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Kirkland e la depressione

Di Redazione Undici

Nell’estate del 2016 Chris Kirkland, ex portiere inglese del Liverpool, decise di ritirarsi dal calcio, nonostante avesse appena firmato un contratto con il Bury, club di terza serie. Le motivazioni, esposte in un comunicato, furono vaghe: bisogno di staccare dal calcio e priorità alla famiglia. Oggi, in un’intervista al Guardian, ha chiarito i motivi di quella decisione: la depressione, uno dei temi tabù tra i calciatori, eppure molto più diffuso di quanto si pensi – un’indagine della Fifpro, l’associazione internazionale dei giocatori, ha svelato che problemi di questo tipo hanno interessato il 38% dei 607 calciatori interpellati. Kirkland ha spiegato perché non ha voluto parlarne prima: «Me ne vergognavo. Allora non avevo nessun tipo di aiuto».

L’ex portiere ricorda i momenti che precedettero l’annuncio del ritiro: dopo un ripensamento, decise di tornare in campo. «Cominciai ad allenarmi di nuovo, ma, il terzo giorno, in una partitella a cinque, mi arrivavano tiri e io, semplicemente, non riuscivo a tuffarmi. Pensai: non voglio stare più qui. Me ne andai e parlai all’allenatore: “Non posso più farlo. Ho bisogno di chiudere”». I primi problemi arrivarono nel 2012, quando Kirkland lasciò il Wigan («Mi piangeva il cuore, lì avvertii che le cose stavano scivolando via»). Pochi mesi prima, Gary Speed, ex giocatore e tecnico del Galles, si era tolto la vita. «Quello che successe a Gary Speed mi preoccupò sul serio», ricorda Kirkland. «Non sapevo quanto fossi distante da quel punto. Mi chiedo sempre: mi sarei fatto del male? Mi piace pensare che no, non l’avrei fatto. Ma una notte sì, ero lì a pensarci… Ci pensi. Perché non hai voglia di svegliarti. Dissi a mia moglie, Leeona, non vedo l’ora di addormentarmi ed essere lucido. Ma poi, non volevo alzarmi la mattina, perché ricominciava di nuovo. Non ho fatto nulla per Leeona e la nostra figlia. Ma mi preoccupava quanto fossi vicino al passo successivo».

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Ora Kirkland vuole affrontare apertamente la questione, in modo da essere d’aiuto a quei colleghi che si trovano nella sua stessa situazione: «Ora per me è facile parlarne, perché ho visto una via d’uscita. Voglio che anche gli altri giocatori possano parlarne: non ne esci fuori, finché non lo fai. C’è paura. Ma non appena cominci a parlarne, stai aiutando te stesso e la tua famiglia». Oggi l’ex Liverpool ha fondato Chris Kirkland Goalkeeper Academy, rivolta ai ragazzi che vogliono diventare portieri, e sa quando la sua vita ha preso una svolta in meglio, quando, su suggerimento di Michael Bennett dell’associazione calciatori inglese, ha cominciato ad andare in terapia da un’analista: «Ha fatto miracoli. All’inizio ci andavo una volta a settimana, ora anche una ogni due o tre settimane. Mi ha insegnato alcune tecniche, come quelle di respirazione, perché ero molto ansioso: le utilizzo ancora. È una strada lunga, ma ora so che ce la farò».