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È il momento di Justin Kluivert

Chi è il nuovo acquisto della Roma.

Di Jacopo Azzolini

Nonostante gli ultimi anni siano stati assai terribili per il calcio olandese in termini di risultati di club e della Nazionale, l’Ajax si è ritrovato un gran numero di giovani talentuosi come non accadeva da tantissimo tempo. Alcuni, come Davinson Sanchez, hanno già fatto il grande salto in un top club. Altri, come Dolberg, De Ligt, Neres, Ziyech e De Jong sono in procinto di compierlo, visto che hanno l’attenzione di scouting provenienti da molti club del continente.

Il giocatore forse più rappresentativo di questa generazione, che ha vissuto da sempre coi segni del predestinato, è Justin Kluivert, figlio di quel Patrick che ad Amsterdam non dimenticano facilmente (gol contro il Milan in finale di Champions, ultimo trofeo europeo dell’Ajax). Fin dall’inizio della sua carriera ha avuto gli occhi puntati addosso, che sono aumentati a dismisura quando, ancora giovanissimo, ha letteralmente bruciato le tappe. Esordio nell’Under 19 dei lancieri ad appena 16 anni e in Eredivisie a 17, sotto la guida di Peter Bosz, con annesse vittorie in molti prestigiosi premi dedicati ai giovani: dalla NxGn – arrivato davanti a Donnarumma – al Sjaak Swart Award dell’Ajax per il talento del futuro, titolo che in passato era toccato a giocatori come Wesley Snejder e Christian Eriksen.

Prima ancora delle qualità tecniche, è degna di nota la personalità di un ragazzo che non soffre minimamente la pressione per i paragoni col padre, ma anzi cerca di sfruttare la carriera di Kluivert senior per chiedere consigli ed imparare: «Mio padre ha già vissuto quello che sto vivendo io, posso solo imparare da uno come lui e dalle sue esperienze».  Pur soffermandosi spesso davanti ai microfoni sulla necessità di fare sacrifici e di lavorare duro per provare sempre a migliorarsi, fin da subito ha detto a chiare lettere che il suo obiettivo è quello di arrivare a vestire la maglia di uno dei primissimi club del mondo, col Barcellona che rappresenta il suo sogno più grande. Insomma, un ragazzo che nonostante la mole di aspettative sembra avere le idee chiare sul proprio futuro. Bosz ha elogiato la sua personalità, dicendo che possiede una sicurezza positiva da non confondere con una controproducente spacconeria: «È un ragazzo sfacciato, ma nel senso positivo del termine. Riesce a tenere sotto controllo le proprie emozioni, un qualcosa molto importante per un giocatore così giovane, in mezzo a parecchie influenze esterne».

Per la verità, le sue caratteristiche sono parecchio diverse da quelle del padre, e ciò in un certo senso evita che i paragoni diventino ossessivi. Se Patrick era un centravanti abbastanza vecchio stile, Justin è un esterno d’attacco tecnico, dinamico e veloce, in grado di giocare su entrambe le fasce. Dopo la stagione d’esordio 2016/17, conclusa con un secondo posto in Olanda dietro il Feyenoord e con la finale di Europa League persa contro Mourinho, l’annata conclusa è stata quella della consacrazione, la prima effettiva da titolare (in Eredivisie il suo minutaggio è passato da 785’ disputati a ben 2335’, realizzando 10 gol e 5 assist). Nonostante un avvio con qualche difficoltà, l’infortunio di Younes a novembre gli ha dato la maglia da titolare a sinistra nel 4-3-3, ossia la posizione preferita.

Ajax-Schalke è stata la sua prima partita europea di alto livello, dove ha confezionato l’assist per il definitivo 2-0 di Klaassen

Ruba immediatamente l’occhio vederlo giocare, soprattutto nei fondamentali. Il primo controllo è eccezionale, anche in condizioni apparentemente difficili, tanto pulito quanto bello da vedere. In particolare, è notevole la naturalezza con cui gli vengono le varie giocate, tra cui la capacità di tenere il pallone attaccato al piede durante le sue progressioni, caratterizzate da un’ottima postura e una buona protezione.

Controllo di palla fuori dal comune

Gli allenatori cercano in primis di sfruttare le sue doti nel dribbling (2,7 a partita), visto che abbina un’elevata velocità a una tecnica sopraffina anche in spazi stretti. In effetti è un giocatore diretto, che appena riceve palla cerca l’uno contro uno sul diretto marcatore. Tuttavia, seppur con una folgorante capacità di saltare l’uomo, non si tratta di uno di quei classici giovani che puntano il difensore a testa bassa intestardendosi e infilandosi a volte in vicoli ciechi. Kluivert ha un’ottima visione di gioco, sa quando è il caso di temporeggiare o di frenare la corsa. Anche in una situazione di strapotere – come effettivamente è quella del numero 45 nei confronti di buona parte del campionato olandese – dimostra di avere consapevolezza tattica, grazie a un buonissimo decision making. Non è scontato vedere un’ala dribblomane di 19 anni alzare la testa così bene per scegliere la soluzione di passaggio migliore. È pure elevato il suo movimento senza palla, raramente è statico, al contrario aggredisce la profondità con buon tempismo.

Qui attira bene il terzino sull’esterno per poi rientrare sull’interno una volta che l’avversario è caduto, servendo il compagno al centro dell’area

A dargli ulteriore incisività nel dribbling non è solo la tecnica che possiede in quella determinata giocata, bensì l’imprevedibilità. Anche se potrebbe migliorare ulteriormente nell’efficacia del sinistro, usa con ampia frequenza il piede debole. Di conseguenza, l’avversario non sa mai se rientrerà sul destro per provare la conclusione o se invece punterà sull’esterno, tutti fattori che lo rendono giocatore molto ostico da contrastare.

Riesce a portarsi il pallone sul sinistro con grande facilità, disorientando l’avversario

Kluivert possiede inoltre una caratteristica che è un po’ insolita nel calcio contemporaneo. Oggi, soprattutto quando schierate nella corsia opposta rispetto al proprio piede favorito, le ali tendono infatti a ricevere palla dentro al campo, aprendo così spazio in fascia per la sovrapposizione del terzino, con quest’ultimo che ha il compito di coprire l’ampiezza. Tuttavia, rispetto ai tempi delle giovanili in cui era più “trequartista”, l’olandese si accentra poco verso l’half-space, restando anzi sempre piuttosto defilato e usufruendo di ricezioni in posizioni larghe, con la mezzala sinistra (Ziyech) che invece si butta dentro negli spazi intermedi. Per fare esempi, un qualcosa del genere  avviene al Tottenham quando gioca Son a sinistra, con l’ampiezza che viene appunto data dal coreano e non dal terzino.

Il primo gol della tripletta contro il Roda, partita che gli ha dato molta celebrità. Servito dal terzino, riceve palla in una posizione molto larga, dialoga con Ziyech – più accentrato – che lo manda verso la porta

La sua tecnica in finalizzazione è pure molto buona, dimostra lucidità e freddezza davanti al portiere. Nonostante prediliga – come le caratteristiche lasciano intuire – conclusioni di fino e precisione, possiede interessanti e sviluppabili doti balistiche dalla lunga distanza, in quanto riesce a dare grande forza al pallone.

Conclusione forte e rabbiosa, sempre contro il Roda

Un ragazzo che ha mostrato già con prepotenza le sue importanti doti, e che per implementare ancora le sue qualità sembra avere la necessità di misurarsi in un contesto più probante. Kluivert ha deciso di lasciare i lancieri per andare a Roma, uno step che può rivelarsi fondamentale per lui. Oltre al fatto di misurarsi in uno dei primi campionati d’Europa e in una squadra che sta ottenendo ottimi risultati, l’olandese pare un profilo funzionale per il 4-3-3 di Eusebio Di Francesco, il quale sviluppa buona parte del proprio gioco offensivo sulle catene laterali. Ci sono quindi meccanismi piuttosto codificati tra ala, interno e terzino, con set di movimenti rigidi e schematici. Per Kluivert può essere nel posto giusto per crescere dal punto di vista tattico e incrementare la sua associatività coi compagni (che oggi è già su buoni livelli). C’è ancora parecchia strada da fare prima di pensare a quel Barcellona così tanto sognato e, come detto dal padre, Roma può essere vitale nel suo percorso di crescita: «Sinceramente credo che al momento non sia pronto per il Barcellona. Deve procedere passo dopo passo, con calma e tranquillità. Come padre, lo appoggerò in tutte le sue scelte. Preferirei rimanesse all’Ajax un altro anno, ma la Roma è un’ottima scelta per il suo futuro».