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Come Guardiola sta dominando la Premier League

Mentalità, movimenti, precisione: la macchina City sembra non avere alcun difetto.

Di Oscar Cini

C’è un solco che sembra invalicabile tra il Manchester City e la prima inseguitrice in Premier League. Il nemico Mourinho dovrà accontentarsi, molto probabilmente, di vincere il campionato dei secondi. Dopo la vittoria interna per 5 a 1 arrivata sul Leicester, quella che è la squadra più costosa di sempre secondo il Cies – e che con l’arrivo di Laporte ha portato le sole spese in fatto di linea difensiva a superare quelle di ben 52 Paesi –, ha una media punti per partita che non ha eguali in Europa: sono 2,67 di media a gara, mentre il Napoli, secondo, si ferma a 2,62. Per quanto le statistiche rappresentino dati gelidi, che acquistano calore solo quando si guarda l’esperienza City in azione, De Bruyne e compagni sono primi per possesso palla (66,5% a partita), tiri nello specchio (18 a gara), precisione di passaggi (88,7%) e rating globale del club. La dominazione del City è stata certificata da una prova superlativa nell’ultima di Premier, e fa sorridere che soltanto un anno fa fu proprio una sconfitta per 4 a 2 contro Vardy e compagni a portare Guardiola a dichiarare: «Non sono un allenatore da tackle».

Quello di Guardiola è divenuto un automatismo così perfetto da consentire di variare alcuni interpreti senza perdere in efficacia. Nell’ultima di Premier erano contemporaneamente in campo il talentino Zinchenko, schierato da terzino sinistro, il nuovo arrivato Laporte, l’alternativa di lusso Gündogan e l’alternativa all’infortunato Sané, il finora poco utilizzato Bernardo Silva. Il risultato è stata una vittoria imbarazzante per la semplicità con cui è arrivata: 19 tiri a 2, oltre il 70% di possesso palla e l’87% totale in fatto di precisione dei passaggi.

Qualcosa di molto vicino al concetto di dominio

In particolare, colpisce la capacità con cui arriva la seconda rete del City che sblocca e indirizza il resto della gara. De Bruyne riceve il pallone esternamente e si muove verso il centro per scambiare con Fernandinho; intanto Zinchenko si scambia di posizione con il belga andando con i piedi sulla linea laterale e creando lo spazio in cui si inserisce il numero 17 dopo uno scambio rapido con Sterling. Nella zona sinistra sono 4 uomini del City contro 6 del Leicester, ma De Bruyne arriva all’interno dell’area di rigore servendo un pallone dalla facilità imbarazzante per Agüero, nascosto alle spalle di Maguire.

Lo stesso argentino rappresenta uno degli esempi più fulgidi del dominio totale che il City ha costruito sulla Premier. Dalla stagione 201/15 soltanto Vardy ha segnato più reti contro le big 6 del campionato. Nel 2018 ha segnato 13 volte, più di tutto il Chelsea e di Sánchez, Lukaku, Martial, Lingard, Mata, Rashford e Pogba in combinata (si fermano a 12). Qui si vede la grandezza di un tecnico che, prima che sul gioco, è intervenuto per cambiare il software mentale di un intero club. Guardiola ha portato una mentalità vincente in una realtà che aveva investito e vinto negli ultimi anni, ma mancando in continuità. Partendo dalla core squad gestita precedentemente da Pellegrini, con i vari Sterling, Agüero, De Bruyne, Fernandinho, David Silva e Otamendi. 

Epurata la rosa da vecchi interpreti come Nasri, Jesús Navas e Sagna ha chiesto e ottenuto terzini con mentalità offensiva, potenza e capacità d’impostazione. Che siano Walker, Mendy, Delph o Zinchenko, gli interpreti esterni devono avere attitudine ad attaccare gli spazi di mezzo nel caso che siano i due free 8 De Bryune o Silva ad allargare la squadra avversaria, oppure venire centralmente per aiutare la costruzione della manovra. De Bryune e Silva sono gli uomini con maggiore libertà. Come detto, possono agire in fascia da ali, gestire palla da playmaker o alzarsi sulla trequarti avversaria a lavorare da veri dieci (i 3 assist del belga nell’ultima gara spiegano molto a riguardo). Se delle capacità da sweeper-keeper di Ederson si è parlato ampiamente, è la fluidità dei moduli l’ulteriore valore aggiunto. 

La risposta a quelli che si domandano perché Guardiola spenda così tanto in fatto di terzini

Che sia 4-3-3, 3-4-1-2 o il simil 3-2-2-3 (il vecchio WM che non si vedeva in Premier da quasi 50 anni), i moduli per il tecnico catalano non molto più che numeri da prendere come principio base. La fluidità e la mobilità dei propri uomini in campo è fondamentale per il dominio posizionale delle gare. Il punto è muovere gli avversari, spostarli attraverso il moto continuo dei suoi. Per questo Guardiola divide il campo in 4 zone orizzontali e 5 verticali. In ogni zona orizzontale devono esserci al massimo tre giocatori, in ogni zona verticale due: questo facilita la creazione di triangoli che portano allo sviluppo armonioso della manovra. E, come sempre, non si può non considerare l’attenzione dell’ex tecnico del Barcellona agli half-spaces. Più che di tiqui-taca, parliamo piuttosto di movimento intelligente. Ma un altro concetto legato allo spazio, altrettanto importante quanto quello di “spazi di mezzo”, è quello che il Daily Mail ha definito “the pocket”, la tasca all’interno dell’area di rigore in cui agiscono Sané, Sterling e in generale i giocatori che entrano in area attaccando il fondo nello spazio tra area piccola e il lato esterno dell’area di rigore. Quello del servizio del free 8 con passaggio a tagliare la difesa avversaria alle spalle, servendo l’inserimento e la ricezione del compagno nella “tasca” è un vero e proprio marchio di fabbrica della nuova esperienza di Guardiola al City.

Recupero immediato del pallone, passaggio dai terzini, servizio di De Bruyne e gol di Fernandinho

Il City utilizza tra l’altro un’intensità altissima anche in aggressione avanzata. In particolare, quando è stato disponibile Gabriel Jesus, agli avversari non era possibile commettere alcun tipo d’errore in impostazione, per non ritrovarsi a dover pagare un prezzo altissimo. Una volta recuperato il pallone il City imposta gestendo una rete di passaggi corti (il 93% di quelli effettuati dal City) ricorrendo al lancio lungo soltanto nel 6% dei casi, una rarità nella patria del kick and run. Un caso su tutti è quello di Otamendi, ad oggi il primo difensore a completare oltre 2000 passaggi nelle prime 5 leghe europee. Su 2239 tentati, 2058 sono andati a buon fine (una percentuale del 91,9%).

Con il più graduale inserimento di Foden e Brahim Díaz, Guardiola sta cercando di abbattere anche l’ultima delle critiche, quella di non valorizzare abbastanza i ragazzi provenienti dal settore giovanile. A qualcosa ci si dovrà pur attaccare per non ammettere che questo City è molto, molto vicino al concetto di perfezione.