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Firmino l’atipico

Metà centravanti, metà rifinitore: il ruolo ibrido di un giocatore cresciuto tantissimo sotto la guida di Klopp.

Di Santo Di Vico

Un fattore comune alla stragrande maggioranza dei talenti del calcio brasiliano consiste nella rapidità di “decollo” delle loro carriere: l’eccezione più interessante è rappresentata da Roberto Firmino, il cui nome non è stato mai inserito nella lista delle “promesse annunciate” del calcio verdeoro. Pochi proclami e tanta dedizione: questo, in sostanza, il biglietto da visita di un attaccante che sembra aver finalmente archiviato la fase “adolescenziale” della propria carriera – durata probabilmente più del previsto – trasformandosi in un ottimo esempio del modo in cui una punta moderna debba agire all’interno del rettangolo di gioco. L’ultima dichiarazione di Jurgen Klopp è utile per evidenziare al meglio tale aspetto: «Aubameyang è davvero un bravo ragazzo, ma in quella posizione siamo coperti». Frase che risuona come una vera e propria investitura nei confronti di Firmino, attaccante che ha tutte le carte in regola per diventare il calciatore brasiliano più prolifico della storia della Premier League: con dieci gol eguaglierebbe l’ex compagno di squadra Philippe Coutinho.

Il percorso più efficace per un’analisi sul Firmino calciatore consiste proprio nel partire da tale paradosso. Il goal, infatti, è un aspetto totalmente secondario se accostato ad un atleta dalle caratteristiche tecniche come quelle del centravanti del Liverpool. A ribadire tale concetto è ancora una volta Jurgen Klopp, colui che ha contribuito a far lievitare notevolmente la media realizzativa del brasiliano nel corso dell’ultimo anno. «Non so quanti goal abbia segnato Firmino, e sinceramente non mi interessa». Queste le parole rilasciate lo scorso dicembre dall’allenatore tedesco a FourFourTwo, totalmente complementari all’osservazione di Carl Markham sull’Independent, che ha posto l’accento sulle responsabilità che ricadranno sulle spalle dell’ex Hoffenheim in seguito all’addio di Coutinho da Anfield. Un dato su tutti: nelle prime 22 giornate di Premier Firmino ha offerto ben 30 passaggi chiave ai propri compagni. Un numero notevole se consideriamo che tale percentuale tenda a raggiungere tali standard soprattutto tra i trequartisti o tra gli esterni di fascia.

Per comprendere appieno il peso specifico di tale dato è sufficiente mettere a confronto questi numeri con i passaggi chiave realizzati dagli altri centravanti del campionato inglese nei rispettivi club sino a questa momento: Agüero (24), Kane (22), Morata (21), Lacazette (20), Lukaku (19). Allargando la prospettiva a tutti i calciatori offensivi della massima serie britannica, sono solo tre gli attaccanti che hanno creato un numero maggiore di palle goal rispetto a Firmino: Sanchez, Sterling e Salah, esterni il cui ruolo implica naturalmente un maggior coinvolgimento nella manovra di gioco. Considerato ciò, si evince come Firmino non costituisca tanto una via di mezzo tra il top scorer ideale e il rifinitore perfetto, quanto un atleta la cui indole sia quella di inglobare nel proprio background entrambe le propensioni. Il più atipico tra i centravanti delle big six del calcio inglese, e allo stesso tempo il più abile sia nel giocare con la sfera tra i piedi.

A far sì che i numeri di Firmino siano paragonabili a quelli di un classico rifinitore sono essenzialmente due fattori: l’abilità di Klopp nel limare nel corso di questi due anni e mezzo le (poche) lacune tattiche del brasiliano, ma anche le caratteristiche innate di un attaccante che nasce come trequartista la cui peculiarità non sta tanto nella tecnica, quanto in una visione periferica del rettangolo di gioco. A tal proposito, la partita dello scorso 14 gennaio contro il Manchester City costituisce una sorta di manifesto delle abilità di Roberto Firmino, il quale ha preso ufficialmente in eredità le chiavi della manovra offensiva dei Reds, sino a quel momento un’esclusiva del connazionale Coutinho. Il regista offensivo del Liverpool è lui, e lo si evince dal modo in cui riesce a spaziare con padronanza all’interno della trequarti avversaria rallentando e velocizzando il gioco a seconda delle necessità. Il 4-3-3 di Klopp offre a Firmino la possibilità di trainare nella maggior parte dei casi l’azione offensiva dei suoi, sin dalla fase di non possesso.

Le cose migliori della stagione in corso

Nel match contro i Citizens, ad esempio, Firmino veste i panni di capofila nel pressing asfissiante (aspetto fondamentale del mantra calcistico di Klopp) nei confronti dei difensori di Guardiola, costringendo Otamendi a forzare più volte la giocata iniziale. In fase di possesso, invece, l’aspetto che emerge maggiormente è la gestione dei tempi da parte del brasiliano; le caratteristiche di Mané e Salah, di fatto i due vertici offensivi che traggono i maggiori benefici dal gioco di Firmino, sono totalmente complementari alle doti da “dieci” del numero 9 del Liverpool, il quale tende generalmente a venire incontro al portatore di palla, per poi scaricare la sfera in profondità per Mané (come nel goal del momentaneo 2-0 nel match contro l’Arsenal dello scorso agosto) o per Salah (goal del momentaneo 3-0 dell’egiziano in casa del Maribor). Al di là della soluzione finale adottata da Firmino, Klopp ha la consapevolezza di poter contare su uno degli attaccanti più forti in circolazione per quanto concerne la scelta della giocata più congeniale nel breve periodo.

Un altro aspetto perfezionato rispetto ai primi anni in Germania, è la protezione del pallone spalle alla porta. Il fisico longilineo – ma decisamente irrobustito nei due anni e mezzo in Inghilterra – consente a Firmino di girarsi con rapidità, divincolandosi agevolmente dalla marcatura del difensore per poi attaccare palla al piede la porta avversaria. Esemplificativo da questo punto di vista il derby di FA Cup contro l’Everton, disputatosi a inizio anno ad Anfield. Tale match offre una serie di istantanee volte a definire meglio i contorni del gioco di Firmino, protagonista di una partita di grande temperamento. In tal senso, il recupero in scivolata nei confronti di Rooney al minuto 36 del primo tempo è una delle immagini più esplicative della gara di Firmino, il quale svolge nel migliore dei modi il ruolo di collante tra la mediana e le corsie offensive, liberandosi in ben 18 circostanze della marcatura a uomo dei difensori dell’Everton. Placcare Firmino quando è al 100% può essere complicato; ne sa qualcosa Holgate, costretto a usare le maniere forti per fermarlo. Nel match in questione Firmino è stato letteralmente spinto al di là dei cartelloni pubblicitari di Anfield. Come era lecito aspettarsi, tale episodio ha avuto un enorme risalto mediatico, specie per ciò che – a detta di Holgate – sarebbe accaduto subito dopo la spinta, ossia le presunte offese razziste da parte di Firmino.

Cattiveria agonistica, duttilità tattica, tecnica ampiamente al di sopra della media e visione panoramica. Se ciò non è sufficiente per reputare Firmino uno dei prodotti di maggior interesse del calcio brasiliano, aggiungiamo un dato tutt’altro che di secondo piano: il rapporto con la Champions League. 7 reti in 8 match disputati contando i preliminari contro l’Hoffenheim; 6 goal in 6 partite stringendo la lente d’ingrandimento solo sulla fase a gironi della massima competizione europea per club. Numeri che, connessi con le caratteristiche analizzate in alto, per il momento pare non abbiamo convinto del tutto Tite, ct del Brasile, il cui numero 9 per eccellenza resta Gabriel Jesus. Scelta condivisibile, ma l’impressione che la primavera del 2018 possa rendere il ballottaggio tra le due punte più incerto non è da escludere.

 

Immagini Getty Images