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Un giocatore per l’estate – Jorginho

Cosa può dare al Chelsea e alla Premier League? E che difficoltà potrebbero frenarlo?

Di Jacopo Azzolini

La Premier League è un campionato che – perlomeno ad alti livelli – ha assistito a cambiamenti piuttosto rilevanti negli ultimi anni da un punto di vista tattico, e tutt’ora è in continuo mutamento. Le elevate risorse economiche hanno consentito ai top club di ingaggiare alcuni tra gli allenatori migliori del mondo che hanno introdotto con successo principi ben lontani dal calcio inglese. È un processo agli inizi, ma è bastato osservare il rendimento dell’Inghilterra nel corso dei Mondiali di Russia per capire quanto possa essere entrato in profondità, con un allenatore come Southgate che ha cambiato lo stile di gioco e, forse, di pensare il gioco.

L’anno prossimo la Premier sarà ulteriormente arricchita dall’arrivo di Maurizio Sarri al Chelsea, uno dei tecnici più influenti negli ultimi anni di Serie A. Non è un caso che il primo acquisto del nuovo corso sia stato Jorginho, pilastro del triennio sarrista e giocatore che di fatto è un tutt’uno con la filosofia del tecnico toscano. Come ha scritto Claudio Savelli su Undici, la relazione strettissima tra il brasiliano e il contesto di gioco di Sarri fa venire in mente una vera e propria simbiosi: «Jorginho funziona, nella squadra di Sarri, perché è un Napoli in miniatura, perché il suo gioco è un riflesso di quello del Napoli». Probabilmente, nel dare questa lettura influisce la prima dote che viene in mente quando si pensa al neo acquisto del Chelsea: ossia la pulizia nel gioco corto, una caratteristica vitale del Napoli di Sarri, che aveva molteplici scopi. Prima di tutto, il prolungato fraseggio consentiva di ordinare la squadra e raggiungere una disposizione ottimale; successivamente, aveva l’obiettivo di allungare e disordinare la pressione dell’avversario, per trovare così varchi.

Non c’è dubbio che l’uscita palla al piede del Napoli abbia rappresentato forse la qualità migliore della squadra per la grande agevolezza nel mantenere la precisione anche in spazi stretti. Per una squadra fluida e in costante movimento, il ruolo di Jorginho era cruciale per la sua capacità di creare soluzioni di passaggio. La mole impressionante di palloni gestiti dal centrocampista (circa 100 passaggi a partita) lo dimostra, con l’italo-brasiliano che doveva sempre essere dinamico e preciso ogni volta chiamato in causa, in quanto il buon esito delle sue giocate determinava l’efficacia di quelle successive compiute dalla squadra.

Tuttavia, sarebbe un errore sottovalutare le qualità creative di Jorginho. Per quanto trascorresse gran parte del tempo in zone arretrate dal campo, il prolungato possesso del Napoli schiacciava l’avversario e consentiva al giocatore di alzare il proprio raggio d’azione, con gli Azzurri oltretutto ben disposti in caso di perdita del pallone per  riconquistare subito la sfera. Negli ultimi metri, l’ex Verona possiede un discreto set di giocate, dal laser pass al lancio lungo a scavalcare la difesa. Insomma, qualità in rifinitura da non sottovalutare in un campionato come quello inglese, dove bisogna anche sapere verticalizzare rapidamente.

Visione e capacità di calcio anche sul lungo

L’impatto di Jorginho in Premier League è tutt’altro che scontato da prevedere. Oltre alle doti fisiche non eccezionali, dovrà imparare a gestire il possesso anche con addosso una pressione che – seppur a volte disordinata – è molto più intensa e continua se paragonata a quella della Serie A. Potrebbe patire molto il “disordine” che si vede in parecchie partite del campionato inglese, soprattutto in fase di non possesso: dal punto di vista difensivo, Jorginho ha inciso in questi anni di Napoli anche grazie a meccanismi collettivi assai codificati che non chiedevano al metodista brasiliano un gravoso lavoro in campo aperto. In un campionato dove spesso le squadre medio-piccole sono ben contente di risalire il campo con lanci lunghi, Jorginho potrebbe soffrire un netto mismatch fisico nei contrasti, per non parlare dei possibili uno contro uno in velocità. La squadra dovrà quindi supportarlo nel migliore dei modi, aggredendo con la stessa sincronia ed efficienza che abbiamo ammirato a Napoli ed evitare all’ex Verona duelli individuali in spazi larghi dove verrebbe travolto dai velocisti della Premier.

Insomma, pare che anche questa volta il rendimento di Jorginho sia legato soprattutto a quello di Sarri e con tutta probabilità l’esito dell’uno favorirà quello dell’altro.  Il tecnico ex Empoli si ritrova un compito non facile: oltre al rischio dato da un mercato con diverse incognite, il Chelsea proviene da due anni in cui si è giocato con principi ben precisi: attacco in spazi larghi, baricentro basso e lunghe fasi di non possesso. Aspetti ben lontani dalle caratteristiche sia di Sarri che di Jorginho, col tecnico toscano che dovrà cercare di cambiare la fisionomia della squadra nel minor tempo possibile. Un centrocampista con la sensibilità tattica dell’ex Napoli può fare bene nella “frenesia” della Premier, a patto che venga eletto direttore d’orchestra in una sinfonia organizzata, in grado di esaltarne i (numerosi) pregi e nasconderne i (chiari) limiti. Difetti che Oltremanica potrebbero rivelarsi un solco incolmabile senza un contesto efficiente alle spalle.