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Un giocatore per l’estate – Alexis Sanchez

Il cileno è finalmente pronto a far vedere la miglior versione di sé?

Di Alessandro Cappelli

Quando nello scorso mercato di gennaio il Manchester United ha acquistato Alexis Sánchez dall’Arsenal, facendo di lui il giocatore più pagato della Premier League, stava mandando prima di tutto un messaggio alla concorrenza. Acquistare il giocatore più decisivo del campionato – o comunque uno dei più decisivi – era una dichiarazione d’intenti: vincere il campionato e mettersi in coda tra le pretendenti alla Champions League. Sembrava dovesse spaccare il mondo ma di giocate davvero decisive, Alexis, ne ha fatte poche: appena tre gol in 18 presenze e la costante sensazione di vedere un giocatore fin troppo mansueto, frenato, molto diverso da quello che dominava i campi della Premier con i Gunners.

L’impatto del meteorite Sánchez sul pianeta Manchester è stato indubbiamente negativo. Un bilancio in cui pesa anche l’aver tolto minuti, nello spot di ala sinistra, a Martial e Rashford, giocatori più giovani di lui e da molti considerati il futuro del club. D’altra parte lo stesso Sánchez ha ammesso di aver avuto difficoltà. «Speravo di fare meglio di così, chiedo di più a me stesso prima di tutto», ha detto la scorsa primavera. Come se non bastasse, nel calcio in cui tutto corre a cento all’ora, e le voci di corridoio non fanno eccezione, una parte della tifoseria è convinta che Mourinho abbia preso con sé il cileno solo per impedire che finisse al City. Una teoria che ha del fondamento, considerate le difficoltà di ambientamento di Alexis e la volontà esplicita di Guardiola di mettere le mani sul talento ex Udinese.

L’ottima prova nella vittoria estiva contro il Real Madrid

A Manchester, Sánchez ha fatto vedere solo a intermittenza quel gioco di accelerazioni e strappi che ha contraddistinto la sua carriera sin qui: un tipo di giocatore che Mourinho ha sempre dimostrato di apprezzare. Il cileno è stato protagonista in Italia, in Spagna e in Inghilterra con il suo fútbol prevalentemente fisico, estremamente verticale, fatto di corse palla al piede in campo aperto, uno contro uno e cambi di direzione improvvisi. Il dominio fisico esercitato su qualsiasi avversario è sempre stato la cifra stilistica di uno dei freak atletici più devastanti del panorama calcistico mondiale.

Arrivato alla soglia dei 30 anni Sánchez è in una nuova fase della sua carriera e oggi sembra un giocatore diverso, cambiato: più razionale, più associativo, votato alla pausa e alla giocata ricamata. O meglio, il cambiamento – che pure c’è ed è già visibile – sembra ancora in atto. Solo nell’ultimo anno nel Nord di Londra, Alexis si è scoperto meno frenetico, meno verticale, meno ala pura e più trequartista. Come se la scelta di Wenger di avvicinarlo geograficamente sul campo a un “pensatore” del livello di Ozil avesse prodotto un cambiamento nel gioco di Sánchez, come per osmosi. Il dribblomane imprendibile che abbiamo visto con Udinese e Barcellona, quello che ha acquistato l’Arsenal nell’estate del 2014, è stato sostituito da un giocatore nuovo: quello che allo United non si è ambientato subito, forse proprio perché ci si aspettava ancora che a ogni passo sul terreno di Old Trafford venisse fuori la bestia che ha sempre abitato in quel corpo.

Per completare definitivamente la transizione a un modello differente, uno che vestisse meglio gli abiti del Sánchez in divenire, il trasferimento a stagione in corso non si è rivelata la scelta migliore: il Manchester gli chiedeva di essere il perno centrale della squadra per nascondere le falle di un sistema con molti difetti; lui, invece, avrebbe probabilmente avuto bisogno del contesto opposto, uno che lo proteggesse e si preoccupasse di curare nella maniera più accomodante il passaggio alla sua nuova versione di sé. «È stato difficile cambiare tutto rapidamente, ho avuto perfino il dubbio di aver fatto la scelta giusta a venire qui», ha detto lo stesso Alexis qualche mese fa. Ma è stato Mourinho, lo scorso marzo, a dare quella spiegazione che rende Sánchez uno dei giocatori da guardare con più attenzione nel 2018/19, dicendo che il cileno si sarebbe rivelato in tutto il suo talento nella stagione che sta per iniziare. Come fosse un nuovo acquisto, da scoprire per davvero solo da agosto in poi.

D’altronde è così che lo stanno accogliendo in questi giorni, come un nuovo acquisto. E così si è presentato lui nella tournée americana: tirato a lucido, con un nuovo look per rendere più evidente l’intenzione di rompere con il passato e ripartire, forse consapevole di avere davanti una stagione in qualche modo decisiva nella definizione della sua legacy. In più, per la prima volta dopo cinque anni, Sánchez ha beneficiato di un’estate di vero riposo, senza grandi impegni con la Nazionale: i Mondiali in Brasile, le due Copa America in back-to-back e la Confederations Cup del 2017, avevano sempre fatto slittare il suo periodo di pausa estivo, e conseguentemente ridotto la preparazione. Quest’anno invece si è goduto le vacanze a modo suo, allenandosi da solo sulle spiagge di Rio de Janeiro, e i risultati si sono già visti in questa prima fase di preseason dello United – seppur non proprio esaltante a livello di squadra. Adesso vuole e deve dimostrare di essere diverso dal giocatore indeciso e incompleto degli ultimi sei mesi, di aver trovato una forma nuova e migliore di sé. Un’evoluzione più adatta al personaggio, possibilmente anche più adatta al nuovo Manchester.