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Un giocatore per l’estate – Lucas Biglia

Dopo una stagione deludente il centrocampista argentino vuole ritrovare centralità nel Milan del presente e del futuro.

Di Jacopo Azzolini

La stagione 2017/18 è stato un brusco ritorno alla realtà per Lucas Biglia. Il giocatore argentino, infatti, proveniva da un’ascesa tanto continua quanto indiscutibile, con stagioni assai positive in realtà importanti. Il centrocampista nativo di Mercedes è un po’ il classico profilo della Lazio negli ultimi anni: ossia, un calciatore arrivato piuttosto in sordina che, nonostante lo scetticismo dei tifosi, è maturato fino a raggiungere un ottimo livello. A Roma non ci è arrivato da giovanissimo, ma a 27 anni compiuti e dopo 7 stagioni all’Anderlecht, all’interno di un percorso di crescita che lo aveva portato a indossare maglia dell’Albiceleste anche in finale a Rio De Janeiro contro la Germania. Sia con Pioli che con Inzaghi è divenuto uno dei protagonisti più importanti della squadra, raccogliendo l’eredità di Ledesma.

Sembrava un investimento sensato per il Milan, un profilo di affidabilità ed esperienza per puntare quantomeno all’accesso in Champions League. Invece, l’ex Anderlecht non è stato risparmiato dalla complicatissima stagione dei rossoneri, che tra rendimento della squadra e incognite societarie è stata tra le più travagliate della storia milanista. A chiudere un anno pessimo ci ha pensato il disastroso Mondiale argentino, dove Biglia è stato accantonato da Sampaoli dopo il pessimo esordio con l’Islanda. Al termine di Russia 2018, il centrocampista del Milan ha poi annunciato il ritiro dalla Nazionale. Difficile provare a spiegare una simile involuzione da parte di un giocatore che, seppur non di un livello superlativo, proveniva da stagioni caratterizzate da ottima continuità di rendimento.

Va detto che, sia con Pioli che col primo Inzaghi, Biglia si è trovato metronomo di rose con fisionomie precise. Entrambe quelle Lazio attaccavano infatti in spazi larghi, mantenevano ritmi alti e cercavano l’immediata verticalizzazione per i propri velocisti (Felipe Anderson, Keita, Immobile). L’argentino si esaltava in contesti di questo tipo, si tratta di un giocatore abbastanza veloce nel pensiero e reattivo nella giocata, se c’è una soluzione di passaggio disponibile è in grado di servire il compagno con rapidità e precisione sia sul corto che sul lungo, con attaccanti e ali che quindi possono sfruttare bene la profondità. In particolare, il tipo di passaggio che gli viene meglio è quando, leggermente defilato sul centro-destra, cambia il campo da destra verso sinistra.

Quando il Milan è passato al 433 con Calhanoglu in pianta stabile, Biglia ha usato spesso questa giocata.

Biglia è un mediano diretto che deve scaricare rapidamente la palla, e ha mostrato di poter andare in difficoltà quando è costretto a mantenere il possesso più del previsto: non ha infatti un buon cambio di passo, anzi si muove poco agevolmente in spazi ingolfati. Non possiede una visione di gioco sopra la media, di conseguenza è piuttosto macchinoso e povero di idee quando le linee sono intasate, soffrendo se costretto a fare una giocata sotto pressione per le sue difficoltà nel proteggersi efficacemente dall’avversario tramite uso del corpo. Inoltre, senza palla, è poco dinamico quando deve liberarsi della marcatura.

Biglia è più a suo agio in squadre che vogliono arrivare in porta velocemente, soffre nel giocare in formazioni che cercano di disordinare la struttura avversaria con fasi di possesso troppo sofisticate, come appunto i primi mesi con Montella. Le cose sono tuttavia migliorate col 433 di Gattuso, con l’ex Lazio che spesso ha avuto modo di poter subito dare palla sulle corsie esterne. Tuttavia, era Bonucci il vero regista arretrato del Milan, di conseguenza la squadra si appoggiava a lui quando si doveva far partire con pazienza l’azione dal basso (Biglia era costantemente schermato dagli attaccanti rivali).

Poca brillantezza quando deve giocare sotto pressione

Pure in non possesso ha palesato difficoltà, e al Milan sono diminuiti tutti i suoi numeri difensivi: appena un pallone intercettato a partita (erano 2 nella stagione precedente) e 2,1 contrasti (mai era sceso sotto i 3). Oltre ai limiti nel coprire il campo in spazi lunghi, anche in difesa posizionale il Milan ha patito molto al centro: in particolare, Kessié si staccava dalla linea, coi rossoneri che faticavano a coprire lo spazio ai fianchi dell’argentino. Ne è un esempio il gol di Higuain a San Siro.

Oltre ai vincoli del Financial Fair Play che di fatto impediscono di puntare a grandi colpi, società e tecnico dovranno trovare il modo di rilanciare i molti giocatori arrivati nella stagione passata che purtroppo non hanno reso quanto ci si aspettasse. Con la difficoltà che c’è nell’acquistare giocatori di livello da collocare davanti alla difesa, ha senso cercare di puntare su Biglia, mettendolo in un contesto più adatto alle sue caratteristiche. Il Milan dovrebbe cercare di divenire una squadra più da transizione, in modo che appena recuperata palla ci sia l’opportunità di lanciare i propri giocatori in profondità. Una squadra in grado di risalire velocemente il campo e che abbia sempre un’elevata presenza offensiva in avanti da poter servire, contesto in cui Biglia ha sempre inciso molto. Inoltre, con la probabile partenza di Bonucci, l’ex Lazio potrebbe tornare ad avere maggiore centralità nello sviluppo del gioco, divenendo così più influente.