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Inarrestabile Douglas Costa

Come il brasiliano è diventato il giocatore più decisivo nelle ultime giornate, con un percorso che in parte lo ha cambiato rispetto agli anni del Bayern.

Di Jacopo Azzolini

Nonostante l’Inter-Juve che sembrava avesse consegnato il settimo scudetto consecutivo ai bianconeri, i primi 45 minuti della sfida contro il Bologna avevano improvvisamente rimesso tutto in discussione. A risolvere le cose per la Juventus ci ha pensato, ancora una volta, Douglas Costa, inserito al 46’ dopo un primo tempo in panchina, probabilmente un riposo in vista della finale di Coppa Italia. Il suo impatto sulla partita è stato devastante come al solito, con la Juve che ha iniziato a costruire occasioni da rete semplicemente allargando il gioco su di lui, schierato a sinistra nel 4-2-3-1. I bianconeri hanno poi vinto 3-1, con ben due assist provenienti proprio dal brasiliano grazie alla sua strepitosa capacità di dribbling e cross. In effetti, non è un caso che la vittoria dell’ipoteca sia arrivata per merito del giocatore più cruciale degli ultimi mesi e che forse più di tutti ha mutato e arricchito la Juventus di questa stagione. D’altronde, il profilo dell’ex Bayern rispondeva perfettamente alle esigenze di rosa dei bianconeri: col passaggio al 4-2-3-1, c’era una carenza oggettiva di uomini offensivi tanto in quantità (l’anno scorso c’erano 5 nomi per 4 posti, Pjaca compreso) che in qualità, con complessivamente non tantissima tecnica.

Non importa come lo si serve. Palla a Costa e le occasioni arrivano da sole

Arrivati quasi alla fine della stagione, si può dire che Costa sia completamente riuscito nel compito di aumentare la soluzioni offensive e l’imprevedibilità nella trequarti, confermando appieno quelle che erano le sue migliori doti. Non tanto quelle in finalizzazione (non ha mai segnato tanti gol), bensì quelle riguardanti la creazione dei presupposti per andare in rete, e i numeri evidenziano ciò: 12 assist in campionato, record di passaggi chiave (2 a partita) e primato sia nei dribbling tentati che nei cross. Basti pensare che è il giocatore che più di tutti in Europa effettua assist in relazione ai minuti giocati, ben uno ogni 142’. Insomma, si sta parlando di un calciatore, oltre che bello da vedere, estremamente concreto, in grado di decidere quasi ogni partita in cui scende in campo.

Assestamento iniziale

Per la verità, neanche Douglas Costa è sfuggito al modus operandi di Allegri, un allenatore che come abbiamo scritto segue la filosofia dell’introduzione lenta a graduale dei nuovi giocatori, soprattutto quelli provenienti dall’estero. Inizialmente, non si è stravolto più di tanto il 4-2-3-1 con cui si era chiuso l’anno precedente, col brasiliano utilizzato maggiormente come pedina a gara in corso. Il primo crocevia è stato Napoli-Juve, una delle vittorie più importanti della stagione in cui Douglas Costa, schierato a destra nel 4-2-3-1, ha fatto la differenza e prodotto la giocata decisiva. Nonostante si potesse già presagire che l’ala sarebbe divenuta presto imprescindibile, Allegri ha comunque scelto di giocare senza di lui i successivi match contro Inter e Roma. La titolarità è arrivata poi a gennaio, complice gli infortuni di Dybala e Cuadrado, con in più le difficoltà di inserimento che la Joya aveva nel 4-3-3. Di conseguenza, Costa è stato utilizzato soprattutto a destra.

Se è passato così tanto tempo prima di vederlo in pianta stabile dal primo minuto è perché la Juve di inizio stagione ha avuto diversi problemi per quanto riguarda la tenuta difensiva. Queste difficoltà sono poi culminate nella rovinosa sconfitta di Marassi contro la Sampdoria, in cui sono emersi con chiarezza i limiti di allora del 4-2-3-1, tant’è che poco dopo l’allenatore è passato al centrocampo a 3. La ricerca di un ottimale equilibrio difensivo ha ritardato l’inserimento di Douglas Costa, con Allegri che in quel momento gli preferiva profili in grado di fornire maggior affidabilità. Il brasiliano, abituato al totale controllo palla al piede del Bayern di Guardiola, non si era ancora misurato in un calcio dove lunghe fasi di difesa posizionale avevano una tale importanza.

Non a caso, quando gli si chiede di Allegri, il brasiliano si concentra in particolare sul lavoro che ha fatto su di lui in particolare per quanto riguarda attenzione e tenuta in fase di non possesso: «Guardiola ha scommesso su di me quando in tanti mi volevano ma il mio cartellino costava troppo. È il tecnico che più di tutti ha cambiato il mio stile, convincendomi che potevo diventare tra i più forti al mondo. Con Allegri, invece, ho capito l’importanza degli esterni nella fase difensiva. Mi sta trasformando in un giocatore migliore, perché solo unendo tecnica e tattica posso diventare ancora più importante. Questa mia evoluzione difensiva è stata fondamentale per farmi avere un ruolo chiave nella nuova Seleçao».

Differenze rispetto al Bayern

Per quanto fosse un elemento decisivo per la produzione offensiva del Bayern di Guardiola, i suoi compiti erano nel complesso abbastanza specifici e si limitavano quasi esclusivamente all’ultimo terzo di campo. I bavaresi sovraccaricavano su un lato – di solito quello destro – nel tentativo di isolare con un cambio campo il brasiliano sul lato debole, mandandolo quindi nell’uno contro uno in situazioni dinamiche e approfittando delle sue pazzesche doti nel dribbling (148 nella Bundesliga 2015/16). Era quindi una delle ultime pedine, in senso cronologico, dell’azione d’attacco, con compiti soprattutto nell’ultimo passaggio.

Una delle azioni tipo del Bayern 2015/16. Rapido passaggio dal lato forte al lato debole, Costa salta il terzino destro con agevolezza

La fase di possesso della Juve è però estremamente meno fluida e sofisticata rispetto a quella del Bayern, con poco movimento senza palla, scarsa interscambiabilità e difficoltà nel servire i propri esterni in corsa. Costa è quindi costretto a essere molto più partecipe nello sviluppo della manovra, abbassando il proprio raggio d’azione e svariando maggiormente rispetto all’ala “specialista” dei tempi di Monaco, giocando spesso molto più dentro il campo (tant’è che contro il Tottenham fu addirittura provato trequartista). Non a caso, il Douglas Costa bianconero nell’arco dei 90’ effettua molti più passaggi rispetto a quello bavarese, nonostante la Juve attuale tenga molto meno il pallone tra i piedi.

Il Bayern Monaco 2015/16 gioca in media 150 passaggi in più rispetto alla Juventus 2017/18. Eppure, è il Douglas Costa bianconero che tocca più palloni

In un fase di possesso sovente statica e con ritmi bassi, l’esplosività di Douglas Costa – anche quando riceve da fermo – consente ai campioni d’Italia di alzare sensibilmente i ritmi dell’attacco, potendo contare sull’irrisoria facilità con cui l’ex Shaktar salta il diretto avversario e crea superiorità numerica in qualsiasi zona del campo e situazione di gioco: dal dribbling e cross sulla sinistra alla possibilità di rientrare sul piede forte quando parte da destra. Inoltre, quando la Juve si fa schiacciare a causa di una prima costruzione non sempre irreprensibile, la velocità del brasiliano diventa determinante per far risalire il campo ai suoi, consentendo di ribaltare l’azione. Come dice Allegri, che a volte preferisce utilizzarlo come arma da mettere a gara in corso: «Douglas Costa è un giocatore che spacca la partita».

Dopo 30’ in cui la Juve aveva pesantemente sofferto la pressione alta dell’Atalanta e le marcature a uomo, questo break di Douglas Costa iniziato dalla sua trequarti porta in vantaggio la Juve

Le sue caratteristiche sono un toccasana per le due punte argentine. Dybala e Higuaín, infatti, sono profili che rendono maggiormente in spazi stretti, non dei contropiedisti eccezionali in grado di esaltarsi in campo aperto, di conseguenza spesso soffrono il baricentro basso della Juventus. Douglas Costa ha infatti una velocità pazzesca, abbinata a una resistenza fuori del normale. La sua conduzione palla al piede permette così alla squadra di arrivare in porta con rapidità, sollevando Higuaín e Dybala da gravosi compiti nella risalita non completamente nelle loro corde. Di conseguenza la Juve, che quest’anno fatica molto nell’uscire palla al piede e nell’eludere un pressing ben fatto, dipende quasi in toto da Douglas Costa quando ci si fa schiacciare maggiormente, chiedendogli ricezione in zone arretrate del campo per ribaltare il gioco.

Nonostante qualche difficoltà iniziale, il brasiliano ha confezionato una stagione tanto importante quanto decisiva, divenendo uno dei massimi creatori di azioni offensive dell’intero campionato. Va elogiato in particolar modo come sia divenuto così cruciale per la Juve anche in un contesto molto diverso da quello di Guardiola, in una squadra offensivamente molto meno fluida e che chiede al singolo un lavoro dall’elevato coefficiente di difficoltà. Douglas Costa si è quindi dimostrato un giocatore molto più universale di quanto si pensasse, confermando di essere uno dei migliori al mondo nel ruolo e arricchendo in maniera evidente il livello qualitativo della Juve nella trequarti rivale, ossia la principale carenza della scorsa stagione.