Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Undici!

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

Un matrimonio perfetto

Perché Gonzalo Higuaín è l'attaccante ideale per il Milan di Gennaro Gattuso – e viceversa.

Di Alfonso Fasano

La primavera-estate 2018 del Milan è stata caratterizzata da continui colpi di scena, ma alla fine, il topos più ricorrente, probabilmente anche quello più azzeccato visto l’esito finale, è stato quello della rinascita. Una seconda rinascita, dopo quella abbozzata un anno fa, un progetto ambizioso in parte cancellato dalla realtà dei fatti, già riscritto in alcuni punti dalla nuova dirigenza rossonera. Durante la sua presentazione come responsabile dell’area tecnica, Leonardo de Araujo ha parlato così della stagione che verrà: «Questo è un nuovo inizio, abbiamo bisogno di tempo per poterci organizzare come vogliamo. Negli ultimi tre anni questo club ha vissuto due passaggi di proprietà, è normale che la squadra abbia percepito e subito questi cambiamenti. Ma esiste un’identità, siamo al secondo anno di Milan per diversi calciatori, e quindi giocheremo ancora meglio di quanto fatto nella seconda parte dell’ultimo campionato».

Questo racconto fatto di novità importanti, eppure necessariamente parziali, si estende oltre le dinamiche societarie, ha influenzato e definito le strategie legate al mercato e quindi al campo: nonostante la sentenza del Tas abbia riammesso il Milan all’Europa League, le limitazioni del Fair Play Finanziario hanno continuato a orientare le scelte e le operazioni in entrata e in uscita; l’eredità dello scorso anno esiste e resiste anche per quanto riguarda l’organico a disposizione di Gattuso, che ha ha dovuto metabolizzare il maxiscambio con la Juventus – Higuaín e Caldara in rossonero e Bonucci di nuovo a Torino, un’operazione utilissima per sistemare i bilanci di entrambi i club – ma poi è stato integrato nelle alternative, più che rivoluzionato nel tronco titolare. Anche lo stesso Gattuso vivrà la stagione della conferma dopo quella della rivelazione, la bontà del suo lavoro ha sorpreso praticamente tutti, perché è andato molto al di là della retorica che circonda il personaggio. Lo ha spiegato James Horncastle su Espnfc: «Inizialmente si pensava che fosse un semplice motivatore, ma la realtà è ben diversa: il tecnico del Milan ha messo i suoi calciatori nelle condizioni migliori, ha trasformato un gruppo di estranei in una squadra con un sistema di gioco ben definito». Gattuso ha dimostrato di essere un centro-motore emotivo, ma anche un allenatore moderno, in grado di modellare la squadra in base alle sue idee, oltreché sulle caratteristiche degli uomini a disposizione. Nel nuovo corso, queste idee hanno avuto un impatto chiaro sul calciomercato, per cui i trasferimenti conclusi dal club rossonero vanno interpretati come un’urgenza finanziaria, ma anche secondo una precisa chiave tattica. Ecco, l’arrivo di Higuaín si presenta esattamente in questo modo: è un upgrade sostenibile dal punto di vista economico, ed in perfetta continuità con il modello di gioco del Milan.

Il Milan di Gattuso: tutti i gol del girone di ritorno

In un articolo pubblicato da Undici nello scorso campionato, il Milan di Gattuso veniva descritto così: «Il 4-3-3 è il modulo di riferimento, perché permette di esaltare le caratteristiche degli uomini più creativi dell’organico, Suso e Çalhanoglu. I due esterni offensivi, schierati a piede invertito, rappresentano l’opzione primaria per la costruzione della manovra d’attacco, non a caso sono i due calciatori del Milan con il maggior numero di occasioni create in campionato». Considerando che entrambi sono rimasti in rossonero, e che nella prima conferenza della stagione Gattuso ha detto di voler continuare a giocare con un centrocampo composto da tre uomini, è facile intuire come l’operazione-Higuaín sia stata imbastita per cercare una sorta di doppia esaltazione: da una parte schieramenti e principi rimarranno inalterati dopo i risultati positivi dello scorso anno, dall’altra il centravanti argentino potrà giocare nel ruolo in cui è stato più a suo agio, come unica punta con due esterni preposti per assecondare la sua arte realizzativa. Non a caso, si tratta del sistema che ha permesso a Gonzalo di esprimere la sua più grande annata italiana, quella dei 36 gol in campionato con il Napoli, ma che ha caratterizzato anche il suo miglior momento alla Juventus. L’aderenza perfetta del centravanti argentino con questa soluzione tattica è stata spiegata da Claudio Pellecchia in un pezzo pubblicato su Undici durante la scorsa primavera, a qualche mese di distanza dalla virata di Allegri verso il 4-3-3: «Ciò che risalta in questo particolare momento della carriera di Higuaín è la sua natura marcatamente associativa del suo gioco: al di là degli assist e dei passaggi chiave, la capacità di staccarsi dal diretto marcatore, arretrando contestualmente il proprio raggio d’azione, ha consentito alla Juventus di appoggiarsi al suo numero 9 per risalire il campo, e di interpretare al meglio il nuovo modulo».

È quello che mancava al Milan dell’ultimo campionato, è quello che si è già visto nei primissimi assaggi di Higuaín in maglia rossonera. Ora Gattuso ha a disposizione un attaccante in grado di cucire i reparti e dialogare con i compagni, quindi di accorciare la squadra senza perdere efficacia in zona offensiva. La naturale tendenza di Gonzalo a ricevere il pallone tra le linee – anche in posizione arretrata – e la sua capacità di regia offensiva permetteranno al Milan di andare oltre i movimenti nello spazio di Kalinić e la verticalità di Cutrone, anzi inclineranno ancora di più il gioco verso la ricerca della qualità, anche nell’ultimo terzo di campo. Già nella scorsa stagione il Milan era al quinto posto in Serie A per percentuale di possesso palla (54,6%) e al quarto per numero di passaggi corti per match (411), nelle amichevoli precampionato la squadra di Gattuso ha confermato questa sua vocazione, ha alimentato la sua identità di squadra pensata e messa in campo per proporre calcio, per produrre occasioni attraverso l’interpretazione di principi offensivi, con i migliori calciatori inseriti in un sistema che punta a valorizzare le loro qualità tecniche.

Il gol di Higuaín contro il Real Madrid nasce proprio da un movimento ad accorciare la squadra

L’esperienza al Milan rappresenta un’occasione importante per Gonzalo: la sua dimensione è superiore a quella di molti compagni di squadra, uno status similare a quello del triennio napoletano. Questo lo renderà praticamente intoccabile, quantomeno per le partite più importanti, è la condizione emotiva che preferisce, che lo esalta, come ha spiegato anche nella conferenza stampa di presentazione: «Ho scelto il Milan perché al Milan mi hanno voluto tanto, e mi hanno voluto tutti». Poi c’è il discorso puramente di campo, che va rapportato anche agli arrivi di Caldara, Bakayoko, Reina, Laxalt, Castillejo: il Milan studia un cambiamento, vuole diventare una squadra più corta e compatta, con un sistema di gioco ancora più ambizioso. La sostituzione di Bonucci con Caldara ha demineralizzato l’impostazione lunga dal basso, ma permetterà a Gattuso di alzare la linea difensiva e il baricentro della squadra, di aumentare l’intensità del pressing. Lo stesso discorso vale per il centrocampo e per la fase di possesso palla: Bakayoko garantisce dinamismo e aggressività in mezzo al campo, la fase di recupero palla potrà essere spostata in zona più avanzata mentre l’attacco posizionale sarà meno verticale, meno diretto. Una serie di concetti potenzialmente perfetti per valorizzare le qualità e le caratteristiche di un centravanti associativo come il Pipita, che ama giocare vicino ai compagni, così da essere coinvolto in maniera continua nello sviluppo dell’azione.

Infine, c’è l’aspetto narrativo, per cui l’acquisto di Higuaín si lega perfettamente alla sceneggiatura dell’estate del Milan. Il centravanti argentino deve ricercare un nuovo posto del mondo,  disegnare una resurrezione di tipo personale e, al tempo stesso, aderire e contribuire a quella del suo nuovo club, secondo un programma realmente condiviso. È un racconto parallelo, sia la società rossonera che Gonzalo sono reduci da una sorta di ridimensionamento, ma puntano a ritornare a un livello superiore, che renda giustizia al loro blasone, alla loro riconoscibilità. Sono partiti insieme alla ricerca della grandezza perduta, ora stanno provando a ritrovarla superando insieme le difficoltà imposte dalle circostanze.

 

Immagini Getty Images