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Un giocatore per l’estate – Riyad Mahrez

L'algerino è chiamato alla definitiva consacrazione in maglia City dopo le ottime annate con il Leicester.

Di Matteo Albanese

Tra i 23 convocati da Halilhodžić per il Mondiale 2014, l’Algeria non poteva sopportarne uno in particolare, tanto che si vociferava di somme di denaro pagate da Riyad Mahrez per comprarsi un posto per il Brasile. Alla fine furono illazioni, ma da quell’evento il centrocampista trasse energia da convertire in rabbia agonistica. In un certo senso è stato uno dei due eventi separatori nella sua vita: l’altro fu la morte del padre Ahmed, quando Riyad aveva 15 anni, visto che il genitore amava il calcio e negli anni ’70, trasferitosi in Francia, aveva immediatamente convinto il pargolo a calzare gli scarpini.

Il punto è che Mahrez oggi è del Manchester City, pagato 60 milioni di sterline (68 di euro) che potrebbero diventare 75 al raggiungimento di alcuni bonus. Accompagnato alla presentazione dalla madre Saliha, cui è legatissimo specie dopo la scomparsa del padre, Riyad ha speso parole al miele («City are redefining the English game, I wanted to be part of it») rivelando di stimare particolarmente il gioco di Guardiola. Non sono frasi fatte, perché l’ammirazione dell’algerino nei confronti di Pep è ampiamente documentata da gennaio, quando Mahrez era prepotentemente accostato all’Etihad e per protesta contro il Leicester, che rifiutò 65 milioni da Manchester, saltò ben quattro sessioni d’allenamento. Fu un esilio autoinflitto, ma alla quinta chinò il capo e tornò gli ordini di Puel, il quale reagì con innegabile aplomb: «Spero si chiarisca le idee». Già nel maggio 2016 comunque Mahrez aveva rischiato di rovinar la festa post vittoria della Premier, e il suo agente minacciò: «Merita un top club, al 50% va via».

Negli anni l’algerino, che nell’estate 2017 ha detto no a un prolungamento di contratto da 5 milioni di sterline, è stato accostato, in ordine sparso, a Liverpool, Barcellona, Chelsea, Monaco e Arsenal. Sui social gli è stata imputata una certa poca riconoscenza, oltre a poca professionalità e a un comportamento da traditore. Di certo però era nell’aria la sua volontà di mettersi in gioco altrove. A gennaio come detto fu a un passo dal City, che pensò a lui per sostituire Sané infortunatosi alla caviglia. Il dialogo tra l’ad Soriano e il pari ruolo nelle Foxes, Susan Whelan, sembrava ben indirizzato, ma alla fine il chairman Vichai Srivaddhanaprabha continuò a chiedere 95 milioni e l’affare sfumò.

Eccolo sei mesi dopo, e vederlo allenato da Guardiola sarà certamente interessante. Tra i motivi per cui tener d’occhio Mahrez nella prossima stagione c’è la curiosità di vederlo innestato in un bosco di mezzepunte, tutte tecniche e raffinate: tecnicamente Riyad ama giocare sulla destra, già terra di Sterling, Bernardo Silva e, all’occorrenza, del ’97 Patrick Roberts. Dove giocherà l’algerino, 27 anni e il numero 26, primo acquisto di quest’estate, resta un mistero: forse Pep lo impiegherà sulla corsia mancina, così da giocare a piede invertito, oppure sulla trequarti campo del suo 4-1-4-1. Modulo camaleontico, ma del resto già Claude Puel al Leicester aveva raccontato di veder particolarmente bene Mahrez centrale nel 4-2-3-1, nel ruolo che nelle Foxes era appannaggio di Gray o Okazaki. Oggi niente Vardy ma Agüero, dalle Midlands agli Sky Blues, con un cartellino però bello tosto: «Ma il prezzo non mi preoccupa».

Una delle prime uscite in maglia City contro il Borussia Dortmund

Gran protagonista del 2015/16, con 17 reti e 10 assist in 37 presenze, per decantare la sua crescita esponenziale basta ricordare che in quell’annata aurea segnò come nelle due precedenti. Sbocciato nell’anno della fioritura, chissà se Mahrez riuscirà definitivamente a mettere da parte l’etichetta di egoista che gli è attaccata addosso sin dai tempi di Sarcelles, parte di banlieu parigina in cui è nato e cresciuto. Dopo l’annus mirabilis, Riyad ha guidato la campagna di caccia delle Volpi in Champions, con 4 reti e 2 assist, al netto di una certa indolenza messa in mostra in Premier. La svogliatezza è sparita al terzo anno, 12 reti e 11 assist, in tempo per l’approdo al City.

Il suo stile, casual ma elegante, perfino ripetitivo con quel solito movimento ondeggiante nel taglio in area, con palla attaccata al piede sinistro, resta uno spettacolo. Il City predilige però possesso palla e manovra ragionata, ben lungi dal contropiede rabbioso, marchio di fabbrica del Leicester: riuscirà Mahrez a trattenersi dallo sfogar la sua verve da dribblomane pazzo (2,5 uomini saltati ogni 90 minuti, in media)? Soltanto otto calciatori hanno segnato più di lui in Premier dal 2015, soli cinque hanno dispensato più passaggi decisivi. Lo scorso anno erano in tre ad aver dribblato più di lui: Hazard, Wildfried Zaha e Alexis Sánchez. Il cileno l’ha nel frattempo comprato Mou, che evidentemente a Guardiola non sta troppo simpatico. Così, come ai Citizens non vanno a genio i Red Devils, Pep non voleva avere in rosa qualcosa in meno del portoghese. Mansour l’ha accontentato, Mahrez è arrivato, l’Irwell ha una nuova rivalità tra le sue due sponde.