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La Serie A cresce con Ronaldo?

CR7 può servire a far tornare il campionato a livelli di eccellenza, a patto che l'esempio Juve venga seguito.

Di Davide Coppo

Se guardiamo la lista dei trasferimenti più costosi nella storia del campionato italiano, quelli in entrata, dopo che Cristiano Ronaldo è arrivato a Torino per – dice Transfermarkt – 117 milioni di euro, spunta un nome apparentemente fuori posto proprio sul podio, al terzo gradino: Hernán Crespo. Era l’estate del 2000 – 18 anni fa, una vita – e la Lazio di Sergio Cragnotti, allenata da Sven Goran Eriksson, lo acquistò dal Parma per 57 milioni di euro. Più sopra, è una questione Juventina – Ronaldo, appunto, e Higuaín – così come più sotto, con Buffon, Thuram, Cancelo, Bernardeschi.

Altre squadre ce ne sono, poco più sotto, ma sempre appartenenti a un periodo storico – nella breve ed esagitata storiografia del calcio – lontanissimo: Gaizka Medieta, dal Valencia alla Lazio, poi Christian Vieri dalla Lazio all’Inter, Manuel Rui Costa dalla Fiorentina al Milan, Filippo Inzaghi dalla Juventus al Milan, Gabriel Batistuta dalla Fiorentina alla Roma. Sono tutti trasferimenti dei primi anni Zero, figli degli anni Novanta agli steroidi del calcio italiano, sbocciati in quella prima metà del nuovo millennio in cui la Serie A arrivò a portare tre squadre a occupare i quattro posti disponibili per le semifinaliste di Champions League. È un calcio che viene ancora celebrato dai nostalgici della mia generazione – trenta-quarantenni – come un Eden perduto. Con le caratteristiche tipiche di ogni tipo di Eden, in ogni contesto socio-culturale: innocenza, ricchezza, bellezza. Quell’Eden, come dimostrò la sua fine («non con uno schianto ma con un lamento»), crollò su se stesso, sotto il peso delle inchieste giudiziarie, delle truffe e della corruzione che costituivano le sue fondamenta.

Oltre alle analisi economiche, oltre anche a quelle tattiche e di campo, e di prospettiva sportiva, dell’arrivo di Cristiano Ronaldo si sta parlando come possibile volano di entusiasmo e attenzione per la Serie A. È una speranza, naturalmente, e niente di più: è difficile quantificare una prospettiva del genere, perché è più o meno impossibile prevedere la reazione emotiva – di affezione – del pubblico calcistico mondiale. Probabilmente i diritti tv della Serie A verranno venduti e comprati più facilmente all’estero, e questo è già qualcosa, ma per parlare di rinascita sarà necessario un elemento prettamente culturale, e non solo economico. Sull’ultimo numero di Undici James Horncastle, in un articolo intitolato “Italian Football Show”, racconta di come la Serie A, negli anni Novanta, diventò una vera e propria mania di costume in Inghilterra. Furono vari i fattori che contribuirono all’hype: intanto il fatto che Channel 4 comprò nel 1992 i diritti del “nostro” campionato per pochissime sterline, che venne trasmesso in chiaro mentre la Premier League (neonata) era a pagamento su Sky; ma c’entra anche il fascino di Italia ’90, ancora ben presente, e il passaggio di Gascoigne alla Lazio. In mancanza di Mondiali in Italia nel passato o futuro prossimi (ma con l’Europeo Under 21 nel 2019), con una situazione mediatica impossibile da paragonare a quella degli anni Novanta, quello che rimane alla Serie A, quello su cui puntare, sono le prestazioni di squadra e gli acquisti di giocatori. Gli unici attori con la palla in mano, insomma, sono i club.

La Juventus da quasi un decennio sta costruendo un modello sportivo-economico che guarda al futuro e produce risultati nel presente. L’acquisto di Cristiano Ronaldo si inserisce in questo solco, e criticare l’operazione perché “è un giocatore di 33 anni”, parlando di Ronaldo, ha poco senso. Se Gascoigne era, negli anni Novanta, un amo per far abboccare l’Inghilterra, Ronaldo può far abboccare il mondo, a patto che il campionato sia competitivo, e non è la Juventus a doversi sforzare per questo, ma sono gli altri club a dover stare al passo e alzare il livello. Se mi chiedo se sono contento per l’arrivo di Cristiano Ronaldo in Serie A, oggi, la risposta è: dipende. Interpretando la parte dell’ottimista, mi dico che la presenza di uno dei calciatori più forti di sempre in questo campionato può essere uno stimolo per altri giocatori nel rimanere (Alisson?) o arrivare in Italia. Sono anche ottimista sulla competitività: non penso che un giocatore possa decidere un campionato: non lo fece Ronaldo, quello brasiliano, che era un alieno più alieno di questo Ronaldo portoghese, e non lo farà Cristiano, non senza la collaborazione delle avversarie. La Juventus di Massimiliano Allegri è sì una delle più forti squadre mai apparse nel campionato italiano, ma è anche vero che la concorrenza si è rivelata, negli ultimi anni, incapace di raggiungere quel livello o di mantenerlo per 38 partite, come ha dimostrato abbondantemente il Napoli di Maurizio Sarri. Con un allenatore esperto e maturo come Carlo Ancelotti – che non giocherà il-calcio-più-bello-mai-visto-sulla-terra ma ha dimostrato di saper vincere campionati e coppe in ogni angolo d’Europa – il Napoli può tenere il passo della Juventus, così come può farlo la Roma, più giovane ma anche più solida, alla seconda stagione del miglior allenatore che sia stato su quella panchina, probabilmente, negli ultimi dieci anni e più. La parte dell’ottimista mette insieme anche l’Inter, finalmente in Champions League e finalmente in grado di spendere, sembrerebbe, bene. Ronaldo, Ancelotti, una Roma che si è fatta notare arrivando fino alla semifinale di Champions League, l’Inter di nuovo in carreggiata: al momento non mi viene nemmeno troppa voglia di pensare alla parte pessimista.

Sarà, oggi, più difficile costruire una Serie A in grado di funzionare mediaticamente ed economicamente in modo stabile – più difficile di quanto lo fu per i Cragnotti e i Sensi e i Tanzi – ma questa è un’opportunità unica, e in un certo senso è arrivata grazie alla Juventus, e potrebbe portare benefici a tutti quelli che della Juventus sono avversari. Se avete visto il finale della seconda stagione di Westworld, può essere più o meno così: il personaggio di Dolores, che vuole distruggere l’umanità, ridà la vita al suo antagonista Bernard, pur sapendo che lui vuole salvarla. È una questione complessa, la lotta tra libero arbitrio e determinismo, ma a farla più facile, beh, è semplicemente più divertente. Per tutti, anche per Ronaldo.

 

Immagini Getty Images