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L’Inter punta sulla difesa

E sembra andare bene. Ma se non funziona, è un problema.

Di Alessandro Cappelli

Quattro gol subiti in novanta minuti contro l’Atalanta, i sintomi di una squadra affaticata e slegata, quasi assente. La causa del crollo verticale dell’Inter è probabilmente da ricercare anche nella sfida infrasettimanale con il Barcellona, che ha drenato energie preziose alla squadra di Spalletti. Ma c’entra qualcosa anche il sistema di gioco delle due squadre, l’approccio alla partita. L’Inter è uscita dallo stadio Atleti Azzurri d’Italia con un passivo larghissimo che ha quasi raddoppiato la quota di reti subite in campionato, fino a quel momento ferma a sei. Prima della sconfitta i nerazzurri avevano la miglior difesa del campionato, costruita un passo alla volta dopo un inizio di stagione non così semplice. Ad agosto la squadra non riusciva a rimanere compatta, a muoversi in blocco: gli scompensi erano enormi soprattutto nelle transizioni passive, colpa anche di una condizione atletica non brillante. La soluzione trovata dal tecnico ex Roma, inizialmente, è stata quella di bloccare a turno uno dei due terzini al fianco dei centrali (raramente ha schierato il terzetto di centrali puri Miranda, de Vrij, Skriniar), sulla scorta del lavoro fatto lo scorso anno, risolvendo così due problemi: quello della compattezza nella zona centrale, e quello della prima costruzione, offrendo un primo palleggio più comodo per gestire ritmi e svolgimento della manovra.

L’idea principe, quella che Spalletti vorrebbe perseguire con più insistenza, è infatti difendersi con il pallone (seconda squadra per possesso palla della Serie A): ordinarsi nel primo palleggio per creare gioco dal basso, con un terzino – come Asamoah – al fianco dei centrali, e Brozovic come hub creativo in mezzo al campo. L’idea è quella di gestire i ritmi e poi disordinare l’avversario. Per i difensori è quindi importante muovere la palla velocemente, ma con precisione: Skriniar è il giocatore con la percentuale di passaggi completati più alta in Serie A (sfiora il 94%); undicesimo De Vrij, comunque oltre il 90%; Asamoah è invece la valvola di sfogo dell’azione se l’opzione Brozovic non è disponibile: il terzo con più passaggi nella rosa. Quella del possesso palla ragionato, che parte dal basso, per il tecnico nerazzurro, è la strada da seguire: Spalletti ha costruito una squadra a trazione posteriore, e l’ottimo girone di Champions disputato sin qui, il terzo posto in campionato e le sette vittorie consecutive in Serie A – prima del lunch match di Bergamo – gli danno ragione, in un certo senso.

Negli ultimi due mesi e mezzo, questa strategia è diventata soltanto una delle opzioni – sebbene sia la principale – a disposizione dei nerazzurri, che hanno imparato a modulare il proprio gioco in base alle necessità, ad essere più flessibili, a difendere in modi diversi. Controllare gli spazi e i ritmi può significare anche rinunciare al pallone. In alcuni momenti della partita si può concedere una deroga ai principi di base, ma quasi mai per l’intero arco dei novanta minuti. Perché le fasi di difesa posizionale, quando le linee si compattano – generalmente due linee da quattro e un trequartista alle spalle di Icardi – non sono ancora impeccabili: il lavoro sulle traiettorie di passaggio è ancora un work in progress (penultima squadra della Serie A per passaggi intercettati, peggio fa solo il Frosinone) e i movimenti di reparto non sono ancora sincronizzati al meglio.

Prima clip: il Barcellona trova troppo facilmente Suarez tra le linee, ma è impossibile sfondare il  muro al limite dell’area, quindi arriva un tiro da fuori. Seconda clip: Coutinho passa troppo facilmente su Brozovic e Vecino, arriva al tiro, ma Handanovic salva. Terza clip: sulla ripartenza del Barça la difesa nerazzurra è in difficoltà ma scappa bene all’indietro costringendo Rakitic a un tiro  leggermente defilato seppur da molto vicino. Ancora una volta ci vuole un ottimo Handanovic. Va detto che il Barcellona non rappresenta il livello medio degli avversari che si affrontano in una stagione

In altri casi, invece, l’Inter può difendere in maniera più rischiosa, accettando di disordinarsi e allungare la squadra per seguire gli avversari lungo il campo, per aggredire in avanti. Una formazione molto fisica, estremamente atletica come quella dell’Inter può accettare il trade off di una partita in cui si perde equilibrio, le squadre si allungano e c’è poco controllo del pallone e del flusso di gioco (come nella vittoria contro la Fiorentina). Quando si allargano le maglie e si creano maggiori spazi per i giocatori offensivi, i nerazzurri possono sempre contare su un pacchetto difensivo che compensa la mancanza di protezione e di filtro: una difesa eccellente negli scontri fisici, nei duelli uno contro uno, nello scappare all’indietro come nel chiudersi a protezione della propria porta. È questo il semplicissimo segreto della miglior difesa della Serie A di questo primo segmento di stagione. Viene da sé che nel momento in cui i duelli individuali li vincono tutti gli avversari – come nel caso dell’Atalanta – allora l’assunto si complica, e non di poco.

Sono i singoli difensori a dettare l’agenda, a determinare il tipo di calcio che si può, o non si può, giocare. E i vantaggi per i vari Perisic, Politano, Icardi nell’attaccare in un campo meno affollato, si tramutano – diversi metri più dietro – in scenari in cui i vari Asamoah, Miranda, de Vrij, e soprattutto Skriniar sono in grado di dettare legge, almeno in teoria. Lo slovacco ex Sampdoria è un difensore fortissimo praticamente in ogni aspetto del gioco, uno dei migliori interpreti del ruolo nel nostro campionato. A poco più di un anno dal suo arrivo a Milano è diventato il califfo di una difesa che deve affidarsi alle qualità dei suoi interpreti, e grazie a loro nascondere tutti i difetti nel recupero palla. A differenza di tanti altri difensori “moderni”, Skriniar predilige una difesa fatta di contrasti e duelli uno contro uno con l’avversario – dove è praticamente impossibile saltarlo – più che sull’anticipo e sulla cucitura rapida di tutti gli spazi (in stagione, contando anche le gare con la Nazionale, 3 contrasti a partita, ma solo 0,8 intercetti). In più, è praticamente invalicabile quando porta gli avversari all’interno della sua area e chiude il valico delle Termopili con de Vrij: Skriniar è il difensore che blocca più tiri in Serie A con 1,5 tiri salvati a partita, l’olandese è il dodicesimo.

Non sfidare Skriniar. Te ne potresti pentire

Una difesa maestosa per fisicità e rendimento, esaltata però troppo spesso per mera necessità. Perché centrocampo e attacco non sempre garantiscono il giusto filtro, pur non sbagliando i posizionamenti. È un discorso di atteggiamento, di attitudine e di tecnica difensiva. Perché per Perisic, Politano, Nainggolan o Icardi il problema non è rientrare o tenere la posizione, ma compiere interventi difensivi di qualità, e i soli Brozovic e Gagliardini (o Vecino) non possono bastare. La conseguenza è una squadra che concede ancora troppi tiri dall’interno dell’area, quasi il 60% del totale: potrebbero essere una fetta troppo grande per restare al vertice fino alla fine.

Inter-Fiorentina, al quarto minuto i viola avanzano e la difesa dei nerazzurri – priva di protezione, il centrocampo è in leggero ritardo – deve scappare all’indietro. Si compatta bene e concede solo un tiro dal limite a Mirallas

Il grande punto di domanda riguarda, infatti, la tenuta sul lungo periodo di un sistema di questo tipo (perciò si diceva che Spalletti preferirebbe una squadra più in controllo del gioco e del suo destino, meno affidata alle prodezze dei suoi ultimi baluardi). L’Inter sta già raccogliendo leggermente più di quanto seminato, in termini di rendimento difensivo. Ma se il sistema fin qui non è stato impeccabile, lo sono stati i difensori. E il portiere. Handanovic sin qui ha giocato una stagione da vero leader – fenomenale contro l’Atalanta – che trova una conferma in numeri brillanti, forse insostenibili sul lungo periodo: circa 78% di parate sul totale dei tiri (l’anno scorso Alisson, il migliore del campionato, chiuse con il 79%) e 2,9 parate di media a gara. Lui, come l’intero pacchetto difensivo, potrebbe reggere l’intero campionato su standard di rendimento così alti e tenere l’Inter nelle prime posizioni di classifica. Ma i problemi dell’intero sistema, nel lungo periodo, potrebbero presentare il loro conto se non risolti. Ed è lì che Spalletti deve lavorare per rendere la sua difesa stabilmente e sistematicamente più sicura, anche se dovesse impiegare qualche settimana più del previsto.