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La storia di Abdoulie Dampha

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Arrivato dal Gambia all'Italia inseguendo una speranza, e realizzandola, in campo, grazie al Progetto Rete.


Abdoulie Dampha è arrivato in Italia quattro anni fa con un’idea chiara nella testa: voleva giocare a calcio. Oggi ha diciannove anni e viene da una stagione positiva con la maglia granata: quella Primavera del Trapani, dove ha giocato grazie al Progetto Rete!, l’iniziativa di Figc destinata a quei ragazzi, tra i 16 e i 19 anni, richiedenti protezione internazionale e residenti presso i centri di accoglienza della rete territoriale Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Abdoulie è nato in Gambia nel settembre del 1998 e, dopo un’infanzia in patria, a quattordici anni ha preso la decisione più difficile della sua vita. Si è imbarcato a Tripoli, in Libia, con la speranza di arrivare in Italia e regalare un futuro più felice alla madre, possibilmente con un pallone da calcio che rotola ai suoi piedi.

Il calcio per Abdoulie, così come per tanti altri ragazzi che scelgono di attraversare il Mediterraneo su un’imbarcazione di fortuna per sbarcare in Italia, è uno strumento per sfuggire a una realtà troppo difficile. Ma nel suo caso è sempre stato anche un desiderio da realizzare con il lavoro e l’impegno quotidiano. «Quando sono arrivato in Italia volevo diventare un calciatore», spiega lui, «ma ancora ho molto da imparare e non posso permettermi di pensare di essere già arrivato».

I primi passi in un calcio organizzato e consapevole fatti da Abdoulie sono proprio quelli con il Progetto Rete!, al quale ha partecipato due anni fa. Da lì ha superato il primo importante step in direzione del calcio che conta davvero, e si è avvicinato al mondo dei professionisti: nel 2016 è stato notato dal Direttore sportivo del Trapani Daniele Faggiano, che lo ha portato in granata spostando il suo rapporto con il calcio su un piano differente. «Certamente da quando sono arrivato in Italia», dice il giovane Abdoulie, «è cambiato anche il mio modo di approcciarmi alle partite, sono più consapevole, mi concentro molto di più sulla tattica. Qui si fa sul serio». Sono cambiamenti importanti nella vita di Abdoulie Dampha, che a Trapani ha incontrato Serse Cosmi, un allenatore importante nel suo percorso di crescita: «Mister Cosmi per me è stato un maestro. Mi ha insegnato tante cose e mi ha permesso di allenarmi spesso in prima squadra. Però è stato fondamentale trovare anche un gruppo affiatato in squadra, mi trovavo bene con tutti». L’impatto con una realtà complessa, come può essere una squadra di calcio o uno spogliatoio, non gli hanno tolto la serenità nel gioco che lo ha accompagnato fin da bambino. Nella scorsa stagione Abdoulie, soprannominato Totò in Sicilia, è sceso in campo 19 volte con la Primavera del Trapani, trovando il gol due volte (contro Brescia e Fiorentina): uno score niente male per un centrocampista. Gioca prevalentemente da interno di centrocampo, ma può ricoprire anche il ruolo di trequartista o di mediano davanti alla difesa, sempre al servizio dell’allenatore. Abdoulie ha disponibilità e dedizione da vendere e, a dispetto di una tecnica discreta ma ancora da levigare, ha doti atletiche davvero notevoli.

È successo tutto molto velocemente nella sua vita: da quando, a quattordici anni, è partito da casa in direzione Italia, a quando ha debuttato a diciotto con la maglia granata, ha imparato moltissimo, si è confrontato con realtà differenti e sempre più impegnative, ma non ha mai perso la speranza di poter diventare un calciatore professionista. «Per me», spiega, «il pallone è sempre stato qualcosa di serio. Anche in allenamento mi piace essere concentrato e lavorare il più possibile per poter essere al meglio». Lo fa anche adesso che è momentaneamente svincolato e si allena da solo in attesa di trovare una squadra che abbia fiducia in lui, che voglia puntare sulle sue qualità e credere nella sua crescita. Dopotutto, non è ancora arrivato il momento di tirare il freno. L’ambizione di Abdoulie è un insieme di incoscienza dovuta alla giovane età, e di umiltà, quella che lo accompagna sempre, che lo fa rimanere con i piedi per terra, e non lo ha abbandonato a un passo dal calcio dei grandi. «Mi piacerebbe tantissimo giocare in Premier League in Inghilterra o in Serie A, certo. Ma questi sono risultati che mi devo meritare con il tempo, con la costanza e la con il duro lavoro. So di dover prima continuare a fare esperienza, voglio rimanere umile. Il prossimo passo è confermarmi con i più grandi dopo l’ottima stagione appena trascorsa nella Primavera del Trapani».