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La candidatura per le Olimpiadi del 2026, alla fine, sarà Milano-Cortina

Ripercorriamo le tappe e i litigi.

Di Redazione Undici

È arrivata la decisione del Coni sulla candidatura italiana da presentare al Cio in vista della decisione, che verrà presa nel settembre 2019, proprio a Milano, sulla sede ufficiale delle 25esima edizione delle Olimpiadi invernali. L’accoppiata Milano-Cortina ha, alla fine, prevalso. L’annuncio è stato dato dal presidente della regione Lombardia Fontana, cui ha fatto eco poco dopo quello del Veneto. «Siamo ovviamente felicissimi di questa scelta. Ringrazio il governo, il Coni e tutti gli interlocutori che in questi mesi hanno lavorato per questa candidatura che onoreremo lavorando a testa bassa perché rimanga nella storia come un’Olimpiade memorabile», ha detto Zaia. Si è posta dunque la parola fine a una querelle che durava ormai da mesi e aveva assunto dimensioni più politiche che sportive.

La grande sconfitta di questa decisione è Torino. Il capoluogo del Piemonte, che aveva già ospitato i Giochi nel 2006, aveva in principio, così come avevano fatto Milano e Cortina, espresso la volontà di essere sede unica dell’Olimpiade. La sindaca Appendino contava proprio sulle infrastrutture già esistenti per partire in netto vantaggio sulle avversarie, tuttavia fin dai primi colloqui il presidente del Coni Malagò aveva fatto intendere come Torino, da sola, avesse poche possibilità contro Stoccolma, la principale delle rivali estere, in quanto nel loro dossier erano presenti troppi intoppi. Per questa ragione il Coni aveva auspicato la strada della candidatura congiunta, senza capofila (questo il punto cruciale), tra Cortina, Milano e Torino, «per far sì che ci sia una vera candidatura italiana, del Paese».

Il trio sarebbe stato un unicum nella storia olimpica e inoltre sarebbe stato un modo per risparmiare, in quanto secondo le prime stime parziali i costi totali della candidatura a tre (circa 376,65 milioni di euro) sarebbero stati inferiori a quelli delle singole candidature. Sebbene gli iniziali tentennamenti, la “strana idea” del Coni iniziava a farsi strada. Torino però aveva ammonito di non voler essere “stampella di altre città”, così come Milano che ad agosto aveva deciso di ritirare la propria candidatura per un breve periodo, prima di un ripensamento, in quanto non c’erano le condizioni per portare avanti un’organizzazione collettiva. Il sindaco milanese Sala voleva per la sua città un ruolo primario rispetto alle altre, in virtù del prestigio internazionale del capoluogo lombardo e dell’ottimo lavoro svolto con Expo 2015 e, se le sue condizioni non fossero state rispettate, ha detto, Milano sarebbe rimasta disponibile a ospitare alcune gare, ma non a organizzare le Olimpiadi. Sala chiedeva in sostanza la governance del progetto e che il brand di Milano fosse riconoscibile e apparisse come primo nella sigla che avrebbe caratterizzato la candidatura. Queste condizioni non sono all’epoca state accettate dalla sindaca di Torino che ha poi aggiunto: «Pare che sia stata Torino a tirarsi indietro, ma è assolutamente falso. Torino ha seguito il percorso come è stato indicato, mettendosi a disposizione del Governo. Ha chiesto certezza su certi elementi, la bozza di protocollo mandata venerdì sera dal sottosegretario Giorgetti non dava queste risposte».

Lo stesso Giancarlo Giorgetti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport, aveva allora annunciato il fallimento della candidatura a tre e lo stop alle trattative, attribuendosene la responsabilità in quanto non c’era più l’atmosfera giusta tra i vari rappresentanti e prima che avesse dovuto farlo «fra due mesi, magari tra accuse reciproche e dopo aver speso anche dei soldi». È stato a questo punto che il Coni ha spinto per la soluzione Milano-Cortina, sostenuta dalle rispettive amministrazioni, ma non dal Governo. A nulla sono valsi gli appelli di Malagò ad Appendino di fare dietrofront – «questa non è una sfida o una prova muscolare», ha detto – in quanto una candidatura a tre avrebbe avuto più possibilità di vincere rispetto a quella delle sole Milano e Cortina. Appendino è stata però irrevocabile, sottolineando come la proposta mancasse di chiarezza sul finanziamento delle Olimpiadi senza fondi statali.

Ieri, alla notizia della candidatura definitiva di Milano e Cortina, la sindaca torinese si è detta stupita: «È una candidatura per noi incomprensibile, si tratta di andare a costruire ed edificare dove non ci sono gli impianti. Si porta avanti una candidatura che prevede di costruire ex novo, quando da un’altra parte si poteva fare senza costruire nulla. Io chiedevo pari dignità con le altre città e un chiaro impegno del Governo sui finanziamenti e sulla gestione organizzativa dell’evento. Non volevo condurre Torino in un progetto di cui non era chiara l’architettura. Torino era la meno costosa, chi si assume questa responsabilità dovrà spiegarlo al Paese». In queste ore si è espresso in merito anche il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, il sindaco che organizzò i Giochi del 2006: «Avevo già avvertito puzza di bruciato quando il sottosegretario Giorgetti aveva sconvocato un tavolo sulla candidatura olimpica e un minuto dopo Milano e Cortina avevano proposto il tandem», ha detto a Repubblica. «Se si può recuperare un ruolo per le nostre montagne olimpiche anche senza Torino, la Regione c’è».

“Un passo necessario e tanto atteso, ovviamente un passo, poi è chiaro che bisognerà adesso lavorare e accelerare sulla preparazione di un ottimo dossier perché abbiamo convinto il Coni e il Governo, ora dobbiamo convincere il Cio, però sono molto positivo”, ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

 

Nell’immagine Getty, un momento della cerimonia finale di Torino 2006