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Un altro Arsenal

Cos'è cambiato con l'arrivo di Emery tra i Gunners.

Di Jacopo Azzolini

Nonostante l’esperienza al Psg sia stata assai probante e piena di difficoltà (soprattutto nel gestire uno spogliatoio problematico), Unai Emery per rilanciarsi ha deciso di guidare il primo Arsenal del post Wenger, 22 anni dopo l’insediamento del tecnico francese. Va detto che il cambiamento in casa Gunners è stato tutt’altro che improvviso; nel corso degli ultimi anni, infatti, era già in corso un deciso rinnovamento, con l’abbandono di tante persone “dietro le quinte”, assistenti, membri del settore giovanile e componenti dello staff medico.

Un nuovo ciclo

Per quanto si stia parlando di uno dei club più prestigiosi (e ricchi) della Premier, le tempistiche dell’arrivo di Emery impediscono che l’eredità col predecessore diventi troppo ingombrante. L’Arsenal proviene da annate tanto deludenti quanto mediocri, con le ultimissime stagioni che hanno addirittura allontanato (e neanche di poco) i Gunners dalle quattro prime posizioni. Se si unisce tutto questo al fatto che il budget per il mercato non sia certo stato imponente (l’acquisto più caro è stato Torreira, pagato 30 milioni di euro), si capisce come mai fin dal principio tifosi e stampa si siano mostrati nel complesso molto cauti. Amy Lawrence sul Guardian ha scritto così: «Cosa aspettarsi da questo nuovo Arsenal? Difficile da dire, tra l’incertezza sull’undici e l’efficacia del nuovo stile di gioco. L’obiettivo di Emery, quello che vuole trasmettere alla sua squadra è semplice: fare il meglio possibile, un messaggio esteso a tutti i giocatori della rosa».

Se è vero che la sua avventura parigina è stata nel complesso negativa – pesano tantissimo le eliminazioni di Champions e aver perso un campionato da strafavorito – in diversi hanno osservato che forse si trattava semplicemente dell’uomo giusto nel posto sbagliato. Jacob Steinberg, pur con qualche dubbio sulla scelta dei Gunners, si è soffermato su questo: «La sua ossessionante esigenza calcistica può avergli impedito di legare con gli egoismi del Psg, ma in precedenza lo ha aiutato a prosperare in ambienti meno soffocanti. Inoltre, i risultati ottenuti in Europa League col Siviglia possono aiutare l’Arsenal a gestire un’altra stagione in cui si gioca di giovedì».

Cambiamenti tattici

Il tecnico basco ha ereditato una squadra che nell’ultima stagione ha avuto due grandi debolezze: un rendimento sconcertante in trasferta (appena una vittoria nel 2018), e grandi difficoltà difensive, con appena l’ottava miglior difesa della Premier. Lo stile di gioco verticale di Emery è storicamente piuttosto diverso da quello più cerebrale di Wenger, ed è caratterizzato da una pressione molto più alta. La sostanziale assenza di ali nella rosa a disposizione portava a interrogarsi sull’efficacia del 4-2-3-1 di Emery, mentre pure era da verificare la propensione di giocatori come Emery e Ozil ad inserirsi in un sistema di aggressione molto più intenso.

Per ora, l’Arsenal – seppur tra alti e bassi – ha giocato sempre nello stesso modo col pallone tra i piedi, e nelle ultime due gare Emery ha pure dato continuità agli interpreti: Xhaka e Torreira in mezzo, con (da destra verso sinistra) Ozil, Ramsey e Aubameyang dietro Lacazette.  In avvio di azione, si viene a formare una sorta di 2-4-4, coi due mediani sovente tanto bassi quanto vicini ai difensori.

La formazione tipo dell’Arsenal (Bellerín fuori inquadratura). Qui Ramsey leggermente più arretrato per dare una soluzione di passaggio

Ci sono alcune differenze con Wenger: ora, avviene di meno la salida lavolpiana, i due centrocampisti sono più bloccati e si schierano orizzontali. Inoltre, se prima Ramsey e Ozil svariavano tanto, ora si abbassano meno e restano molto più vicini alla trequarti. In questo sistema di gioco, è di fondamentale importanza l’apporto dei terzini (Bellerin e Monreal), anche nell’attaccare la profondità: di fatto l’ampiezza viene coperta solo da loro, che quindi agiscono in gigantesche porzioni di campo. In ogni offensiva la loro posizione è tanto alta quanto simmetrica, accompagnano tutte le azioni di attacco per consentire ai giocatori davanti a loro di stringersi verso il centro. Aubameyang, teoricamente ala sinistra, finisce così col giocare molto vicino a Lacazette.

Quattro punte dentro l’area (o nei pressi) più Bellerín e Monreal a dare ampiezza sulla stessa linea

Forse anche a causa del non avere grandi palleggiatori in mezzo, oggi l’Arsenal fa una difficoltà gigantesca a far progredire l’azione in verticale. Si crea troppa distanza tra i centrocampisti e i rifinitori, con soprattutto Ozil e Ramsey che fanno fatica a venire trovati nei tempi giusti. Anzi, è sovente Lacazette che fa il movimento a venire incontro. I Gunners, oggi, risalgono principalmente per vie esterne, appoggiandosi molto sui propri terzini (in particolare Bellerín).

Il Watford copre il centro ma è lento a bloccare la propria corsia sinistra. L’Arsenal quindi risale grazie a Bellerin

Nonostante ancora evidenti problematiche nello sviluppo della manovra, oggi l’Arsenal è la squadra più precisa sotto porta di tutto i campionato, col gap maggiore tra qualità delle occasioni e reti segnate per quanto riguarda la Premier: sono stati infatti realizzati 14 gol (quinto attacco del campionato), nonostante appena 9,27 di expected goals, il nono dato di tutta la Premier.

Il peso di Torreira

Senza palla, invece, i tentativi di Emery di modificare la tenuta della squadra hanno incontrato ancora più difficoltà, e i numeri ci aiutano a capire lo scarso rendimento difensivo dell’Arsenal: ottava peggior difesa con 15 gol subiti e addirittura decima rosa per expected goals concessi (9,6). L’avvio proibitivo di campionato – che li ha visti fronteggiare Manchester City e Chelsea – ha palesato problemi di vario tipo. Contro Guardiola, Emery si è difeso con un 4-3-3 che ha impedito all’Arsenal di coprire bene il campo: con gli attaccanti che non ripiegavano e Ozil in una insolita posizione di mezzala, hanno terribilmente faticato nel difendere orizzontalmente.

L’Arsenal si difende con appena sette uomini, le punte non ripiegano. Da notare lo spazio che ha Sterling sul lato debole

Pure il Chelsea è andato a nozze coi problemi rivali. Nel primo gol, Bellerín ha creato un buco incredibile per seguire Willian intorno al cerchio di centrocampo (Alonso ha approfittato dello spazio creatosi, aggredendo una fascia sinistra priva del terzino destro). In occasione della rete di Morata, invece, la linea alta fino a centrocampo si è fatta bucare da una verticalizzazione che ha messo l’attaccante spagnolo solo davanti al portiere.

Come nasce il primo gol del Chelsea

Emery ha quindi deciso presto di optare per un atteggiamento più prudente in non possesso, con un 4-1-4-1 caratterizzato dall’introduzione di Lucas Torreira in pianta stabile dopo le iniziali panchine in favore di Guendouzi. Più che per le capacità di break, l’allenatore sta usando l’uruguaiano quasi unicamente per le capacità difensive, lasciandolo – insieme a Xhaka – piuttosto bloccato davanti alla difesa. La sua grande capacità di interdizione (a Genova abbiamo imparato ad apprezzare le sue doti nei contrasti), anche in campo aperto, ben si sposano con la più grande lacuna tattica attuale dei Gunners: le transizioni negative. A causa della posizione costantemente alta dei terzini e dello scarso contributo difensivo degli attaccanti, ogni palla persa si trasforma in un pericolo, con troppo campo per gli avversari. Torreira e Xhaka sono quindi fondamentali per coprire i centrali difensivi. Le difficoltà nello sviluppo della manovra – lo stesso Xhaka perde troppi palloni quando gioca sotto pressione –  enfatizzano queste problematiche, visto che un passaggio sbagliato rischia di tradursi in un’occasione avversaria.

Situazione tipo: Bellerín e Monreal troppo alti, gigantesco spazio sulle corsie esterne e solo Torreira e Xhaka in protezione dei centrali

Dopo le due sconfitte iniziali (contro avversari di livello), l’Arsenal ha centrato sei successi consecutivi, che hanno portato i Gunners a soli due punti di distanza dal primo posto. Tuttavia, le difficoltà tattiche continuano ad essere tante, e molti successi sono arrivati al termine di prestazioni non certo buone: è ancora presto per capire se i Gunners hanno una rosa in grado di lottare per le quarte posizioni. Va però sottolineato come, in un’annata transitoria e che si presentava dalle molte difficoltà, l’ambiente stia avendo (almeno per ora) reazioni complessivamente positive, caratterizzate da pazienza e fiducia per il nuovo progetto tecnico. In un video di quattro mesi fa, Arsenal TV si chiedeva: «I tifosi saranno pazienti con Emery?». Ad oggi, la risposta è sì. E questo, in mezzo a molti problemi, è un buon segnale per il futuro.