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Come Sarri ha trasformato il Chelsea

Come funziona il "Sarri-ball", e dove può arrivare.

Di Alfonso Fasano

Una delle riflessioni più realistiche sull’arrivo di Sarri al Chelsea la scrisse ad agosto il giornalista inglese Jonathan Wilson, sul sito di Sports Illustrated. Raccontava di come l’ex tecnico del Napoli fosse destinato «a ereditare il disordine che da tempo regna a Stamford Bridge». In effetti, il primo compito a Londra di Sarri sarebbe stato quello di dare una nuova identità a una squadra di grande valore, ma condizionata da una sensazione di preoccupante provvisorietà. Il Regno Unito aveva ritirato il visto ad Abramovic a causa delle tensioni diplomatiche con Mosca, l’organico di Conte era in fase di smobilitazione sul mercato, addirittura lo stesso allenatore salentino aveva diretto i primi allenamenti della nuova stagione, del resto il suo esonero veniva costantemente rimandato in attesa che l’operazione triangolare con il Napoli (De Laurentiis trattava a oltranza per liberare Sarri e per il cartellino di Jorginho) si concludesse con esiti positivi.

Sarri ha approcciato questa opera di necessaria razionalizzazione con i suoi soliti strumenti tattici e dialettici: fin dal primo momento ha presentato la sua squadra come una outsider e tuttora insiste con questa strategia – ieri i Blues hanno vinto per 3-0 al St Mary’s Stadium di Southampton e nel postpartita il tecnico toscano ha spiegato come al centro sportivo di Cobham stiano lavorando per «colmare la distanza con il Liverpool e il Manchester City». Allo stesso tempo, però, il campo racconta che il Chelsea è imbattuto in tutte le competizioni, è primo in classifica alla pari con le squadre di Guardiola e Klopp, ha eliminato i Reds dalla League Cup e ha il terzo miglior attacco e la terza miglior difesa della Premier. Non è solo una questione di risultati e statistiche grezze: a tre mesi dall’insediamento a Stamford Bridge, Sarri sembra già aver educato l’organico dei Blues alle sue idee. Il Chelsea è la seconda squadra della Premier per possesso di palla medio (62,7%) e per tempo di gioco nella metà campo avversaria, mentre è al primo posto nella classifica dei passaggi corti (670 ogni 90 minuti). Sarri è riuscito a completare la prima parte della sua missione, il progetto che la dirigenza dei Blues ha voluto affidare all’ex allenatore del Napoli sta già dando frutti importanti, riconoscibili, e proprio per questo ha ampi margini di crescita. Il disordine è stato trasformato in un’identità definita, con sorprendente velocità.

In un articolo di Sky Sports Uk che racconta per punti i cambiamenti introdotti da Sarri, si trovano alcuni frasi significative di Jamie Carragher. Questa la più importante: «La vera differenza rispetto al recente passato sta nel pressing: il Chelsea è diventato una squadra che punta a riconquistare il pallone in maniera aggressiva e codificata, ed è un’idea opposta rispetto a quelle di Conte e Mourinho». L’ex terzino del Liverpool, inconsapevolmente o forse no, descrive lo stesso percorso compiuto dal tecnico toscano al Napoli. Esattamente come nel 2015, Sarri ha predisposto una rivoluzione difensiva, o meglio una rivoluzione dell’intensità difensiva: oggi il Chelsea è una squadra che tiene un baricentro alto e cerca di ridurre gli spazi di gioco della squadra avversaria a partire dalla loro metà campo, non a caso i problemi accusati nella primissima fase della stagione riguardavano i vuoti tra difesa e centrocampo, ampie voragini che si venivano a creare quando gli uomini della terza linea non riuscivano ad accompagnare la fase attiva, ritrovandosi poi scoperti in transizione negativa.

Community Shield, Manchester City-Chelsea 2-0: la chiave è la distanza tra la difesa e il centrocampo

Si tratta di un processo lungo e complicato, che richiede grande sacrificio da parte dei calciatori: «Alcuni dei miei ragazzi hanno giocato per dieci anni guardando l’uomo, quindi devo cambiare il loro modo di pensare: io voglio difendere guardando soltanto il pallone», ha detto l’allenatore in un’altra intervista. Ross Barkley, parlando ai giornalisti, ha usato parole eloquenti per descrivere le nuove dinamiche di preparazione del Chelsea: «Da quando è arrivato Sarri, ho la sensazione di non essermi mai allenato così prima d’ora».

Dal punto di vista offensivo, il Chelsea si presenta come una squadra asimmetrica, decisamente sbilanciata a sinistra. È una questione di caratteristiche tecniche, da quella parte Sarri schiera alcuni degli elementi con maggiore qualità, a partire da Marcos Alonso – il «miglior terzino del mondo» secondo il tecnico toscano, un calciatore fondamentale nello sviluppo della manovra dei Blues. Dallo stesso lato vengono utilizzati Hazard – nello slot di esterno del tridente d’attacco – e un centrocampista associativo o comunque offensivo, uno tra Kovacic e Barkley, a seconda del tipo di partita e di avversario. La catena di destra è invece occupata da giocatori con qualità diverse, Azpilicueta è un laterale più equilibrato rispetto ad Alonso, non a caso era il terzo di destra nella linea a tre di Conte; davanti allo spagnolo ex Marsiglia agiscono l’intoccabile Kanté e uno tra Pedro e Willian, calciatori creativi ma più istintivi, meno portati a lunghe fasi di possesso, a una costruzione meccanizzata del gioco. Una sorta di riedizione del trio Hysaj-Allan-Callejón, ovviamente con specifiche differenti. Anche in questo il punto di contatto con l’esperienza a Napoli è abbastanza evidente, e pure suggestivo.

I primi dieci gol segnati dal Chelsea in questa stagione. Ovvero, la tendenza dei Blues a giocare sulla fascia sinistra.

La letteratura del web sul nuovo Chelsea è ricca di articoli sul cosiddetto Sarri-ball, ovvero la trasposizione anglofona del termine italiano Sarrismo. Al di là delle suggestioni retoriche sulla brillantezza del gioco d’attacco, gli spunti più interessanti riguardano i due uomini centrali nel sistema del Chelsea: Jorginho e Hazard. Il centromediano italo-brasiliano è l’ingranaggio fondamentale per i meccanismi di uscita dalla difesa, che rappresentano la vera anima del calcio di Sarri. Non è solo una questione statistica (Jorginho è già il calciatore con più passaggi di tutta la Premier, media di 106 ogni 90′) quanto di pura filosofia, tanto che in un pezzo sul Guardian Barney Ronay azzarda addirittura il cambio di nomenclatura: «Descrivere il gioco del Chelsea utilizzando la definizione Sarri-Ball è sbagliato, perché in realtà si tratta di Jorginho-ball. Guardare una partita del regista del Chelsea dà la sensazione di aver trascorso 90 minuti ad osservare qualcuno che lavora a maglia. Una cosa che va bene quando vinci, però quando non ci riesci è inevitabile mettere in discussione l’equilibrio del centrocampo». Jorginho è il vertice del triangolo di prima costruzione con Rüdiger e David Luiz, da loro si origina la successione dei giochi di posizione che servono a innescare gli uomini offensivi. Solo che i manager della Premier hanno capito subito come limitare il Chelsea, schermare Jorginho è già diventata una prassi, e allora Sarri sta cercando soluzioni diversificate, uno sviluppo più verticale attraverso gli appoggi dei centrali. Non a caso proprio Rüdiger e David Luiz sono il quarto e il sesto nella graduatoria per i passaggi effettuati in campionato, soprattutto il brasiliano sta vedendo crescere le sue attribuzioni in fase di impostazione, e la sua reazione a queste nuove dinamiche è decisamente positiva.

L’altro grande tema riguarda Hazard: intorno alla sua figura si sono sviluppate previsioni suggestive, il Guardian ha raccontato come Sarri potesse essere «l’uomo giusto perché il belga possa raggiungere l’apice del suo talento, è un tecnico offensivo e meticoloso»; il sito Outsideoftheboot preannunciava invece una possibile trasformazione in attaccante, «un percorso di evoluzione simile a quello che ha portato Mertens a realizzare 34 gol in una sola stagione». La realtà sta nel mezzo, perché Hazard ha caratteristiche diverse da Mertens e dal suo “omologo” Insigne nel ruolo di esterno sinistro nel 4-3-3, è un calciatore che ha bisogno di grande libertà, di spaziare su tutto il fronte offensivo, di leggere e interpretare il gioco azione dopo azione. La grande sfida di Sarri in questa fase iniziale si basa proprio sul modellamento del Chelsea intorno al gioco del suo numero dieci: l’idea del tecnico è quella di tenere Hazard non troppo lontano dalla porta, così da poter sfruttare la sua qualità in fase di rifinitura e (soprattutto) di realizzazione. Da qui discende la scelta di schierare Olivier Giroud, un centravanti con caratteristiche differenti da tutti quelli utilizzati in precedenza da Sarri. I compiti del francese sono essenzialmente tattici, deve muoversi per ricevere il pallone, aprire ed esplorare gli spazi in cui Hazard, l’esterno opposto e le mezzali possono inserirsi, secondo connessioni mai tentate con Higuaín, Mertens o Milik. I numeri dicono che si tratta di una scelta efficace: Hazard non è solo il miglior realizzatore stagionale del Chelsea, ma anche il secondo giocatore dell’organico per occasioni create (2,4 a partita) – solo Willian tocca una quota superiore (2,8). Il miglior assist-man della squadra, invece, è proprio Olivier Giroud: per l’ex Arsenal, sono già quattro i passaggi decisivi.

Chelsea-Cardiff: Giroud-to-Hazard

La grande influenza di Hazard sul gioco del Chelsea può rappresentare un limite, per Sarri. Anzi, finora l’unica partita non vinta contro un avversario dai valori assoluti più bassi (il West Ham) è frutto di un dispositivo difensivo pensato proprio per limitare l’impatto del belga nell’ultimo terzo di campo. Lo 0-0 finale ha premiato la strategia di Pellegrini, ma ha anche riproposto il dubbio che ha accompagnato l’avventura napoletana di Sarri: la staticità di un sistema così strutturato. La limitazione dell’uomo offensivo più pericoloso e la contrapposizione di un sistema serrato al gioco di possesso possono essere elementi sufficienti a inaridire i meccanismi del Chelsea? È una condizione di incertezza che accomuna tutte le squadre con un’identità forte e radicata, la mancanza – quantomeno iniziale – di alternative tattiche potrebbe compromettere qualche partita in questa prima fase. Allo stesso tempo, però, l’alta qualità dell’organico Blues sta evidentemente consigliando a Sarri di insistere sulle sue idee, di cercare il continuo perfezionamento del gioco senza derogare dal suo approccio monolitico, come da consuetudine.