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L’utilità di Pellegrini

Talento e difetti del centrocampista della Roma, che sta trovando sempre più spazio nella Roma di Eusebio Di Francesco.

Di Oscar Cini

Quello di Lorenzo Pellegrini è un talento importante. Un giocatore così futuribile e concreto che Eusebio Di Francesco, che con Pellegrini ha lavorato già a Sassuolo, ha definito «un capitale». La Roma è la squadra che in questa parte di stagione ha avuto una crescita costante come poche altre. I principi di Di Francesco, applicati al nuovo contesto, stanno restituendo risultati positivi anche in termini di gioco. Per dare modo alla squadra di avere la migliore affidabilità possibile sia in campionato che in Champions, il tecnico ha alternato più uomini possibili, e in queste girandole Lorenzo Pellegrini sembra ora aver trovato il suo posto. Utilizzato soprattutto in campionato – mentre in Champions è uno di quelli con il minor minutaggio – il centrocampista scuola giallorossa ha rappresentato una validissima alternativa a Kevin Strootman, ma non è stato raro vederlo in campo anche per sostituire Nainggolan.

Il Cies, l’osservatorio internazionale sul calcio, ha inserito Pellegrini tra i primi 20 migliori Under21 dei maggiori cinque campionati europei. Davanti a lui ci sono talenti già affermati, ma si mette alle spalle, per valore, Asensio, Kessié, Tielemans e Ceballos, tra gli altri. La crescita del ragazzo appare sempre più verticale, tanto che Pallotta ha voluto sottolineare come la sua visione lo preveda al centro del progetto giallorosso per gli anni a venire. “La Roma ai romanisti”, come un mantra che si ripete negli anni, ma con attacchi di Chelsea e Manchester United – interessate a pagare la clausola da soli 25 milioni – da cui bisognerà difendersi.

Il primo gol con la maglia della Roma, sotto la Sud

Contro la Spal, nell’ultima di campionato, Pellegrini ha giocato una gara di livello e, pur contro un avversario modesto, solo Kolarov e Dzeko sono stati più centrali nel gioco della Roma. A fine gara la precisione nei passaggi era dell’89%, i passaggi chiave 5, 13 i duelli vinti. Ma oltre ai numeri, la caratteristica che affascina di più di Pellegrini è la capacità di andare a trovare spazio alle spalle della prima linea di pressione avversaria, da cui si capisce come la lettura del tempo e della posizione dell’ex Sassuolo sia superiore alla media. In particolare la facilità di giocare con entrambi i piedi permette a Di Francesco di spostarlo nel corso della stessa gara sia sul centro destra che sul centro sinistra, in un’alternanza degli interni di centrocampo che disorienta e destabilizza le certezze avversarie. Pellegrini è un universale moderno, preziosissimo per la consapevolezza che ha del proprio ruolo.

Non è un calciatore che fa della rapidità uno dei suoi plus, ed è per questo che ha dovuto sfruttare un diverso tipo di intelligenza per trovare gli spazi in cui poter far crescere la propria corsa. Non essendo uno scattista, deve ritagliarsi dello spazio per partire da dietro e aiutarsi nella progressione. In particolare quando gli spazi si fanno più larghi, può allungare le lunghe leve e ampliare la sua falcata leggera. Per caratteristiche tecniche e per richieste di Di Francesco, che vuole un calcio molto verticale e che forzi alcune linee di passaggio, Pellegrini gioca molto in verticale. Fino a ora sono 117 le verticalizzazioni tentate, una media di 11,7 a gara, superiore a quella di ruolo.

La funzione di Pellegrini come hub di trasmissione del pallone. Riceve basso e taglia le linee per trovare Dzeko

Alla Roma Pellegrini ha anche creato molto: 20 occasioni totali, due in media a partita, che confermano la bontà del suo apporto offensivo. Oltre a essere un creatore di occasioni, con una ottima capacità di calcio, ammalia per la sua eleganza, nei movimenti e nel momento di lasciare il pallone nei piedi nei compagni. Il suo contributo in fase difensiva deve e può crescere ancora, gli intercetti a gara, ad esempio, sono 1,4, un dato superiore alle media del ruolo che si ferma a 0,92, ma ancora lontano dai migliori nel fondamentale in A. Rolando Mandragora ne effettua 3,2 ogni match di media, Bartosz Salamon 2,8, lo stesso numero di Acerbi. Va sottolineato, tuttavia, come i tre facciano parte di squadre che molto spesso si trovano sotto pressione, impegnate maggiormente in fase difensiva.

Pellegrini può comunque sfruttare la propria “lunghezza” per arrivare anche sui palloni più difficili, anche se, probabilmente per un’impostazione di base che non è stata costruita sull’approccio difensivo, non è sempre reattivo quando c’è da recuperare il pallone. Perde in media quasi 10 palloni a partita, un dato troppo alto per un calciatore da top club.

Palla recuperata di testa due volte, scambio rapido con Ünder e azione rilanciata rapidamente

Nonostante alcune piccole imperfezioni nel suo gioco, la duttilità di Pellegrini nello sviluppo della manovra rappresenta un unicum nel centrocampo della Roma che gli sta permettendo di trovare spazio, come detto, sia come vice Strootman che come alternativa a Nainggolan quando il belga è fuori. Ma l’importanza di Pellegrini è da guardare in prospettiva, è un tassello importante per il futuro della Roma e il suo senso di appartenenza non può che essere un elemento positivo determinante.