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A che punto sono i nuovi stadi italiani?

Chi sta già costruendo e chi sta pensando di farlo, in Serie A e Serie B.

Di Gianluca Cedolin

I magazzinieri del Venezia calcio tireranno un sospiro di sollievo: a fine partita non dovranno fare ancora per molto la conta dei palloni finiti in canale. Dal 2023 infatti la squadra arancioneroverde dovrebbe giocare nel nuovo impianto in terraferma, gioiello ultramoderno presentato il 24 luglio, con buona pace dello storico Pierluigi Penzo, tanto romantico quanto fatiscente, che con il Marassi si contende lo scettro di Matusalemme degli stadi italiani. «Un passo fondamentale per essere competitivi», secondo Joe Tacopina, l’avvocato newyorkese da tre anni proprietario della squadra lagunare. «Il calcio italiano ha smesso di essere al vertice negli ultimi anni per una sola ragione: gli impianti, vecchi e non all’altezza dei migliori europei».

Finalmente, nonostante tempi resi biblici da burocrazia e scarsa lungimiranza, qualcuno nell’Italia del pallone sta provando a mettersi al passo con i tempi. Un must, visto che i nostri impianti hanno in media 63 anni e che solo otto dei diciassette stadi della prossima Serie A avranno la copertura totale degli spalti. Una fatiscenza che si traduce nelle presenze alle partite: secondo il report Figc, nella stagione 2016/17 gli stadi del nostro massimo campionato si riempiono di spettatori al 54%, dato distante anni luce dal 90% (e oltre) di Premier e Bundesliga. Con Milan e Inter che, complici le vicissitudini societarie (soprattutto in casa rossonera), non hanno ancora deciso niente di concreto su eventuali nuovi stadi, sono le medio-piccole del calcio italiano quelle che si stanno muovendo con maggior decisione. Scopriamo quindi a che punto sono i lavori.


Atalanta

La società bergamasca è da poco entrata a far parte del ristretto club di chi in Italia possiede uno stadio di proprietà. Dopo Juventus, Sassuolo, Frosinone e Udinese infatti, la scorsa estate la famiglia Percassi ha acquistato l’Atleti Azzurri d’Italia. In seguito al restyling del 2015, che ha ridisegnato la tribuna centrale, l’idea era quella di ristrutturare le curve quest’estate. Dei ritardi nell’ottenere certi permessi hanno convinto l’Atalanta a spostare tutto alla fine del prossimo campionato, per non essere costretta a giocare le partite casalinghe senza i propri tifosi. Nella primavera del 2019 si interverrà sulla nord, per poi passare alla sud e, l’anno successivo, alla tribuna Giulio Cesare.

Lo stadio abbandonerà, almeno ufficialmente, la denominazione “Atleti Azzurri d’Italia”: notizia di due mesi fa è infatti la decisione (non ancora ufficiale) della famiglia Percassi di affidarsi a uno sponsor per la ristrutturazione. Da qui l’accordo con Gewiss, azienda del territorio attiva nell’elettrotecnica, che ha messo sul piatto 35 milioni di euro per ristrutturare la casa della Dea. In attesa di calcare la Gewiss Arena, in Europa i bergamaschi continuano a giocare al Mapei Stadium di Reggio Emilia.


Bologna

Lo stesso giorno del Venezia, anche il Bologna ha presentato il suo progetto. Come nel caso della Dea, anche qui non si tratta di uno stadio nuovo, ma del restyling del Dall’Ara, guidato dall’architetto Gino Zavanella, che oltre un anno fa aveva presentato il primo render. Il futuro stadio felsineo, che dovrebbe essere realizzato senza bisogno di traslocare temporaneamente le partite del Bologna, prevede un mix di antico e moderno. La Torre di Maratona, la storica struttura muraria eretta nel ’29 sul luogo della fucilazione del patriota risorgimentale Ugo Bassi, rimarrà il nucleo centrale dello stadio. Allo stesso tempo, una moderna copertura trasparente impedirà il verificarsi di episodi come quelli dello scorso 18 febbraio, quando gli ultras rossoblù, zuppi di pioggia e stufi del poco spettacolo, hanno deciso di non rientrare sugli spalti bagnati per il primo quarto d’ora della ripresa.

Una nuova illuminazione led, l’eliminazione della pista di atletica (con conseguente avvicinamento delle curve) e una riduzione dei posti (dai 36.000 odierni passeranno a 27-29.500) completeranno il nuovo Dall’Ara, funzionale al punto da poter essere svuotato, in caso di emergenza, in soli cinque minuti. Al rifacimento dell’impianto si accompagneranno nuovi servizi nell’area dello stadio (negozi, parcheggi, un museo del Bologna). Dopo la presentazione dell’altro giorno, il Comune di Bologna ha avviato l’iter di valutazione del progetto. Costo totale? Si parla di 60-80 milioni.

 

Cagliari

Dopo una lunga serie di vicissitudini, come il grottesco caso Is Arenas, utilizzato per sole 14 partite (di cui sette a porte chiuse), la principale squadra sarda sembra finalmente aver imboccato la giusta strada verso la costruzione del nuovo stadio. L’impianto sorgerà sulle ceneri del vecchio Sant’Elia, attualmente in demolizione, con il Cagliari che giocherà nella provvisoria Sardegna Arena probabilmente per altre tre stagioni. Qualche giorno fa, a margine del ritiro del Cagliari a Pejo, il patron Tommaso Giulini ha annunciato che la capienza del nuovo stadio potrà passare da 24 a 30.000 posti, per riuscire a ospitare alcune manifestazioni internazionali.

Se il sogno di inaugurarlo nell’anno del centenario (il 2020) sembra ormai svanito, i tifosi rossoblù si potranno consolare con uno stadio confortevole, con particolare attenzione posta all’acustica, per far sentire alla squadra il calore del tifo. Opere collaterali saranno un hotel da settantadue camere, di cui quattro con vista sul campo da gioco, e una piscina scoperta. Affidato alla società Sportium, il progetto coinvolge tra gli altri lo studio dell’americano David Manica, archistar che sta lavorando anche al nuovo Camp Nou (a proposito di stadi moderni, si preannuncia spettacolare la futura casa blaugrana, un tempio trasparente ed ecosostenibile da 105.000 posti). Anche qui il costo si aggira attorno ai 60 milioni, che verranno suddivisi tra Cagliari Calcio, impresa di costruzione, finanziamenti bancari e comune.

 

Empoli

Fresca di promozione in A, la società toscana si prepara a rivoluzionare il proprio stadio casalingo. L’ad Francesco Ghelfi ha parlato il 24 luglio (a quanto pare giorno fruttifero per nuovi impianti) e ha annunciato che ci sono in ballo proposte da due aziende per realizzare l’opera. Entro agosto l’Empoli deciderà a chi assegnare il progetto del nuovo Castellani, in modo da iniziare i lavori nella primavera del 2019.

La società sta aspettando la dichiarazione di pubblica utilità dello stadio e del nuovo impianto di atletica leggera, che verrà costruito nel polo scolastico di via Sanzio per far fronte all’eliminazione della pista. Anche qui lo stadio verrà praticamente demolito e ricostruito, a cominciare dalla curva sud, cercando di non impattare troppo sulle partite. Sorgeranno attività commerciali, e la capienza complessiva del nuovo impianto dovrebbe toccare i 20.000 posti. Costo dell’opera: quasi 30 milioni.

 

Fiorentina

Di recente il comune ha approvato la delibera per spostare la Mercafir nell’area di Castello, liberando quindi l’area dei mercati generali dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio e concedendo alla Viola una nuova proroga, fino al 31 dicembre, per consegnare il progetto esecutivo. Proprio qualche giorno fa tuttavia Andrea Della Valle ha parlato di tempi più lunghi, di fatto spiazzando anche lo stesso sindaco Dario Nardella che sperava di concludere entro la fine dell’anno.

Dopo la presentazione di oltre un anno fa a Palazzo Vecchio, in cui tutti si erano stropicciati gli occhi ammirando un progetto da 420 milioni con 3000 metri quadri di pannelli solari e il wi-fi in ogni settore, l’ambiente si sta raffreddando. Il progetto resta, ma i tempi sono incerti, e i Della Valle (che ultimamente stanno investendo meno nella Fiorentina) sono ancora alla ricerca di partner finanziari. Entro fine anno c’è da attendersi un’altra puntata della telenovela.

Queste di fatto sono le società di Serie A più attive sul fronte nuovo-stadio, mentre Juventus, Sassuolo, Udinese e Frosinone giocano già nelle loro nuove case. Anche a Roma, sponda giallorossa, si parla da almeno sei anni di stadio nuovo, ma dopo l’inchiesta che ha travolto molte delle persone che lavoravano all’impianto, bisognerà pazientare ancora parecchio prima di vedere un nuovo Colosseo nella città eterna.

 

La Serie B

La serie cadetta non sta a guardare. Il Venezia, come anticipato in apertura, il 24 luglio ha presentato lo studio di fattibilità del nuovo stadio, un impianto da 18-25.000 posti nell’area dietro l’aeroporto di Tessera. Un progetto dal valore complessivo di 185 milioni, tutto finanziato da privati, con la costruzione dello stadio che dovrebbe incominciare nel 2021. Tacopina ha promesso un luogo aperto sette giorni su sette, moderno e in linea con le ambizioni di una squadra che aspira a diventare rinomata come la città che rappresenta. Il Perugia ha lanciato l’operazione nuovo Curi, con l’obiettivo di avere il via libera per i lavori di ammodernamento entro fine anno. I soldi arriveranno da vari investitori, con l’importante contributo del credito sportivo.

A Pescara, con il supporto della piattaforma B-Futura, si sta studiando la costruzione di un nuovo stadio da 21.ooo posti e di una cittadella dello sport. Anche qui l’entusiasmo iniziale (lo scorso 30 novembre il presidente del Coni Malagò era alla presentazione) ha lasciato spazio ai lunghi tempi della burocrazia, e difficilmente il Delfino Pescara giocherà nella nuova casa dalla stagione 2020/21. Anche a Brescia si parla di stadio. Pare che la società australiana di costruzioni Multiplex, interessata alla zona, abbia messo sul piatto 100 milioni di dollari per un impianto nuovo di zecca, con conseguente demolizione del vecchio Rigamonti. Non si sono comunque fatti passi ufficiali, anche qui bisognerà aspettare e vedere gli sviluppi.

Il Lecce, tornato in Serie B, a lungo termine vuole fare uno stadio meno vecchio e senza la pista d’atletica, alla pari del Verona, ma sembra che nel breve si faranno solo degli interventi al Via del Mare. La nuova legge sugli stadi del 2017, che in parte snellisce le procedure burocratiche, e consente di costruire a complemento dell’impianto immobili con destinazioni d’uso diverse da quella sportiva, ha permesso una piccola accelerata. Ma di progetti in dirittura d’arrivo in categoria se ne vedono, purtroppo, ancora pochi.

 

Immagini Getty Images