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La pazienza di Saponara

A sorpresa è il valore aggiunto di una lanciatissima Fiorentina, da lui trasformata in una squadra più completa e imprevedibile.

Di Jacopo Azzolini

La Fiorentina ha cambiato passo. Dopo il dramma, i viola hanno centrato la bellezza di sei successi consecutivi che oggi li lasciano soli al settimo posto, che vorrebbe dire qualificazione a un’Europa League impensabile fino a qualche mese fa. Tra i nuovi protagonisti di questa squadra c’è senza dubbio Riccardo Saponara, che dopo anni difficili si trova in uno dei suoi migliori momenti di forma in carriera, come ammesso da Pioli: «È evidente quanto stia bene Riccardo, mentalmente e fisicamente. Le qualità tecniche non sono mai state in discussione. Ha trovato una condizione che non ha mai avuto qui, credo che possa crescere ancora con la continuità». Il fatto che, in una rosa che nel corso dell’anno ha cambiato molte volte interpreti, Saponara sia sempre stato titolare nelle ultime cinque partite, la dice lunga su quanto oggi il tecnico punti sull’ex Empoli.

Le difficoltà iniziali

Arrivato a Firenze dopo due anni esaltanti con Sarri prima e Giampaolo successivamente, va detto che Saponara inizialmente non ha potuto trovare il contesto più adatto per poter imporsi. Se già aveva avuto poco spazio nell’ultima problematica Fiorentina di Paulo Sousa, il tipo di squadra impostata in questa stagione da Pioli non sembrava il luogo più adatto per esaltare le caratteristiche del fantasista romagnolo (senza dimenticare i problemi fisici avuti fino a novembre).

I viola sono infatti una squadra tanto verticale quanto frenetica a prescindere dall’assetto tattico utilizzato. Non c’è l’intenzione di consolidare il possesso, bensì quella di arrivare nella porta  rivale nel minor tempo possibile, verticalizzando subito in avanti alla ricerca della profondità. Ciò, soprattutto contro avversarsi passivi e bloccati, ha portato a diversi scompensi: in assenza di un fraseggio in grado di disordinare la struttura difensiva rivale, ci si aggrappava troppo alla capacità di dribbling di Chiesa. In assenza di soluzioni offensive, si abusava dei cross – spesso effettuati in situazioni improbabili – nella speranza di creare qualcosa. Insomma, un contesto senza un vero attacco posizionale centrale non è certo cucito su misura per un trequartista. Oltretutto, questi principi di gioco non sembravano più in generale dare grosso margine di crescita alla squadra e ai suoi interpreti spesso sacrificati, come per esempio un Simeone cercato troppo spesso lontano dalla porta nel tentativo di risalire il campo.

Riferimento tra le linee

Tornato titolare contro il Benevento, l’atteggiamento di Saponara è sensibilmente cambiato dopo la tragedia Astori come confermato dallo stesso Pioli: «Dopo Udine è cambiato. Non so se c’entri Davide, ma Riccardo si è allenato come mai aveva fatto prima. L’ho visto bene, l’ho messo in campo e lui ha risposto da giocatore importante». Quel che è certo è che la presenza di Saponara ha modificato il modo di giocare della Fiorentina: l’ex Milan possiede proprio quelle caratteristiche che mancavano ai viola di inizio stagione, ossia la capacità di fungere da raccordo centrale e di muoversi bene tra le linee, senza dimenticare le qualità in rifinitura nella trequarti rivale e la capacità di dialogo con gli altri uomini offensivi  anche in spazi stretti (quasi 2 passaggi chiave ogni 90’, record tra i viola).

L’assist a Chiesa contro il Crotone mostra bene le qualità del numero 8 negli ultimi metri, con una grande sensibilità di passaggio. Anche a difesa schierata, bravo a fungere da riferimento per il compagno vicino a lui e a trovarlo coi tempi giusti

Oggi, nel 3-4-1-2 con cui sono soliti schierarsi i gigliati in fase di possesso, la Fiorentina è in grado di offrire un palleggio molto più ragionato e paziente, in grado di disordinare la struttura difensiva rivale e attaccare con più efficacia una squadra reattiva. Molti meriti vanno proprio a Saponara, in grado di muoversi bene senza palla e farsi trovare al posto giusto, il quale permette oggi alla Fiorentina di sfruttare bene il centro del campo dando soluzioni di passaggio a Badelj e Veretout. Rispetto ai compagni, è evidente la tranquillità con cui è in grado di gestire le potenziali occasioni negli ultimi metri: se Benassi, Chiesa o Simeone si buttano quasi a testa bassa, lui possiede lucidità e decision making di  gran lunga superiori con una conduzione palla meno frenetica e più pulita. I viola già possedevano qualità a centrocampo e individualità importanti negli ultimi metri, mancava però qualcuno in grado di legare meglio i reparti per permettere a tutti di esaltarsi, bravo anche a temporeggiare.

Qui, oltre a dare una soluzione di passaggio a Veretout, resta a testa alta e dimostra di avere sempre il controllo della situazione, aspettando il momento giusto per servire Oliveira a sinistra

Con lui in campo oggi la Fiorentina ha, sia in ripartenza che contro difese schierate, una copertura degli spazi molto omogenea se confrontata alla prima parte di stagione, visto che il tentativo di dare dinamicità si traduceva sovente in caos e mancanze posizionali negli ultimi metri, sia al centro che sulle corsie esterne. Il riferimento del numero 8 ora permette ai compagni sempre di muoversi molto ma allo stesso tempo di ricoprire aree del campo più consone, con Biraghi e Veretout che si dividono la fascia e Benassi che si butta negli spazi (spesso allargandosi molto tra l’altro, in questo periodo sovente ricopre quasi una posizione di ala).

La costante presenza di un riferimento tra le linee fornisce meno confusione ai compagni sulle posizioni da ricoprire negli ultimi metri

Tuttavia, la sua qualità nel palleggio non viene sfruttata unicamente negli ultimi metri. Quando la squadra fatica a risalire il campo e gli spazi sono più ingolfati, Saponara si abbassa per aiutare i due mediani in costruzione arrivando quasi a formare un tridente di centrocampo. Inoltre, quando il vertice basso avversario gli dedica una marcatura quasi a uomo, il fantasista arretra molto per attirarlo in avanti e creare così spazio per i compagni pronti a inserirsi sulla trequarti, come avvenuto con Valdifiori in Torino-Fiorentina.

Valdifiori si stacca molto per andare a braccare Saponara. Qui il giocatore viola si abbassa nella propria metà campo per riceve il passaggio di Veretout e di prima intenzione premia l’inserimento di Badelj, il quale approfitta dello spazio creatosi tra centrocampo a difesa granata

Insomma, una fase di possesso che in poco tempo è migliorata sensibilmente e che oggi consente alla Fiorentina di sfruttare la propria superiorità tecnica anche contro gli avversari di livello inferiore.

Qualità in non possesso 

Rispetto ad altri giocatori di estro che in fase difensiva presentano molti difetti, Saponara sa rendersi utile anche senza palla nelle situazioni di difesa posizionale, palesando attenzione ed aggressività tutt’altro che scontate. Oggi, a seconda della presenza di Eysseric o meno, lo schieramento in non possesso della formazione di Pioli oscilla da un 4-4-2 (senza il francese in campo) a un sistema più simile a un 4-3-3 quando invece Eysseric gioca. In ogni caso, il compito di Saponara è principalmente quello di occuparsi del metodista avversario, impedendogli di ricevere palla.

Contro il Torino ha marcato con attenzione Valdifiori, impedendo ai granata di sviluppare l’azione per vie centrali e costringendoli su vie esterne

Saponara si sposa bene col sistema di marcatura aggressive richiesta da Pioli e dimostra precisione anche quando la squadra si chiude negli ultimi metri. Lì a quel punto i principali scompensi riguardano più che altro la risalita del campo, cosa che si è vista nel secondo tempo di Roma: senza Chiesa, manca la capacità di ribaltare l’azione. Per quanto Saponara abbia un buon dinamismo, non ha sufficienti doti atletiche per attaccare in spazi larghi e consentire alla Fiorentina di risalire, quindi la presenza del numero 25 è necessaria se la squadra intende ricoprire fasi di partita con baricentro basso.

Nonostante qualche difetto, oggi la Fiorentina è forse la squadra più in salute del campionato. Anche se lo spogliatoio si è unito dopo quella nefasta mattina di Udine, sarebbe riduttivo parlare solo di spirito, i risultati arrivano se ci sono prerogative tecniche valide. In un’annata in cui l’obiettivo principale pareva quello di gettare le basi per il futuro, i viola potrebbero bruciare le tappe e ottenere traguardi validi fin da subito. Molti meriti della crescita tecnica sono di un Saponara che, per quanto non abbia mai avuto forse un talento così fuori dal comune, ha sempre mostrato maniacalità nel tentativo di migliorarsi, con ampio utilizzo di video analisi e lavoro meticoloso in campo e palestra. Dopo un periodo difficile, ha forse trovato l’ambiente che più di tutti necessitava delle sue caratteristiche per far compiere un nuovo salto di qualità a entrambi. Sia a Saponara che alla Fiorentina.