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Un nuovo Benzema

Con la partenza di Ronaldo, come viene sfruttato il francese da Lopetegui?

Di Jacopo Azzolini

Dopo quattro giornate di campionato, in testa alla classifica marcatori della Liga, insieme a Leo Messi, c’è Karim Benzema. Sono quattro le reti realizzate in altrettante partite dal francese, uno dei nomi più contestati al Bernabéu in questi ultimi anni: particolarmente criticato nelle due ultime stagioni, contraddistinte da un’eccessiva sterilità sotto porta (appena 16 centri totali in due stagioni di Liga). Staff tecnico e compagni si sono schierati pubblicamente più e più volte in difesa del francese: Ronaldo chiese al pubblico di applaudirlo durante una partita contro la Real Sociedad, mentre Zidane rispose così a chi in conferenza gli chiese un giudizio sulle parole di Lineker (che aveva definito Benzema un giocatore sopravvalutato): «Per la gente che capisce di calcio, dire una cosa del genere è una vergogna. Karim è un giocatore completo, un nove non va valutato solo dai gol».

L’intesa con Ronaldo

In effetti, al netto di qualche imprecisione di troppo sotto porta, non si può discutere l’importanza tattica che Benzema ha avuto in questo ciclo del Real Madrid. L’ex Lione è stato visto da tutti gli allenatori come partner perfetto di Cristiano Ronaldo, in grado di assecondare l’evoluzione “finalizzatrice” del portoghese. I continui movimenti del francese, tanto in orizzontale quanto in verticale (ai quali si aggiunge una grande sensibilità nel giocare spalle alla porta) aprivano spazi e consentivano all’attuale calciatore della Juventus di restare alto senza allontanarsi troppo dal centro dell’attacco. Insomma, faceva esattamente ciò che serviva per esaltare il portoghese, che grazie a lui poteva concentrarsi sull’attività di finalizzazione.

Azione abbastanza canonica che però mostra l’importanza di Benzema nella risalita del Madrid. Lui viene incontro, mentre CR7 resta al centro dell’attacco

Il gran rapporto con Ronaldo ha quindi sempre garantito la titolarità dell’ex Lione, grazie a un’eccezionale intesa che ha cambiato e arricchito il bagaglio tecnico dei due giocatori. Quando il portoghese restava al centro, Benzema si defilava e agiva da ala, tant’è che in questi anni è migliorato molto nel giocare in posizioni più defilate del campo. Quando invece il numero 7 aggrediva la profondità (forse la sua maggiore dote), il francese veniva incontro e dava un riferimento tra le linee. Benzema ha pure avuto una crescita importante nella rifinitura: anche nelle sue stagioni più opache in termini di gol, ha sempre confezionato un gran numero di assist (11 nel 2017/18, 1.4 passaggi chiave a partita), molti di pregevole fattura. Il numero 9 incideva parecchio sia in attacco posizionale che nelle ripartenze, visto che era sempre il primo riferimento da servire non appena il Real Madrid recuperava palla (senza dimenticare ottime doti nel dribbling). Insomma, una prima punta che si comportava quasi da 10.

Benzema rifinisce tra le linee, Ronaldo attacca la profondità

Nonostante lo strepitoso finale di stagione (gol in finale e semifinale di Champions) che aveva riscattato un’annata con parecchie crisi, quello del francese è stato un nome caldo in ottica mercato. A maggior ragione dopo la partenza di Ronaldo, sembrava che l’estate del 2018 fosse quella dell’addio di Benzema: senza più la necessità di trovare un partner adeguato per l’ex Manchester, si pensava che il Madrid avrebbe rivoluzionato l’attacco, investendo parecchi soldi in top player offensivi. Invece, l’unico arrivo è stato quello di Mariano Díaz, con società e Lopetegui che hanno deciso di mantenere il giocatore francese fulcro del reparto avanzato. Eloquente un tweet di fine luglio del tecnico spagnolo, in cui aveva pubblicato una foto dove abbracciava Benzema. Un modo per dire: “Quest’anno puntiamo su di lui”.

Un nuovo Benzema

Col delicato compito di guidare il Madrid post Cristiano Ronaldo, il tecnico iberico ha provveduto fin dall’inizio a modificare lo stile di gioco della squadra, sia nell’assetto tattico che nei princìpi, più ispirati al gioco di posizione. Semplificando, si può dire che sia un tecnico più integralista rispetto a Zidane, con strutture tattiche più marcate. In poche (ma incisive) parole, Benzema ha descritto così Lopetegui: «È un allenatore diverso, parla molto col calciatore e ha una chiara idea su come giocare. Gli piace molto tenere la palla e conservare il possesso per larghe fasi del match, inoltre vuole che pressiamo in avanti non appena si perde palla». Rispetto al “disordinato” 4-3-1-2 con Isco tra le linee, fin dal principio Lopetegui ha optato per un 4-3-3 che, seppur con un centrocampista in meno, dà l’opportunità di mettere in campo contemporaneamente sia Bale sia Asensio. Rispetto a prima, i merengues privilegiano le corsie esterne, con la palla – soprattutto grazie alla qualità di Kross – che gira con velocità su entrambe le fasce, con continue connessioni tra ala e terzino. La mezzala sinistra (Kroos) rimane più bloccata, mentre quella di destra (Modric) si inserisce di più, sia al centro che per vie esterne.

Non più con l’esigenza di assecondare Ronaldo, Benzema si comporta maggiormente da “prima punta” in molte fasi di gioco. In particolare, durante le situazioni prolungate di attacco posizionale, il francese rimane il principale riferimento offensivo, ed è lui che ora raccoglie la maggior parte dei cross (ne è un esempio il gol contro il Girona). Tuttavia, chi pensava che l’ex Lione perdesse drasticamente la verve associativa, si è dovuto ricredere. Benzema continua a svariare molto e a venire incontro, liberando di conseguenza il centro dell’attacco. I movimenti dei compagni portano a pensare che questa tendenza sia chiesta dallo stesso Lopetegui, visto che gli altri giocatori sono tempestivi nell’alzarsi per prendere il suo posto, dando un riferimento in mezzo.  Vengono così responsabilizzate molto sia le ali che gli interni dal punto di vista offensivo, ai quali viene richiesto di buttarsi dentro e incidere sotto porta.

Benzema si defila, Modric prende il suo posto, divenendo momentaneamente la prima punta del 4-3-3. Il centro dell’attacco non viene mai svuotato

Inoltre, se non gioca Isco e – come scritto sopra – Kroos resta più arretrato, Benzema viene incontro e funge da raccordo anche per evitare che lo spazio intermedio di sinistra sia privo di uomini, con Asensio che di conseguenza va ad aggredire la profondità. Lopetegui, per compensare la (pesante) mancanza di Ronaldo dal punto di vista realizzativo, non ha quindi scelto di basarsi quasi esclusivamente sul numero 9, ma anzi intende sfruttare i movimenti di Benzema per aumentare l’incisività offensiva dei giocatori alle sue spalle.

Kroos resta dietro, Benzema viene incontro e Asensio si butta dentro

L’avvio di Liga dell’attaccante francese è stato scoppiettante, con la bellezza di 4 gol in 4 partite (più la rete nella Supercoppa europea): un avvio di stagione così prolifico non avveniva addirittura dai tempi di Lione. Curiosamente, il dato relativo agli expected goals è per ora inferiore a quello delle stagioni passate (oggi, anche se con un campione minimo, è intorno allo 0,50 a partita: prima sfiorava lo 0,60), segno di come il francese sia più lucido sotto porta. Appare già chiaro come questa possa essere soprattutto l’annata di Benzema, quella in cui finalmente si prende le copertine dopo anni la cui importanza è stata oscurata dai più “mediatici” compagni di reparto. Come ha twittato Inaki Lorda di Panenka: «È incredibile che, nel 2018, ci sia ancora gente che sta scoprendo Benzema».