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La crescita silenziosa di Politano

Fondamentale per l'Inter di oggi, importante per il futuro della Nazionale.

Di Claudio Savelli

È tutt’altro che scontato che il pubblico nerazzurro del Meazza dedichi una standing ovation a un calciatore che non ha fatto parte di una versione vincente dell’Inter. Eppure, all’83’ della sfida al Frosinone, la maggior parte dei tifosi sugli spalti si sono alzati spontaneamente, come se la sostituzione a cui stavano assistendo fosse l’occasione per ammettere, in qualche modo, un errore di valutazione. Per testimoniare una certa sorpresa nel percorso del calciatore in questione. Certo, il tre a zero sul tabellino in quel momento era una comoda cassa di risonanza del buonumore, ma Matteo Politano era reduce dalla settimana dell’avvento, in cui aveva raccolto i frutti di una lunga semina, in cui aveva confermato l’impressione che i tifosi interisti avevano maturato da qualche settimana: quella di un giocatore serio, utile, in crescita, e meritevole di una maglia da titolare. Non un comprimario, insomma, come sembrava dovesse essere in estate, quando giunse dal Sassuolo avvolto da un silenzio che non fu riservato per gli altri nuovi acquisti. Un minuto prima di quell’ovazione, Politano aveva percorso una quarantina di metri con il pallone tra i piedi, tagliando il campo in diagonale da destra a sinistra, prima di consegnarlo con un tocco in allungo a Keita Baldé, che aveva potuto firmare la personale doppietta.

L’assist a Keita contro il Frosinone

In relazione alle (poche) aspettative con cui arrivò in estate, Politano è senza dubbio uno dei migliori acquisti dell’Inter. La Uefa, addirittura, lo ha inserito nei migliori quattro affari dell’estate per il rapporto prezzo-rendimento. È infatti arrivato in prestito per 4,6 milioni, con il diritto di riscatto fissato a 20: è uno dei più incisivi della squadra, uno dal quale ne dipendono le fortune, ed è un dato rilevante se rapportato all’idea con la quale era sbarcato a Milano in estate: cioè che fosse una riserva, un buon giocatore con cui completare la rosa, magari da inserire nei minuti finali di partita, ma non un titolare. La sua crescita è conseguenza della fiducia che Spalletti gli ha garantito fin dal ritiro estivo ma è anche la causa della permanenza sul lungo periodo di questa fiducia. Il tecnico non l’ha mai messo in discussione: Politano non ha saltato nemmeno una partita finora disputata dall’Inter ed è l’unico a vantare questa costanza oltre ad Handanovic. In campionato, è partito titolare undici volte su quindici, in Champions quattro su cinque. E Politano di contro non sta deludendo Spalletti, e nemmeno l’altro suo allenatore, Mancini. Anzi, si sta dimostrando il calciatore italiano che il ct voleva, anche a livello simbolico: la gavetta in una squadra di medio livello come il Sassuolo, la conquista, attraverso le prestazioni, della chiamata di una grande come l’Inter, dove arriva avvolto dall’indifferenza ma conquista spazio e accumula esperienza ad alto livello, in particolare in Champions League, palcoscenico che velocizza il processo di crescita di ogni calciatore perché obbliga al confronto con i colleghi stranieri, e arriva infine alla consapevolezza di non esserne inferiore. Tutt’altro.

Il paradosso, semmai, è che Mancini ha premiato tardi Politano, se è vero che lo ha fatto esordire nella prima partita del nuovo corso contro l’Arabia Saudita, lo scorso maggio quando ancora era un calciatore del Sassuolo, ma poi non lo ha convocato nei due successivi raduni, quando era già titolare nell’Inter. Lo ha infine chiamato a novembre, tenendolo in panchina contro il Portogallo e inserendolo all’86’ nell’amichevole contro gli Usa, che poi Politano ha deciso nei minuti di recupero, firmando la sua prima rete in azzurro. È sembrato un segno del destino, quel gol.

Entrato al minuto 86, gol decisivo prima del fischio finale

Il pregio di Politano è l’evidenza delle sue caratteristiche, che lo hanno liberato da possibili dubbi di natura tattica e, anzi, hanno convinto l’Inter a puntare su di lui. Spalletti infatti lo ha richiesto per completare la batteria di esterni offensivi, perché in rosa non era presente un altro calciatore con le sue doti. L’ex Sassuolo è un mancino che ama partire da destra per convergere, ma che sa anche utilizzare la fascia in verticale, vista l’abilità nel piede debole. Ha quindi due strade, non una soltanto, che lo rendono imprevedibile per i terzini avversari. La sua migliore qualità è la variazione del ritmo della squadra: Politano è come una miccia, un innesco, la valvola che si apre e cambia il ritmo del palleggio, una variazione necessaria sul tema.

Spalletti ha spiegato che se lo aspettava “proprio così”, sottolineandone l’aspetto umano, più che le doti tecniche: «Anche in Nazionale è entrato in campo evidenziando questa personalità, questa dote caratteriale. Vuole la palla fra i piedi per andare a puntare tutti gli avversari e creare sempre qualcosa di imprevisto», ha spiegato. Ma la sua volontà di essere decisivo non si limita agli strappi offensivi: Politano infatti aggiunge intensità in ogni fase del gioco e lungo l’intera durata della partita. È un aspetto fondamentale per sopperire a un deficit fisico e per ritagliarsi spazio ad alto livello in una squadra come l’Inter. Il suo difetto, infatti, sembra la struttura atletica, inferiore rispetto alla media dei giocatori che oggi le grandi squadre ricercano, come ad esempio può essere quella dell’alter ego Perisic nell’Inter. Ma Politano compensa accendendosi anche in fase di transizione negativa, in particolare nell’aggressione in avanti, non solo in fase offensiva. La discussa sostituzione all’Allianz Stadium in qualche modo dimostra l’importanza di Politano nell’Inter, che senza di lui si è abbassata sul campo di una decina di metri, come se d’un tratto avesse smarrito l’intensità necessaria per pressare la Juventus.

I numeri che possono apparire bassi (due gol e tre assist in 20 presenze) vanno dunque misurati con le prestazioni, che invece sono sempre all’altezza. Nell’Inter che quest’anno non esce quasi mai dalla partita c’è molta della continuità dell’ex Sassuolo. È un miglioramento evidente della squadra di Spalletti, che soprattutto nella seconda parte della scorsa stagione tendeva ad assentarsi per lunghi tratti, proprio perché era il principale difetto di molti suoi titolari, soprattutto Perisic e Candreva. E visto che proprio di quest’ultimo Politano ha preso il posto nella formazione, vuol dire che è uno dei giocatori che ha cambiato volto all’Inter sia sotto il profilo tecnico e tattico, che dal punto di vista psicologico.

 

Immagini Getty Images