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La Fox aveva investito un bel po’ di soldi sugli Usa al Mondiale

Di Redazione Undici

La sconfitta degli Stati Uniti contro Trinidad and Tobago nell’ultima partita del girone di qualificazione è stata una disfatta per il movimento calcistico a stelle e strisce. Il mancato accesso ai Mondiali è una frenata brusca nella crescita del soccer, ma è stato anche un colpo al cuore, e al portafogli, per alcuni investitori. Il network televisivo Fox  aveva pagato oltre 400 milioni di dollari per trasmettere le partite della Coppa del mondo, e ora che gli Usa sono fuori il ritorno economico potrebbe non valere la spesa effettuata. Un investimento che risale al 2011, acquistando un pacchetto con le partite della Fifa, Mondiali compresi.

Appena due settimane prima dell’eliminazione di Pulisic e compagni, la stessa Fox aveva annunciato che la copertura dell’evento avrebbe reso Russia 2018 il prodotto più grande della storia dell’emittente, con circa 350 ore di calcio in diretta tv. È vero che la programmazione non sarà cancellata con la sconfitta dell’altra contro Trinidad, e la spesa del network di Rupert Murdoch non era poi tanto un azzardo, perché la cifra sborsata copre anche i prossimi Mondiali, per un totale in linea con gli investimenti delle tv di altri Paesi (in Germania, Russia 2018 è stato venduto a circa 200 milioni di euro, in Inghilterra a 220 milioni di sterline). Ma il rischio che le entrate dalle sponsorizzazioni diminuiscano è concreto, e l’idea che per aspettare il grosso dei ricavi sia necessario aspettare i Mondiali in Qatar del 2022, aspettando altri cinque anni per far fruttare l’investimento, non è proprio il massimo per i dirigenti della Fox.

Il punto più basso della storia recente della Nazionale Usa

Tra i grandi marchi che hanno perso molto con la mancata qualificazione c’è anche Nike. L’investimento sulla maglia della Nazionale non è tra i più grandi per il brand di Beaverton, in termini economici, ma poter piazzare il “baffo” sulla jersey del proprio Paese, durante il torneo calcistico più importante, sarebbe stato un boost non indifferente sul piano dell’immagine .

Ad ogni modo, il pericolo maggiore legato alle sponsorizzazioni è quello di un effetto domino su tutto il movimento calcistico americano. Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom di marchi che hanno scelto di legare il loro nome al soccer: vista anche la possibilità che gli Stati Uniti ospitino i Mondiali 2026, molti brand hanno deciso di puntare forte fin da subito anche sulla Mls, il campionato più importante della Nazione. Se la mancata qualificazione dovesse causare una riduzione del seguito del calcio negli Stati Uniti, anche i proventi dalle sponsorizzazioni diminuiranno di conseguenza, costringendo l’intero movimento a ritoccare al ribasso le proprie ambizioni.