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Gattuso contro Ronaldo

Abbiamo riguardato Milan-Manchester United del 2007 e ci abbiamo trovato un Ronaldo molto diverso.

Di Francesco Caligaris

La sera del 2 maggio 2007, nel primo tempo della semifinale di ritorno di Champions League tra Milan e Manchester United, Gennaro Gattuso fa sostanzialmente due cose: giganteggia a centrocampo e litiga con i lacci delle scarpe. In 45 minuti vince tutti i contrasti, commette un solo fallo e si permette pure di palleggiare in faccia a Rooney. Nel frattempo, si ferma tre volte per allacciarsi le stringhe e una quarta è addirittura costretto a uscire un attimo dal campo per chiedere aiuto alla panchina. Quando succedeva a me, da piccolo, il mio allenatore reagiva dicendo: «E allora comprati le scarpe col velcro!».

«Dovevo sempre raddoppiare su di lui»: a inizio partita, il compito di Gattuso è chiaro. Deve seguire un 22enne con la maglia numero 7 che nei quarti di finale ha segnato una doppietta nel 7-1 con cui il Manchester United ha umiliato la Roma. Nel 4-3-3 di Ferguson Cristiano Ronaldo parte come ala sinistra, mentre Gattuso è al suo solito posto, mezz’ala destra nel 4-3-2-1 di Ancelotti.

C’è un’immagine, dopo 8 minuti e 38 secondi dal fischio d’inizio (è a 11:37 di questo video qui), che riassume benissimo l’andamento della serata. Heinze deve battere una rimessa laterale a centrocampo e la telecamera inquadra i volti, vicini, di Ronaldo e Gattuso: negli occhi del portoghese si legge spaesamento, paura; in quelli del centrocampista del Milan grinta e concentrazione. Dei due, quello più “sul pezzo” sembra lui. E lo dimostra fin da subito: al secondo 23 interviene alle spalle dell’avversario, in maniera pulita, e gli ruba il primo dei sei palloni di un primo tempo perfetto. Ronaldo, invece, in tre minuti prova due colpi di tacco e li sbaglia entrambi.

Riguardo Milan-Manchester, oggi, e mi domando perché all’epoca fossi talmente teso da non riuscire a vedere il secondo tempo, preferendo invece chiudermi in camera in attesa della fine. Il Milan è molto più squadra degli inglesi, Gattuso ha 29 anni e dopo il Mondiale vinto è nel momento migliore della sua carriera, Seedorf incarna perfettamente il suo soprannome, il Professore. Il Manchester è senza Evra, squalificato, e sta solo costruendo l’ultimo ciclo vincente della gestione Ferguson. Rooney di anni ne ha solo 21. Dopo la sconfitta, l’allenatore scozzese dirà: «La differenza l’ha fatta l’inesperienza». Anche di Cristiano Ronaldo, sconfitto prima di tutto a livello mentale.

Poco prima del 10′ l’ala del Manchester United punta Oddo, ma Gattuso lo ferma allargando il braccio sinistro. Cadono entrambi e per l’arbitro, il belga Frank De Bleeckere, è tutto regolare. Sul proseguimento dell’azione, mentre il centrocampista rossonero si allaccia tranquillamente le scarpe in mezzo al campo dopo un appoggio a Jankulovski, Seedorf trova Kakà di testa e il Milan passa in vantaggio. Gattuso, indemoniato, è il primo ad avventarsi su Cristiano Ronaldo dopo la ripresa del gioco, e non lo fa andare via.

Nel Milan non c’è Maldini, sostituito all’ultimo da Kaladze, e l’attaccante è Inzaghi. Pippo ha quasi 34 anni e l’unica partita da titolare che ha disputato da metà marzo in poi è stata il ritorno dei quarti di finale contro il Bayern Monaco, terminato 2-0 con un suo gol. A fine gara Repubblica sottolineerà la sua «scarsa incisività». Il Manchester United, che ha vinto 3-2 all’andata, davanti schiera Giggs, Rooney e Cristiano Ronaldo, nella sua prima stagione da più di 10 gol in Premier League e più di 20 tra tutte le competizioni (alla fine saranno rispettivamente 17 e 23).

Nonostante l’avvio sottotono, il portoghese è l’uomo più temuto. Gattuso lo segue praticamente a uomo, ma con il terzo colpo di tacco in poco più di un quarto d’ora Ronaldo prende fiducia e al 17′ induce il numero 8 del Milan al primo fallo della sua partita. Solita sterzata di tacco, il calabrese è in ritardo e prende solo le gambe: l’arbitro fischia, punizione. Potrebbe essere la svolta della sua partita e della semifinale del Manchester, ma due minuti dopo Gattuso ristabilisce i rapporti di forza, soprattutto psicologici, rubandogli la palla per la quarta volta.

Intanto alla mezz’ora Seedorf segna il 2-0. Pur di inventarsi qualcosa, Cristiano Ronaldo si accentra e torna fino alla propria area di rigore per chiudere su Oddo. I telecronisti di Espn notano le sue difficoltà e le sottolineano: prima dicono che è troppo «isolato», poi ricordano che non spetta a lui il compito di difendere. Ma è anche un modo per “scappare” da Gattuso, che sul finire del primo tempo compie la giocata forse più simbolica di quella sera: rincorre Ronaldo sulla fascia sinistra, lo fa cadere con la spalla e appoggia la palla a Nesta con l’esterno destro. Non c’è fallo. San Siro esplode intonando: «Gattuso uno di noi».

L’apotesi

All’intervallo Ferguson non fa cambi, ma rimescola le posizioni nel tridente: Cristiano Ronaldo al centro, Giggs a sinistra e Rooney a destra. Al 52′ il portoghese, pressato da Gattuso, perde il terzo pallone di fila della ripresa e Kakà, in contropiede, sfiora il 3-0. Un altro brutto «turnover», dicono i commentatori di Espn. Alla fine saranno sei solo nel secondo tempo.

Nella fase centrale della ripresa Ronaldo ha due occasioni su punizione, la seconda conquistata al limite dell’area con un notevole tunnel proprio ai danni di Gattuso, ma colpisce entrambe le volte la barriera. Il fallo commesso innervosisce un po’ il centrocampista del Milan, che fa all’arbitro il gesto della palla pur consapevole di non averla affatto presa. Al 63′ Gattuso sbaglia il primo passaggio della sua partita. L’azione coincide con la maggior occasione della gara per gli inglesi, un cross basso di Giggs che attraversa tutta l’area piccola senza trovare la deviazione degli altri due attaccanti. La grafica mostra il numero delle conclusioni, 9-9, e il palleggio del Milan è più lento rispetto al primo tempo. Tuttavia al 69′, per servire Kakà alle spalle di Heinze, Gattuso effettua un cucchiaio nello stretto che termina preciso preciso sui piedi del brasiliano.

Il 3-0 di Gilardino in contropiede al 78′ manda i rossoneri ad Atene per la rivincita contro il Liverpool. La squadra di Ancelotti non ha nessun giocatore diffidato e il secondo ammonito della partita, dopo Ambrosini a un quarto d’ora dalla fine, è proprio Gattuso. All’82’ Jankulovksi vede Kakà a terra e mette il pallone in rimessa laterale: quando il numero 22 si rialza, invece di riconsegnare il possesso al Milan il Manchester va al tiro con Giggs. Gattuso se la prende con Cristiano Ronaldo e Scholes. Dal labiale si legge anche un «fuck off» e De Bleeckere estrae il cartellino. Due minuti dopo anche Ronaldo si becca il giallo per un fallo di frustrazione su Seedorf: le telecamere inquadrano Ferguson che scuote la testa un po’ rassegnato e un po’ arrabbiato.

Pochi istanti dopo Gattuso viene sostituito da Cafu. Il centrocampista del Milan esce dal campo alzando le braccia in segno di vittoria e, appena è sotto la tribuna, esulta urlando. La partita di Cristiano Ronaldo invece termina con altri due anticipi, uno di Ambrosini e l’altro di Nesta. Il suo linguaggio del corpo ha segnalato da tempo la resa.

Dal 2 maggio 2007 sono passati oltre undici anni. All’epoca Cristiano Ronaldo aveva vinto solo una Supercoppa portoghese, una FA Cup e una Coppa di lega inglese. La sua prima Premier League sarebbe arrivata poche settimane più tardi. Nel 2008 avrebbe alzato la prima delle cinque Champions e il primo dei cinque Palloni d’Oro della sua carriera. Col tempo le caratteristiche del portoghese sono cambiate: si è avvicinato alla porta fino a cambiare ruolo e in nove stagioni al Real Madrid ha collezionato più reti che partite giocate, 450 con 438. Anche Gattuso una volta ha sottolineato: «Ronaldo pensava più a fare numeri, ora è diventato una macchina da gol». E la versione che domenica sera tornerà a San Siro per Milan-Juventus, purtroppo per lui e per i rossoneri, sarà proprio la seconda.