var, il sistema che prevede la presenza di un arbitro davanti a uno schermo e in collegamento con il direttore di gara sul campo. Quasi un anno è trascorso dal minuto 34 di quella sfida, momento in cui Junior Flemmings, attaccante giamaicano dei padroni di casa, viene steso al limite dell’area di rigore da Conor Donovan, difensore avversario. Il fallo è netto e viene immediatamente ravvisato dall’arbitro Ismail Elfath. La scelta della sanzione per Donovan arriva un minuto e mezzo dopo il fischio: Elfath comunica con Allen Chapman, assistente nella Video Operation Room, prende tempo e a bordo campo consulta un monitor da cui rivede l’azione e decide. L’occasione da gol è giudicata chiara e Donovan viene espulso.

Così sono stati inaugurati i «due anni di sperimentazione» annunciati dall’International Board nel marzo 2016. L’obiettivo dichiarato da Massimo Busacca, capo del dipartimento arbitrale della Fifa, è «quello di avere il sistema in piena efficienza ai Mondiali di Russia 2018». Qualche amichevole di prova e alcuni tornei internazionali sono serviti per far prendere confidenza agli arbitri con i nuovi meccanismi. «Non sarà la soluzione a tutti i problemi, li diminuirà e verranno evitati grandi scandali, errori decisivi come la mano di Henry in Francia-Irlanda. Ma ci saranno sempre situazioni borderline», spiegava lo stesso Busacca nello scorso novembre. Erano i giorni immediatamente successivi a Italia-Germania, amichevole giocata a San Siro e conclusasi 0-0. La stessa in cui i due video assistenti hanno confermato la decisione del guardalinee e dell’arbitro Soares Dias di annullare per fuorigioco il gol del tedesco Volland.

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Il Var può intervenire su richiesta del direttore di gara quando non è del tutto convinto di una chiamata. Altrimenti i video arbitri possono raccomandare di rivedere una decisione solo in presenza di un evidente errore. Gol, rigori, espulsioni e scambi di identità sono i quattro ambiti d’applicazione, le cosiddette “match-changing situation”. Per il primo rigore di questa nuova era si è dovuto attendere il 14 dicembre. In campo Kashima Antlers contro Atlético Nacional, semifinale del Mondiale per Club disputatosi in Giappone. Al 28’ del primo tempo il colombiano Berrio sgambetta nella propria area di rigore il giapponese Nishi sugli sviluppi di un calcio di punizione, ma l’ungherese Viktor Kassai non si accorge del contatto e l’azione prosegue. Trascorre quasi un minuto, l’arbitro attende che la palla esca e sospende il gioco perché ha ricevuto un indicazione dal video assistente Danny Makkelie. Dopo un altro minuto Kassai si avvicina al monitor a bordo campo, rivede l’azione, fischia e dalla trequarti opposta indica il dischetto nell’area colombiana. Doi trasforma e sblocca l’incontro, che si concluderà 3-0 per i Kashima. L’esperienza tornerà utile a Makkelie quasi otto mesi dopo. Proprio lui dirige la Supercoppa d’Olanda tra Feyenoord e Vitesse, match in cui tra il 56′ e il 58′ succede di tutto: sull’1-0 per i biancorossi Makkelie non vede un chiaro rigore per gli ospiti, sul ribaltamento Vilhena calcia e, sulla respinta del portiere, Jorgensen fa 2-0, ma in fuorigioco. Dopo due minuti di consultazione l’arbitro vede il replay a bordo campo e concede il rigore che consente al Vitesse di fare 1-1. L’accaduto viene interpretato in maniera discordante dalla stampa di tutto il mondo: “pasticcio” per qualcuno, “trionfo” per qualcun altro.

L’episodio in Supercoppa d’Olanda

Le prime critiche si erano già sollevate nell’altra semifinale del Mondiale per Club tra Real Madrid e Club America. Dopo che Cristiano Ronaldo segna il gol del 2-0 in pieno recupero, l’arbitro paraguaiano Cáceres convalida, poi annulla dopo qualche secondo per poi tornare sui suoi passi e assegnare il gol al portoghese. Che a fine partita chiede ironicamente al Review Assistant a bordo campo: «La televisione non funziona?». Più caustico invece Luka Modric: «Questo sistema non mi piace, crea molta confusione. Per me questo non è calcio».

Il Var inizia a comparire nero su bianco sui match report della Fifa a partire dal Mondiale Under 20 dello scorso maggio. L’episodio più significativo alla seconda partita del torneo, Argentina-Inghilterra: la gomitata dell’argentino Martinez a Tomori che sfugge all’arbitro Abdulla. In contatto con il video assistente Shukralla mentre il difensore inglese è sottoposto alle cure mediche, il fischietto degli Emirati Arabi corre a rivedere l’azione incriminata ed espelle Martinez. Meno lineare è invece la decisione dell’ecuadoriano Zambrano di buttare fuori Pezzella e revocare il rigore concesso allo Zambia nel quarto di finale contro l’Italia: benché il contatto sia minimo, quasi impercettibile, l’arbitro non verifica l’entità della spinta e si limita a chiedere lumi circa il luogo esatto del contatto. Infine si fida del video assistente Vigliano e assegna punizione dal limite. La Fifa ha parlato di «grande successo» in riferimento alla rassegna andata in scena in Corea del Sud tra maggio e giugno scorso, evidenziando i numeri degli interventi del video assistente: in 52 partite 12 decisioni sono state corrette grazie alla segnalazione del Var, 7 delle quali hanno influenzato il risultato della gara; 5 sono state le volte in cui è stato utilizzato il replay a bordo campo.

L’espulsione di Martinez con l’ausilio del Var

La Confederations Cup è il passaggio immediatamente successivo. Le polemiche per quanto accaduto nella semifinale tra Cile e Portogallo catalizzano tutte le attenzioni sull’utilizzo del Var. L’episodio incriminato è un fallo di Fonte su Silva nel corso del secondo tempo supplementare, un rigore negato al Cile: l’arbitro Faghani non ritiene sia da sanzionare, così come i Var (che per l’intera rassegna russa sono 2, affiancati sempre da un ulteriore assistente) che non comunicano nulla all’iraniano. Incalzato sul tema, il presidente della Fifa Gianni Infantino ha demandato a Pierluigi Collina, presidente della Commissione Arbitri della Fifa, la spiegazione dell’accaduto: «Poteva essere fallo. Ma siamo in fase di test e un conto è l’errore certo, oggettivo, come per esempio il fuorigioco, un altro l’interpretazione di un fallo che può essere rivisto dai Var con molte altre angolazioni e che può dare sensazioni diverse a velocità normale, al replay e al super replay dove ogni contatto si ingigantisce». Per il resto della competizione il Var funziona discretamente, al netto di qualche episodio controverso: un fuorigioco di Edu Vargas millimetrico in Camerun-Cile; la benevola decisione dell’arbitro Gassama di ammonire solamente i messicani Reyes ed Herrera e il neozelandese Boxall, tra i più attivi protagonisti di una zuffa da Far West e dopo 4 minuti di interruzione; la non espulsione di Jara per una gomitata a Werner durante la finale tra Cile e Germania. Tutti momenti in cui ha pesato l’interpretazione dell’episodio, ragione per cui resta centrale il ruolo del direttore di gara. «L’ultima decisione sarà ed è sempre dell’arbitro», lo ha scandito a chiare lettere Roberto Rosetti, responsabile del progetto Var in Italia, in occasione delle Final Eight del campionato Primavera, primo test online italiano del maggio scorso. Le sperimentazioni in Serie A erano già iniziate nel mese di ottobre ma in modalità offline, senza possibilità di interazione.

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Sarà sempre l’arbitro anche a far partire la revisione di un’azione sospetta: i video assistenti possono soltanto suggerire e raccomandare, poi è compito del direttore di gara decidere se fidarsi ciecamente del suggerimento o controllare in prima persona attraverso l’Ofr (On Field Review). E in ultima istanza scegliere che sanzione applicare. Questo comporta inevitabilmente interruzioni più lunghe e tempi di gioco che possono dilatarsi, a discapito del ritmo della partita. Perplessità fatte proprie dal presidente dell’Uefa Aleksander Čeferin, che non ha autorizzato l’uso del Var per le coppe europee: «Non dobbiamo distruggere il flusso del gioco bloccando l’azione ogni 10 minuti. Serviranno ancora molti test per convincermi», ha dichiarato in un’intervista del mese scorso.

L’International Football Association Board tirerà le somme a marzo 2018 alla luce anche dell’esito dell’introduzione del Var in Serie A e in Bundesliga. In Premier League si dovrà attendere ancora nonostante il parere positivo dell’ex arbitro Howard Webb: «È un cambiamento necessario. In questo modo nessun giocatore potrà permettersi di simulare». Stessa sorte in Spagna anche se è piaciuta a molti l’applicazione del nuovo sistema in occasione dell’amichevole giocata dalle Furie Rosse a Parigi contro la Francia il 28 marzo: un gol di Griezmann prima convalidato e poi annullato, la rete del raddoppio di Deulofeu assegnata dopo un’iniziale segnalazione di fuorigioco del guardalinee.