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Adattamento ed evoluzione di Rodrigo Bentancur

Arrivato alla Juventus era un giocatore ben definito. Per questo ci ha messo poco a prendersi il centrocampo.

Di Claudio Pellecchia

Quando, nell’estate del 2015, la Juventus permette a Tevez di svincolarsi e ritornare al Boca Juniors a parametro zero, oltre ad assicurarsi il prestito biennale di Guido Vadalà (rispedito al mittente dopo una dimenticabilissima stagione nella primavera bianconera), si premura di opzionare tre giocatori: Adrian Andrés Cubas, Cristian Pavon e Rodrigo Bentancur. Il prospetto più interessante, stando almeno alle parole dell’allora tecnico xeneize Rodolfo Arruabarrena, è proprio il diciassettenne uruguagio: «Parliamo di un potenziale crack: è un classe ’97 con enormi prospettive di crescita ulteriore, sono curioso di vedere come supererà le prime difficoltà perché ha i numeri per diventare un giocatore del livello di Pirlo. Il suo principale problema è però il rendimento: deve superare la tendenza a proporre continui alti e bassi nelle sue prestazioni», dichiarerà in un’intervista a Tuttosport. Allineandosi, di fatto, a quanto Massimiliano Allegri racconterà due stagioni dopo, al termine di un’amichevole ben giocata e vinta contro il Paris Saint-Germain, in occasione della International Champions Cup: «Bentancur è bravo a giocare tra i due di metà campo, deve acquisire più personalità perché ha tecnica e tempi di gioco e un grande avvenire davanti».

Riassunto di Bentancur con la maglia del Boca Juniors

Sono parole pesate, pesanti ma non casuali: già nella gara di qualche giorno prima contro il Barcellona il tecnico livornese aveva intravisto le qualità del suo ideale di giocatore: la compostezza sul pallone, il controllo di ogni singolo movimento del corpo, la calma prevalente sull’istintività, l’intelligenza nella ricerca costante dello spazio ideale in relazione al singolo momento della partita. Dettagli non sempre facilmente riscontrabili in un ragazzo di vent’anni e che avevano convinto la dirigenza a spendere il secondo e ultimo slot della rosa riservato ai giocatori extracomunitari dopo lunga e attenta riflessione (la trattativa con il Boca è stata perfezionata in aprile, con tesseramento regolarizzato solo a metà luglio). Per questo, tempo un mese, alla vigilia della trasferta di Marassi contro il Genoa, Allegri ne anticipa il debutto in gare ufficiali, dicendo: «Sono molto contento di Bentancur: è cresciuto molto, può essere la sorpresa del campionato». E non si tratta di una dichiarazione di facciata: dopo i 10 minuti contro i genoani, complici i problemi fisici di Marchisio e Khedira, poco più di due settimane dopo Bentancur si ritrova titolare all’esordio in Champions League. Guarda caso, ancora contro il Barcellona.

La prova di Bentancur al Camp Nou rispecchia l’andamento della prestazione dell’intera Juventus: ottimo primo tempo, crollo verticale nella ripresa. A fine gara il tabellino racconterà di 31 palloni toccati, 84% di pass accuracy, un’ottima occasione sullo 0-0 non sfruttata, un giallo meritato per un’entrata fuori tempo su Rakitic e l’ingrato compito in fase di non possesso di schermare l’half space in cui agiva Iniesta

Al di là di numeri e statistiche, ciò che immediatamente colpisce di Bentancur è la sicurezza in ogni cosa che fa sul terreno di gioco (che quasi fa da contraltare ad un carattere timido e schivo fuori dal campo), e la capacità di sfruttare ogni minuto che Allegri gli concede. La velocità di apprendimento è esponenziale, così come l’adattamento a un contesto tecnicamente e tatticamente diverso rispetto a quello di provenienza. «Fortunatamente ho avuto l’opportunità di esordire subito con la maglia della Juventus: sono molto felice e cercherò di trarre qualche insegnamento ogni volta che dovrò scendere in campo, non importa per quanto tempo», dirà dopo lo showdown genovese, non mancando di sottolineare quanto sia grande la fiducia che in lui ripongono anche i compagni: «Buffon in particolare è stato molto gentile con me. Quando sono entrato in campo contro il Genoa mi ha detto di stare tranquillo e di giocare come sapevo perché non avevo nulla da dimostrare». Per questo il livello della prestazione contro la Fiorentina nel primo turno infrasettimanale del campionato, stupisce relativamente: quello che si prende il centrocampo della squadra campione d’Italia, dettando il ritmo della manovra e bilanciando orizzontalità e verticalità di ogni singola giocata, è un giocatore pienamente consapevole delle proprie capacità, perfettamente in controllo dei suoi mezzi tecnici e atletici (92 tocchi, 88% di precisione, otto palloni recuperati, la metà dei quali anticipando la linea di passaggio avversaria) e in grado di dominare, dilatandoli o restringendoli a piacimento, tempo e spazio. Meno appariscente di Pjanic ma ugualmente efficace nel rispettare ruoli e compiti che gli sono stati assegnati.

mappe-fiorentina

La mappe relative alle zone di influenza (a sinistra) e alla precisione dei passaggi (a destra) di Bentancur nella gara contro la Fiorentina, sono la miglior spiegazione possibile del dominio esercitato dal giovane uruguagio su entrambi i lati del campo 

Nonostante abbia alle spalle appena due anni di carriera e i margini di miglioramento siano sostanzialmente indefiniti e indefinibili al momento, Bentancur è un giocatore già riconoscibile tanto nei pregi quanto nei difetti, e che ha completato la sua evoluzione già durante i suoi anni in Argentina, con una posizione in campo ben definita e con una rimodulazione delle proprie caratteristiche in base alla stessa. Ambidestro naturale, nato come vertice alto del rombo di centrocampo (agli inizi il paragone, scontato, era quello con Riquelme, con cui condivide la capacità di “pettinare” il pallone in corsa per facilitarsi il successivo tocco in verticale per non perdere un tempo di gioco), è progressivamente scalato di venti metri affermandosi sia come volante in una mediana a tre che come pivote accanto a un elemento prevalentemente di rottura (e in questo è stato fondamentale il periodo passato insieme a Fernando Gago) riuscendo a coniugare qualità e quantità grazie anche a una struttura fisica importante (75 chili ben distribuiti su 187 centimetri) ma non limitativa di rapidità ed elasticità dei movimenti: abilissimo nel trovare lo spazio tra le linee in fase di prima costruzione eludendo la prima linea di pressione (magari spezzando in dribbling il raddoppio), non è raro vedergli rifinire l’azione in prima persona dopo il recupero palla (quasi mai al di sotto dei tre palloni recuperati di media a partita e tignoso il giusto nei contrasti), guadagnando metri di campo grazie ad una corsa sincopata e potente allo stesso tempo. Non bisogna però dimenticare che si sta parlando di un giocatore votato prevalentemente alla gestione e al consolidamento del possesso, quindi piuttosto lineare e poco votato all’improvvisazione pura e semplice: un equilibratore nel senso più moderno del termine, quindi, che ha nel posizionamento e nella capacità di lettura preventiva in entrambe le fasi i pezzi forti del proprio repertorio, esaltando la funzionalità di un sistema pur “scomparendo” all’interno di esso.

Ai Mondiali U20 contro l’Italia: un saggio completo delle capacità di Bentancur

In un contesto di squadra organico, definito e tendente alla costante ricerca del controllo della partita come può esserlo quello della Juventus attuale, Bentancur non ha avuto problemi a ritagliarsi molto più spazio di quanto fosse lecito aspettarsi ad inizio stagione: il ruolo che Allegri sembra stargli confezionando su misura è quello di prima alternativa a Pjanic nella cerniera di metà campo, per quanto la presenza di un giocatore così centrale e totalizzante come il bosniaco possa invitare ad esplorare anche la soluzione di un centrocampo a tre (sperimentata a Barcellona in piena emergenza) in cui l’ex Boca possa agire da interno sinistro, facilitandone l’imprevedibilità della giocata rientrando sul piede forte (cambio del fronte del gioco dopo aver sovraccaricato il lato della palla o verticalizzazione a premiare l’inserimento dell’esterno in sovrapposizione), magari contro squadre che fanno densità in mezzo al campo e che lasciano alla seconda punta il primo pressing sullo stesso Pjanic.

Difficile, comunque, che il livornese deroghi da un piano di crescita graduale già predisposto: prima che sia la Juventus a piegarsi alle caratteristiche del suo nuovo gioiello, tocca a quest’ultimo limare i pochi ma sostanziali difetti. Compreso il talvolta eccessivo indulgere in giocate troppo scolastiche e poco adatte in quelle partite in cui, come accaduto contro l’Olympiacos (105 tocchi, 93% di precisione ma grande difficoltà nel velocizzare la trasmissione palla in verticale negli ultimi trenta metri), più che l’ordine e la pulizia d’esecuzione, servirà il lampo di genio, il tocco estemporaneo, la verticalizzazione rischiosa su una traccia non canonica; il tutto in attesa di misurare le reale forza mentale quando non tutto filerà per il verso giusto e gli applausi e i consensi  lasceranno il posto a qualche fischio di troppo. In tal senso i migliori alleati possibili sono il tempo e la pazienza. Allegri non difetta né dell’uno né dell’altra: «Bentancur deve ancora migliorare tanto, ritarda un po’ nella verticalizzazione. Però ha piedi, gioca sul lungo e sul corto, ha cambi di gioco: diventerà un calciatore davvero importante».