Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Undici!

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

La guerra tra Conte e il Chelsea

Il mercato come terreno di scontro tra tecnico e club, una lunga vicenda che prepara l'addio dell'ex ct ai Blues.

Di Redazione Undici

Nelle ore successive alla sconfitta contro il Watford i bookmaker hanno sospeso le puntate sull’esonero di Antonio Conte: per qualcuno, segnale di come l’esonero del tecnico italiano dal Chelsea sia imminente. Gli ultimi risultati hanno ufficializzato la crisi dei Blues, che da inizio anno hanno vinto due volte in dieci partite – una sola volta in campionato, dove sono al quarto posto, tallonati dal Tottenham – hanno incassato sconfitte pesanti da avversari modesti come Bournemouth e Watford e sono stati eliminati in League Cup dall’Arsenal. Una situazione esplosiva che ha moltiplicato le voci sull’addio di Conte: in Inghilterra dicono che il club sia stato in missione in Spagna per mettere sotto contratto Luis Enrique. Per il momento il tecnico italiano ha detto di non volersi dimettere, ma è praticamente certo che il suo rapporto con il Chelsea termini prima della scadenza naturale del contratto, fissata nell’estate del 2019.

L’annata tribolata di Conte al Chelsea, in realtà, è iniziata ben prima dei recenti pessimi risultati, e ha a che fare con le divergenze nate con la dirigenza in ottica mercato. L’ultimo messaggio critico, nemmeno troppo velato, rivolto ad Abramovich – con il quale il rapporto è ormai nullo – e società ha una volta di più confermato l’insoddisfazione di Conte per i mancati rinforzi: «Ho provato ad avvisare su quanto fosse difficile il nostro compito in campionato, quello di conquistare un posto in Champions. Ora stiamo attraversando un sacco di difficoltà e si vede quanto male stiamo facendo». Prima della gara contro il Watford, Conte ha anche criticato il mancato supporto pubblico della società: «Magari mi sarebbe piaciuto un comunicato stampa in cui il club dicesse “credo nel lavoro del tecnico”. Ma al tempo stesso so che questo non è mai successo in passato, e per quale motivo dovrei sperare in qualcosa di diverso?».

La pesante sconfitta per 4-1 a Vicarage Road

Poche settimane fa Conte ha apertamente criticato il modus operandi della società sul mercato: «Da questa estate, il club decide su ogni singolo giocatore da acquistare. Il mio compito è fare l’allenatore e migliorare i giocatori. Di sicuro, non incido molto sul mercato». Sky Sports ha illustrato come funziona il processo di compravendita all’interno del Chelsea: la strategia è studiata da Conte, ma solo in accordo con Marina Granovskaia, direttrice generale del club. Un potere che si è ingrandito dopo l’addio a novembre di Michael Emenalo, che era a capo di tutta la parte sportiva – e non rimpiazzato con nessun altro. Perciò Conte non è a diretto contatto con Abramovich, che in quanto proprietario del club è lui a dare il nullaosta per finanziare un eventuale acquisto, ma è Granovskaia a determinare le decisioni di concerto con il magnate russo.

Il primo casus belli tra Conte e club è stato in estate, con la cessione di Matic al Manchester United. L’ex ct della Nazionale non ha nascosto il dispiacere per la partenza del serbo: «Matic sa benissimo cosa penso di lui. È un giocatore molto importante, un top player, ma a volte bisogna accettare questo pazzo calciomercato. E vanno accettate decisioni diverse dalle tue, per noi è una grande perdita». Per rimpiazzarlo, Conte ha chiesto al club uno tra Oxlade-Chamberlain e Barkley: il primo è finito al Liverpool, il secondo ha fatto dietrofront, a visite mediche già effettuate, ed è rimasto all’Everton – ha raggiunto Stamford Bridge solamente a gennaio. Due dinieghi che si sono concretizzati nelle ultime ore del mercato estivo, esattamente come il passaggio di Llorente al Tottenham, altro profilo che Conte aveva espressamente richiesto.

La mancanza di adeguati ricambi ha scandito le interviste di Conte nei mesi successivi: «Per una squadra come il Chelsea, l’obiettivo è lottare fino alla fine in ogni competizione: per fare questo, è importante avere un numero congruo di giocatori. In ogni momento cerco di esprimere al club la mia opinione, ma è giusto che spetti a loro l’ultima decisione. E tu la devi accettare. A volte hai la stessa visione, a volte no, così va la vita». Un concetto espresso con maggior nettezza subito dopo l’eliminazione in League Cup, dopo un altro mercato, quello invernale, che ha stizzito il tecnico salentino: «Quando si fa male uno dei tuoi migliori giocatori (Willian) non è facile sostituirlo. A maggior ragione se in panchina c’è solo Barkley».

Conte ha poi sparato a zero su come è stato condotto il mercato del Chelsea, fornendo il proprio punto di vista sul modo migliore di intervenire per potenziare la squadra: «Nel futuro, se ci fosse la possibilità, dovremmo cercare di comprare solo due o tre giocatori, non otto. Non dimentichiamo che quest’estate abbiamo preso otto giocatori ma abbiamo speso molto meno di altri che ne hanno acquistati due o tre. Questo significa che non hai una base molto forte. Abbiamo perso giocatori molto forti, di esperienza, negli ultimi anni, perciò dobbiamo ricreare una base e costruire qualcosa di importante per competere con le altre squadre».