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Cosa ha svelato Football Leaks

Il progetto di Superlega, le falle del fair play finanziario e le mosse segrete di Infantino.

Di Simone Torricini

La fondazione della EIC – European Investigative Collaboration – risale agli ultimi mesi del 2016. Si tratta di un network originariamente composto da nove testate europee – tra cui una italiana: L’Espresso – e che oggi ne conta quattordici, messo in piedi per cooperare su questioni di rilievo internazionale. Il motore di questo organo è la rivista tedesca Der Spiegel, ed è proprio Der Spiegel che venerdì scorso ha pubblicato sul proprio sito la prima parte di una nuova inchiesta sulle relazioni tra il mondo del calcio, le sue istituzioni e i loro rappresentanti e la finanza globale. Il gruppo ha scritto di aver esaminato in circa otto mesi oltre settanta milioni di documenti per un totale di 3.4 terabytes di dati. All’inchiesta hanno lavorato complessivamente più di ottanta giornalisti.

Rummenigge, il Bayern e la Superlega

Il primo ad essere messo sotto la lente d’ingrandimento è Karl-Heinze Rummenigge, presidente del Bayern Monaco nonché presidente dell’ECA (European Club Association) fino a poco più di un anno fa. Proprio il fatto che Kalle abbia recentemente rivestito questa carica – e per quasi un decennio – ha suscitato un certo scalpore. Proseguendo capiremo perché. Con Rummenigge ci si addentra nel primo dei tre filoni sviluppati dallo Spiegel sin qui: il progetto Superlega. Dai documenti pervenuti alla EIC mediante una fonte anonima si scopre anzitutto come il Bayern Monaco abbia vagliato l’ipotesi di lasciare la Bundesliga per aderire al progetto Superlega. Più che nel concetto in sé, però, la novità riguarda i tempi: le indagini hanno infatti rilevato l’esistenza di un ultimatum spedito ai club invitati a partecipare. Ultimatum che secondo la bozza pervenuta alla EIC dovrebbe scadere proprio in questo mese. Nei piani dei suoi fautori, scrive lo Spiegel, la Superlega diventerebbe realtà a partire dal 2021.

La proposta concreta, o quantomeno quella più attuale, è opera di Charlie Stillitano, uno dei primi imprenditori del calcio Usa a fiutare tanto l’affare Mls quanto le connessioni tra pubblico americano e franchigie europee (tournée, amichevoli estive). La EIC ha messo le mani su una mail inviata da Stillitano a due dirigenti del Real Madrid, il cui contenuto era una bozza di Superlega che tra le altre cose si proponeva di stabilire i criteri di ammissione ed il numero (18) dei club partecipanti. Ma soprattutto stimava le revenues, le entrate annue per ciascuno di essi, fino a 500 milioni di euro a stagione. Una cifra inimmaginabile per lo scenario odierno. Come osserva puntualmente lo Spiegel, la partecipazione dei top club europei alle competizioni organizzate dalla Uefa è fondamentale per garantire il meccanismo di ripartizione delle revenues. Per alcuni tra i club minori rivedere al ribasso tale meccanismo significherebbe metterne a rischio la stessa esistenza. Quindi, e torniamo a Rummenigge, se il vertice della ECA si schiera a favore di una Superlega agisce tendenzialmente contro gli interessi dei club di fascia media e medio-piccola. Una posizione piuttosto contrastante con quanto si legge sul sito dell’associazione, ossia che: «L’ECA esiste per promuovere e proteggere i club europei. Ambisce a costruire un nuovo modello di governance, più democratico, che rifletta realmente il ruolo chiave dei club».

Un personaggio chiave, oltre a Stillitano, è il vicepresidente dell’ECA (e Legal Affairs Director del Bayern) Michael Gerlinger. Dalla sua posizione è in grado di direzionare incontri e trattative, e di intermediare tra la Uefa e i Big Seven, espressione con cui Stillitano si riferisce alla società segreta che lavora alla Superlega (la compongono Bayern, Real Madrid, Man United, Juventus, Milan, Barcellona e Arsenal). Una volta compattate le intenzioni, i suoi emissari di spicco – Rummenigge e Andrea Agnelli – hanno posto alla Uefa le condizioni alla loro permanenza nella Champions League: 1) Una futura riduzione delle squadre partecipanti; 2) Una distribuzione delle revenues meno egualitaria; 3) Il riconoscimento ai top club del diritto di partecipare alla stessa organizzazione della competizione. Una presa di posizione forte che la Uefa ha in primo luogo respinto, ma su cui è stata costretta a tornare. Nelle settimane successive, scrive lo Spiegel, Gerlinger ha mantenuto toni pacati ed ha invitato a non preoccuparsi di una Superlega, dal momento che Rummenigge stesso è stato il primo a suggerire la necessità di trovare un accordo con la Uefa. Intanto, si registrano bozza, elenco dei sedici partecipanti (il numero originale è stato rivisto di due unità) e ultimatum. Ma non è tutto, almeno in chiave tedesca. Stando a quanto riportato dallo Spiegel, infatti, il Bayern Monaco si sarebbe anche informato sulle misure legali da attuare nell’ottica di rifiutarsi, al momento dovuto, di spedire i propri giocatori alle rispettive Nazionali. Nitidi segnali di movimento.

Infantino tra Codice e Comitato Etico

Il secondo capitolo dell’inchiesta è dedicato interamente alla figura di Gianni Infantino, Presidente della Fifa ed ex Segretario Generale della Uefa. I documenti analizzati dalla EIC, sostiene lo Spiegel, mostrano anzitutto come Infantino abbia proposto di sua iniziativa degli emendamenti al Codice Etico della Fifa, nell’ottica di ridurne la portata d’applicazione; e come, ancora prima, abbia rivisto l’organigramma in due caselle fondamentali nella struttura democratica della FIFA. Introducendo i risultati delle indagini condotte su di lui lo Spiegel scrive che Infantino «ha la tipica mentalità da autocrate» e che a dispetto di quanto non appaia dall’esterno «è un uomo che guarda ben più ai suoi interessi piuttosto che a quelli del calcio». La visione trova conferma nelle impressioni di Marco Bellinazzo, che ne “I veri padroni del calcio” scriveva: «L’ex Segretario Generale della Uefa appare costantemente in bilico tra le promesse di innovazione ed una inclinazione a conservare lo status quo».

Riguardo Infantino le carte raccolte dalla EIC svelano un primo fatto molto rilevante: il Presidente della Fifa avrebbe violato il principio di indipendenza del Comitato Etico. Quest’ultimo conta due organi: una camera investigativa (Investigatory Chamber) e una giudicante (Adjudicatory Chamber). Ad attirare l’attenzione nello specifico è stato il sollevamento dall’incarico, datato maggio 2017, di Cornel Borbély e Hans-Joachim Eckert, (ex) responsabili l’uno della IC e l’altro della AC. Secondo Eckert l’allontanamento è dipeso dal fatto che lui e Borbély portavano avanti le loro indagini indipendentemente, anche nei confronti dello stesso Infantino – come il protocollo consente ovviamente di fare. Ad incuriosire è stata poi la figura che ha rimpiazzato Borbély: la colombiana Maria Claudia Rojas. Un giudice amministrativo privo di esperienza in campo di indagini, la cui nomina è stata tutto fuorché trasparente. Un non meglio precisato “high-ranking FIFA insider” ha detto allo Spiegel: «Il modo in cui Infantino ha abbattuto l’indipendenza del Comitato Etico è drammatico. La conseguenza doveva essere una indagine nei suoi confronti, ma chi avrebbe potuto condurla? Forse Rojas?». E ancora: «Da quando Rojas si è insediata la qualità delle indagini è calata a vista d’occhio».

Un altro tema centrale nell’inchiesta della EIC riguarda la modifica del Codice Etico varata sotto la presidenza di Infantino. Non si è trattato di un cambiamento da poco: è difatti scomparsa la parola «corruzione» dalla versione in lingua inglese del testo, e secondo lo Spiegel Infantino si sarebbe impegnato in prima persona per revisionarlo. La Fifa lo ha negato in più occasioni, ma alcune e-mail diffuse da Football Leaks, aventi per protagonisti lo stesso Infantino e i nuovi responsabili delle due camere del Comitato, hanno sollevato di nuovo il polverone. In sintesi, l’accusa che lo Spiegel rivolge all’italo-svizzero è quella di aver centralizzato ad personam il Comitato Etico allo scopo di riformarne il Codice ed ottenere una maggiore libertà di movimento.

Il FFP è discrezionale? I casi di Psg e Manchester City

La prima parte dell’inchiesta si chiude con il capitolo riservato ad una analisi sull’applicazione dei principi del Fair Play Finanziario a due tra le società a maggior rischio sanzione. Sullo Spiegel si legge tra le varie cose che «Psg e Manchester City hanno violato per anni in modo sistematico le regole del Fair Play Finanziario»; che «Infantino ha permesso loro di operare in condizioni di virtuale impunità»; che «la Uefa non ha preso nei loro confronti gli stessi provvedimenti (espulsione dalle coppe) assunti per club minori».

Della questione legata a Psg e City si è parlato anche su L’Espresso di ieri in un articolo firmato da Vittorio Malagutti e Stefano Vergine. «Il problema – si legge – è che gli straordinari risultati sportivi di questi club sono stati raggiunti grazie ad una dose abbondante di doping finanziario, aggirando nella più totale impunità le regole di bilancio fissate per i club dalla Uefa». Il fulcro di questo raggiro sono le sponsorizzazioni gonfiate cui Psg e City si sono appoggiati. Il club parigino, ad esempio, per ripianare gli enormi disavanzi triennali ha siglato con la Qatar Tourism Authority un accordo colossale (si parla di 200 milioni annui) quando il reale valore del contratto era di sei, sette e più volte inferiore. Le indagini del CFCB (Club Financial Control Body) hanno dimostrato che la Qta era di fatto una parte correlata, e che quindi il Psg stava finanziando se stesso. Sul report degli investigatori fu scritto che «le prove dimostrano che l’accordo tra Qta e Psg era finalizzato ad eludere gli obiettivi».

È qui che nel 2014 entra in gioco Infantino in coppia con Platini. Un meeting tra i vertici UEFA e Al-Khelaifi, presidente dei parigini, è sufficiente per stabilire un accordo che consente al Psg di mantenere l’accordo con la Qta per un valore dimezzato, pari pertanto a 100 milioni l’anno. Uno smacco per i club europei tenuti ad osservare religiosamente i paletti del FFP. Da segnalare, sempre secondo la ricostruzione della rivista, è il fatto che la decisione accondiscendente da parte della Uefa ha causato un forte dissidio interno, a tal punto che lo scozzese Brian Quinn ha consegnato le dimissioni da capo degli investigatori. Al suo posto è stato nominato un economista italiano, Umberto Lago, sotto la cui direzione sono stati siglati entrambi gli accordi.

La situazione relativa al Manchester City è stata meno clamorosa ma presenta gli stessi tratti. Anche nel caso dei Citizens si parla di contratti dal valore di tre, quattro milioni di euro dai quali il club ne incassava decine. «Se il City avesse dichiarato il reale valore di quei ricavi, le perdite sarebbero schizzate a 233 milioni di euro. Insomma, bye-bye Champions League», scrivono Malagutti e Vergine. E invece come al Psg anche al City viene concesso un settlement agreement da 60 milioni, di cui 40 vincolati al rispetto delle regole durante l’anno seguente. Sabato La Gazzetta dello Sport ha intervistato (anche) su questo tema Jean-Claude Blanc. Il Direttore Generale dei parigini si è messo sulla difensiva e ha detto che «non c’è stato alcun accordo segreto, abbiamo sempre seguito con trasparenza le decisioni della Uefa, adeguandoci anche alle sanzioni senza rinunciare ad espanderci».