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Lavagnette – L’importanza degli spazi nella Lazio

Il tetris di Simone Inzaghi è l'arma in più di una squadra sempre più sorprendente.

Di Riccardo Zanola, Mirko Saggiorato

Le ultime stagioni del nostro campionato possono essere definite, in un certo senso e per quanto riguarda la lotta al vertice, monotone. Tre infatti sono state le squadre che hanno dimostrato una certa continuità di risultati tale da far pensare a una potenziale vittoria del campionato: Juventus, Napoli e Roma, con i bianconeri sistematicamente superiori di un gradino. Queste tre squadre hanno saputo sfruttare da un lato la flessione delle milanesi e l’alta volatilità del progetto fiorentino, dall’altro la quasi assente possibilità di emergere per le società medio-piccole. Insomma, dopo le prime tre potenze nazionali, c’era il vuoto.

Recentemente qualcosa ha iniziato a muoversi. Se le medie-piccole hanno tutt’ora pochissime possibilità di emergere, le società storicamente con una maggiore potenza di fuoco hanno iniziato processi di ristrutturazione per tornare competitive, almeno sul fronte nazionale. Si tratta fondamentalmente di ristrutturazioni finanziario-societarie, ma c’è un caso anomalo. Si tratta del caso di quella società che nelle ultime due stagioni è riuscita a tenere il passo delle altre “inseguitrici” – e anzi, riuscendo a superarle in Coppa Italia – nonostante sembra stia trascorrendo un periodo in cui la rosa venga più indebolita che rinforzata. Si tratta della Lazio.

Nomi alla mano infatti potrebbe sembrare che nelle ultime due campagne acquisti estive la società di Lotito abbia preferito mantenere una stabile situazione finanziaria piuttosto di pensare a investire: la diretta conseguenza è un calciomercato poco sorprendente per i tifosi biancocelesti, con addii più pesanti dei rimpiazzi. Nell’estate del 2016 la Lazio ha perso due terzi dell’attacco titolare (Klose e Candreva) più un indispensabile collante tattico come Mauri, sostituendoli con le incognite (al tempo) Immobile e Luis Alberto. Un anno dopo, hanno lasciato Formello tre (presenti o potenziali) punti cardine della rosa, uno per ogni zona del campo (Hoedt, Biglia e Keita), rimpiazzati con soluzioni dettate chiaramente da scopi conservativi.

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Nonostante ciò, nella passata stagione la formazione di Inzaghi ha ottenuto un quinto posto e la finale di Coppa Italia, e questa stagione è iniziata positivamente con un inizio incoraggiante in campionato e la vittoria in Supercoppa. E il tutto con un riconosciuto incremento della consapevolezza per quanto riguarda il gioco di squadra: la Lazio è la squadra del momento. Come può essere avvenuta questa illogica crescita?

Focalizziamoci sull’addio più rilevante dell’estate laziale. Una partenza che sulla carta poteva portare a un drastico calo della qualità di gioco: quella di Lucas Biglia. Rimanendo in ambito di tattica, la perdita del principale regista è spesso e volentieri causa di cambiamento (o peggioramento) dello stile di gioco. La paura dei tifosi biancocelesti era che i diretti sostituti (Lucas Leiva e Di Gennaro) fossero un segnale di impoverimento della manovra, e che questo potesse portare a un ridimensionamento del progetto laziale. Così non è stato, e questo grazie a una catena fortemente voluta da Inzaghi formata da De Vrij-Milinkovic-Immobile (da quindi in avanti DMI) di cui troppo spesso vengono messe in luce soltanto le qualità individuali. Se però si vanno a guardare da vicino le prestazioni di Biglia, ma anche quelle di Keita, Cataldi e Felipe Anderson, si può notare come gran parte della libertà che questi giocatori avevano durante la costruzione del gioco nasceva quasi sempre da una polarizzazione delle marcature da parte dei tre sopracitati.

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Anche l’anno scorso Milinkovic aveva cominciato a posizionarsi in maniera anomala nel corso di partite bloccate. In questo caso arretra e va incontro al portatore di palla a ricevere in una posizione stranissima. Questo però invoglia alla marcatura aggressiva i tre giocatori dell’Inter nella speranza di recuperare palla in una zona cruciale del campo. Milinkovic ha già in mente la giocata e i giocatori nerazzuri non fanno in tempo a intervenire. Così serve con un filtrante Biglia sulla corsa che si ritrova oltre la metà campo libero di impostare. Non solo, Lulic avrà la possibilità di muoversi sulla fascia e creare superiorità  numerica.

Ma prima di affrontare in dettaglio la parte più tecnica vogliamo fare una precisazione. È importante sottolineare l’importanza di questa catena, anche se a volte non dialoga in maniera esclusiva come può essere quella formata da Ghoulam-Hamsik-Insigne, perché ci permette di portare avanti una riflessione anche sul ruolo dei blocchi di giocatori titolari nella costruzione di un progetto vincente nel corso degli anni. Blocco che si può sviluppare in verticale, come ad esempio quello De Rossi-Nainggolan-Dzeko, o per ruolo, come l’ex blocco difensivo della Juventus. Il Napoli in questo senso è la squadra che ha lavorato meglio, in grado di costruire una catena di dialogo che rende partecipe ben 6 giocatori e che permette sempre di avere due opzioni di sviluppo della manovra imparate a memoria – e i risultati stanno ripagando.

Se i primi sono tutti blocchi che favoriscono la costruzione della manovra attraverso una partecipazione attiva, Simone Inzaghi ha fatto di necessità virtù e, non disponendo più di giocatori associativi nella formazione titolare, ha costruito un blocco passivo o di non-posizione. La trovata in questo senso è stata quella di unire le capacità dei tre di muoversi al di fuori della propria zona di competenza e con grande velocità senza andare ad appesantire quella determinata zona di campo. Così facendo riescono a posizionarsi a metà tra due avversari predisposti alla marcatura che vengono ingannati a un facile raddoppio, non accortisi di essere stati in realtà spostati in una zona al di fuori della vera azione di gioco. È proprio da questi movimenti passivi di rottura che i compagni di reparto traggono vantaggio. Non è difficile vedere Lulic o Lukaku essere lanciati in profondità senza un vero e proprio ostacolo fino all’altezza dell’area di rigore, o Lucas Leiva provare il filtrante per l’esterno alto e Luis Alberto arrivare alla conclusione dal limite, nonostante non siano le caratteristiche più apprezzabili di questi giocatori.

Andando più nel dettaglio possiamo notare che il posizionamento di De Vrij è insolito se paragonato a una difesa a tre vecchio stampo. Specialmente nell’ultimo periodo si tende a far allargare il centrale di mezzo e a coinvolgere maggiormente il portiere in fasi di impostazione, come prova a fare – a oggi senza grande successo – il Milan. L’allenatore biancoceleste preferisce invece posizionare l’olandese appena oltre il dischetto dell’area di rigore molto vicino al suo diretto marcatore, ricevendo palla in una situazione in cui è in grado di indurre il raddoppio delle due punte o dalla punta e dall’esterno avversari. È una situazione molto rischiosa ma che lascia spazio agli altri due centrali di impostare con una certa facilità e di provare laser pass che altrimenti non avrebbero le qualità tecniche per effettuare.  Quando invece gli avversari attuano un pressing alto a tutto campo, Milinkovic-Savic si alza appena oltre la metà campo insieme a Lulic in una posizione avanzata che favorisce un lob morbido su cui difficilmente gli avversari riescono ad avere la meglio vista la prestanza fisica dei due. Va aggiunto però che anche questo non è uno schema privo di falle, e infatti spesso la Lazio viene colpita da ripartenze.

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De Vrij avrebbe la possibilità di restare più indietro per offrire una linea di passaggio sicura come un normale centrale. Con molta intelligenza, invece, si posiziona vicino a sufficienza a Khedira per obbligarlo a pressare, ma lontano quanto basta per avere il tempo di toccare il pallone di prima. Di conseguenza agiranno Douglas Costa e Mandzukic. Bastos rimane così libero, viene lanciato con un filtrante di prima e non solo salta la prima linea di pressione, ma con Khedira così scavalcato salta anche l’impostazione difensiva del centrocampo Juventino. È un rischio che vale la superiorità.

Il posizionamento di Immobile e Milinkovic è ugualmente atipico. Immobile spesso scende addirittura dietro la linea dei centrocampisti per lasciare praterie a Luis Alberto. Milinkovic si alza e si abbassa in maniera discontinua sovraffollando la zona di possesso palla senza ostruirne però le vie di fuga per i filtranti diagonali. Quando il portatore di palla non riesce o non se la sente di provare il passaggio lungo, il serbo riceve palla spalle alla porta ed è spesso costretto alla giocata per uscire dal pressing, ma le qualità tecnico-fisiche gli garantiscono un’alta percentuale di riuscita e di conseguenza un’opzione che permette comunque ai biancocelesti di sviluppare un’azione efficace.

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Immobile si ritrova addirittura più basso di Milinkovic. Entrambi sovraffollano una zona di possesso che solitamente dovrebbe essere coperta da il solo Lulic.

È ancora più interessante notare come questo sovraffollamento non è atto a creare nuovi appoggi per la manovra. Anzi si fanno trovare appena dietro al proprio marcatore in modo da indurre questo a considerare definitivamente bloccata la linea di passaggio e a provare il pressing sul portatore di palla (come farà Bentancur). Lucas Leiva è allora libero di servire Luis Alberto con un passaggio facile senza essere costretto ad arrischiare lanci lunghi o laser pass che non sono nelle sue corde. Non solo, quando Luis Alberto riceve palla avrà Immobile e Milinkovic che, posizionatisi dietro i propri marcatori e avvantaggiati nello scatto, sono pronti a supportarlo per un 3 contro 3 con la difesa bianconera.

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Qui Lucas Leiva non se l’è sentita di provare il passaggio lungo e ha toccato per Milinkovic che riceve spalle alla porta con Bentancur in pressione e Dybala pronto ad aggredirlo. Immobile si è di nuovo spostato dietro ai marcatori attirando Barzagli e Lichtsteiner e liberando un corridoio enorme al centro del campo per Luis Alberto e Lucas Leiva che, grazie alla giocata di Milinkovic che supera Bentancur di fisico, si ritrovano in un 2 contro 2 contro la difesa avversaria.

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Si ripete la stessa situazione di prima. Immobile larghissimo si porta dietro Matuidi e Chiellini. Milinkovic dall’altra parte taglia fuori Barzagli e Lichsteiner. Luis Alberto è libero di ricevere palla al limite dell’area completamente solo!

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E ancora. Lucas Leiva è libero di ricevere palla indisturbato, una volta ricevuta induce alla pressione di Khedira e Bentancur che avevano seguito Milinkovic e che quindi si ritrovano troppo distanti per intervenire in tempo. Immobile si posiziona vicinissimo al serbo lasciando a metà strada Barzagli. Lucas Leiva può provare un filtrante in condizioni tutt’altro che proibitive.

Abbiamo visto come grazie a questi movimenti della DMI, che in un primo momento passano inosservati, giocatori come Lucas Leiva, Luis Alberto e Marusic si trovano di fronte alla possibilità di compiere una giocata facile e allo stesso tempo efficace. E la conseguenza di ciò è una diminuzione delle qualità richieste sia al mediano che alla “variabile impazzita” della formazione laziale. A questo proposito, la tanto sofferta partenza di Biglia, almeno sul lato tattico, può essere sdrammatizzata: a causa del lavoro passivo eseguito perfettamente dal blocco di giocatori con maggior esperienza in formazione, sia Lucas Leiva che Luis Alberto sono in grado di esprimersi ad alto livello nonostante la diminuzione in termini assoluti del tasso tecnico rispetto a Biglia e Keita.

Certo, non va però dimenticato che questi tre giocatori non sono solo bravi a creare spazi per i compagni. Anzi, quando la squadra è in difficoltà fanno questo:

 

Immagini Getty Images