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Tre cose dopo Polonia-Italia

Un centrocampo di qualità, la prima rete inviolata e un Biraghi in ascesa.

Di Redazione Undici

La vittoria del gioco 

La vittoria contro la Polonia – la prima in un match ufficiale per Roberto Mancini – arriva con la qualità, con le idee. Con il gioco, soprattutto. È un concetto che può apparire banale, ma la Nazionale vista a Chorzow – 582 passaggi riusciti contro gli appena 202 degli avversari, un dominio territoriale tradottosi in un possesso palla vicino al 70 per cento – ha convinto perché non timorosa di giocarsela a viso aperto, facendo leva su un tasso tecnico molto migliore di quello dei polacchi. A questo, in particolare, ha contribuito un centrocampo che è parso ideale per mettere in pratica quello che vuole Mancini: Jorginho con ai lati Verratti e Barella. Se l’Italia è piaciuta, lo dobbiamo soprattutto a loro tre: Jorginho e Verratti hanno fatto valere la propria precisione nei passaggi – più del 90 per cento per entrambi – e non si sono rifugiati in giocate banali, Barella, che con la Nazionale maggiore aveva debuttato solamente quattro giorni prima, ha stupito per la convinzione negli inserimenti e per la conduzione palla. Se gli Azzurri sono apparsi completamente trasformati rispetto alla scialba partita di andata, lo si deve a un centrocampo profondamente rinnovato: Pellegrini e Gagliardini, purtroppo, non sono stati in grado di assicurare la stessa qualità e la stessa capacità di stare dentro la partita. Dunque l’Italia sta provando a ritrovare coraggio, autostima e soprattutto vittorie con un’identità di gioco, che è quanto di più apprezzabile dopo la confusione degli ultimi mesi: il match in Polonia è stato il più utile, per Mancini, nel delineare una formazione tipo, quella che, in questo momento ma probabilmente anche nelle prossime settimane, gli dà più certezze. E un centrocampo così non può che essere il punto di partenza per far ripartire una Nazionale ansiosa di tornare grande.

Pronti, via: Verratti imbuca, Insigne all’indietro e traversa di Jorginho. L’Italia ragiona e sfrutta la qualità

Porta inviolata 

Tra le tante note positive della vittoria in Polonia, c’è anche il primo clean sheet della Nazionale sotto la gestione Mancini. Nelle sei gare precedenti gli Azzurri avevano incassato sempre almeno una rete, otto complessivamente, sintomo soprattutto di una scarsa protezione alla linea difensiva, composta nelle varie occasioni da difensori affidabili come Chiellini, Bonucci, Romagnoli e Caldara. Nella vittoria di ieri la ritrovata stabilità difensiva è dunque anche merito dell’atteggiamento complessivo della squadra, che ha saputo pressare in avanti gli avversari, recuperare spesso il pallone nella metà campo polacca e tenere gli avanti polacchi lontano dalla porta di Donnarumma. Chiellini e Bonucci hanno infatti avuto facilmente la meglio su Milik e Lewandoski, poco serviti e spesso anticipati dai due juventini. Le uniche due occasioni pericolose per la squadra di Brzęczek sono nate da palle perse in zone pericolose dai nostri palleggiatori che hanno liberato il campo alle ripartenze dei polacchi cui però Donnarumma ha saputo rimediare. Il portiere campano ha dunque portato a casa l’imbattibilità per la solo terza volta in dieci presenze in Nazionale.

La parata più difficile di Donnarumma nel match

L’uomo partita

A rompere l’incantesimo che sembrava impedire all’Italia di trovare la rete ci ha pensato Cristiano Biraghi al 92esimo, con un tap in sul secondo palo dopo una spizzata di Lasagna. Un gol che permette all’Italia di evitare lo spauracchio della retrocessione in Serie B della Nations League, e probabilmente il più importante nella carriera di Biraghi. Il 25enne di Cernusco sul Naviglio non è abituato a segnare con continuità; in 117 partite in Serie A ha messo a segno sei reti. La serata da uomo partita conferma le impressioni positive di un giocatore che si è conquistato uno spazio rilevante tra gli Azzurri: in Nazionale ha debuttato nel mtach di andata contro la Polonia, e Mancini lo ha confermato sulla corsia di sinistra nelle ultime due gare. Merito anche di una stagione, con la Fiorentina, che sta procedendo a gonfie vele: finora due assist, 2,3 intercetti a partita, 1,3 tackle a partita, 1,6 passaggi chiave a partita, 2,3 cross a partita. Soprattutto quella dei traversoni è un’arma micidiale del terzino: già nel corso del primo tempo, aveva fatto valere il suo sinistro con un gran pallone tagliato, su cui il compagno di club e Nazionale Chiesa non era riuscito però a prendere il sopravvento sull’avversario. «Il colpo di testa non è il mio forte, e l’unico modo per prenderla era andare sul secondo palo». Facile profeta, e match winner.

La rete di Biraghi, la conseguente dedica ad Astori e l’esultanza di Mancini