Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Undici!

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

Il talento del nuovo Brasile

Alan, Vitao, Rodrygo: il futuro del calcio verdeoro promette benissimo.

Di Stefano Borghi

Al verde oggi, oro domani. Il fuoco del Brasile calcistico sembra spento, dopo un inconsueto decennio senza conquiste rilevanti che inquadra l’attualità della Seleçao come una delle più difficili di sempre. Ma sotto, cova una brace che promette di riportare il futebol bailado a dominare il mondo.

La prima linea è già definita: Vinicius Junior è il nuovo che avanza a Madrid e chiunque lo abbia anche solo intravisto non può che considerarlo il numero 1 al mondo tra i classe 2000. Con lui, sono già emerse altre due mezzepunte pronte a mettere il proprio marchio sull’Europa. Paulinho ha compiuto diciotto anni a luglio ed è arrivato a Leverkusen per un prezzo che oscilla attorno ai 30 milioni: non ha ancora trovato uno spazio significativo perché deve recuperare a pieno da una brutta frattura a un braccio e perché l’adattamento alla Germania non può essere immediato, ma lo si aspetta senza fretta, dato che ciò che ha già dimostrato in patria appare indubitabile. È stato il più giovane a debuttare nel Vasco nell’era professionistica e alla prima da titolare ha calato una doppietta, diventando il primo calciatore nato nell’anno 2000 a segnare nel campionato nazionale brasiliano. È stato anche il più giovane giocatore nella storia del club cruzmaltino a segnare in Libertadores. È arrivato prima perfino di Vinicius, col quale condivide anche le caratteristiche di campo: è un destro che parte preferibilmente da sinistra ma che in realtà gioca su tutto l’arco della trequarti, ha tecnica cristallina ma ha anche una struttura molto robusta, ed è potente oltre che veloce.

Meno potente, ma forse addirittura più tecnico e rapido, è Rodrygo, che di anni ne ha diciassette e che di conseguenza dovrà aspettare la prossima estate per mettersi la maglia del Real Madrid. Intanto, imperversa sulla trequarti del Santos, dove non ha una posizione fissa ma un ruolo da predestinato sì, visto che è riuscito a battere tutti i record di precocità di Neymar. L’obiettivo nell’immediato è ritrovare quella continuità realizzativa che sembra aver smarrito negli ultimi due mesi, ma anche lui è un crack garantito.

In tema di centravanti, si parla molto del flamenguista Lincoln, colui il quale è sempre stato il completamento perfetto di Vinicius sia nel vivaio rubronegro che nelle nazionali giovanili, ma l’impressione è che prospettive ben più altisonanti possa averle il coetaneo Vitor Gabriel, un altro classe 2000 che ha sempre vissuto all’ombra dei talenti più celebrati ma che continua a dimostrare di avere tutti i mezzi per far parlare di sé: è potente ma anche fantasioso, ha un valore tecnico significativo e un carattere già decisamente formato. Infatti, al Flamengo in molti si chiedono perché non sia lui il centravanti titolare della squadra, e nel frattempo aspettano anche di veder sbocciare quello che (potere della suggestione e del calcio-marketing di oggi) è già stato inquadrato come l’erede di Vinicius: Yuri Cesar, altro ragazzo nato nel 2000, altra ala sinistra svelta e brillante, ma ancora tutta da testare a certi livelli.

Un altro talento già arrivato al Real Madrid ma tenuto ancora nascosto è il fantasista mancino Augusto Galvan, nato nel 1999. I merengues lo hanno preso a febbraio, sborsando tre milioni di euro per liberarlo subito dal San Paolo quando, aspettando qualche mese, lo avrebbero avuto gratis, perché andava in svincolo. Ma era talmente tanta la fretta di vincere la concorrenza, che hanno pagato senza problemi. Augusto Galvan è un trequartista mobile, con dribbling e visione di gioco ma anche con una brillante conduzione del pallone. È un fine passatore, ha la tipica propensione alla giocoleria dei fantasisti brasiliani ma soprattutto ha un ottimo equilibrio che gli permette di trovare subito la postura migliore per orientare il controllo. Fisicamente non è molto robusto, però ha grinta. È freddo e concreto, e se si trova a doversi disimpegnare nella zona del cerchio di centrocampo non ha problemi a toccare di prima. Solari lo conosce, chissà che non possa presto affacciarsi in prima squadra.

Parlando di centrocampisti, è comunque Alan a suscitare la curiosità maggiore. Perché lo guardi e pensi che uno con un fisico del genere non può avere alcuna speranza nel calcio di oggi, ma poi lo vedi giocare e rimani a bocca aperta. Alan è una mezzala e supera di poco il metro e sessanta. È un conduttore di gioco, volendo può anche fare l’esterno d’attacco però il suo ruolo primario è in cabina di comando. Ha una visione molto ampia, ama aprire il gioco lanciando lungo prevalentemente dal settore di centro sinistra per andare verso la fascia destra, però ha anche il passaggio fra le linee e la palla in profondità. In più, ha capacità di definizione. Il suo idolo è Iniesta e in qualcosina lo ricorda davvero, soprattutto per come conduce il pallone. Oltretutto, è destro di piede ma usa tranquillamente anche il mancino. Dulcis in fundo, è un ottimo battitore di calci di punizione, sia indiretti che direttamente verso la porta, con quei colpi vellutati ma secchi chiusi verso il primo palo che spesso non lasciano scampo. Deve migliorare soprattutto nel tiro in corsa, però il fatto che a diciotto anni, con un fisico così anticonvenzionale e senza presenze ufficiali nella prima squadra del Palmeiras, abbia già una clausola rescissoria da 50 milioni dà le dimensioni del suo bagaglio tecnico.

Ma non ci sono solo attaccanti, fantasisti e funamboli. A fare da base a una nidiata sprizzante talento c’è anche un vero leader, una pietra solida. Un capitano. Il difensore centrale Vitao. È del Palmeiras,  non è ancora inserito in prima squadra però Scolari lo tiene d’occhio e nel 2019 ci si aspetta che venga lanciato. Fisicamente è già formato, supera il metro e ottantacinque di altezza, è molto longilineo, con passo lungo ma ben controllato perché ha un fisico gustosamente elastico. Deve solo irrobustire un po’ la massa muscolare, il che rappresenta un quesito visto che spicca anche per la reattività e la rapidità, però bisognerà valutare se con la crescita muscolare riuscirà a mantenere anche i valori in velocità. E poi, ovviamente, ha tecnica brasiliana e personalità. Tatticamente deve formarsi, capita che non sia piazzato in modo chirurgico e per ora sopperisce col recupero, però logicamente su questo aspetto deve crescere e il fatto di avere a disposizione un maestro come Felipao non può che essere un vantaggio. Aspettando anche i più piccoli, come il quindicenne attaccante esterno del Palmeiras Gabriel Veron o il sedicenne centravanti del Santos Kaio Jorge, ora è venuto davvero il momento di pesare una generazione che fa sognare. Il 2019 è alle porte, e sarà l’anno dei grandi test: prima il Sudamericano Under 20 che si giocherà fra gennaio e febbraio in Cile, poi – negli auspici – il Mondiale polacco di inizio estate.