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Il sarrismo si è inceppato

La produzione offensiva del Chelsea si è arrestata di colpo.

Di Jacopo Azzolini

Il primo impatto con la Premier è difficile per molti allenatori, anche per quelli più bravi. I dubbi su Sarri derivavano da molti aspetti: dalla sua inesperienza ad alti livelli, dalla tardività con cui è arrivato a Londra in estate (tecnici metodici di questo tipo spesso necessitano di poter lavorare già da inizio ritiro) e dalle scarse operazioni di rafforzamento di una rosa che non sembrava cucita su misura per lui.

L’inizio della stagione è stato estremamente positivo, coi Blues che viaggiavano sulla stessa lunghezza d’onda di City e Liverpool. In particolare, è stata notevole la rapidità con cui è riuscito a rivoluzionare lo stile del Chelsea, trasformando una squadra che sotto Conte, oltre a essere molto difensiva, si esaltava nell’attacco in spazi larghi; con Sarri si è invece vista una formazione con una gigantesca personalità nel controllo del possesso, pur senza avere grandi palleggiatori in rosa.

Tuttavia, a partire dalla prima sconfitta stagionale col Tottenham del 24 novembre è iniziato un periodo di diverse difficoltà. Oltre ai parecchi passi falsi contro compagini di medio-basso livello come Leicester e Southampton, suscita preoccupazione la sterilità offensiva del Chelsea. Escludendo la gara di Fa Cup contro il Nottingham Forrest, sono state segnate appena 4 reti in 6 gare, match con evidenti difficoltà nel concretizzare l’enorme possesso palla e il predominio nel gioco. Sarri, al termine del pareggio a reti inviolate contro i Saints, è stato tanto sintetico quanto chiaro nell’evidenziare i problemi dei suoi: «Abbiamo giocato bene per 80 metri. Continuano a mancarci gli ultimi 20».

Arrivati a gennaio, la produzione del Chelsea è molto simile a quella della stagione passata: gli Expected Goals (xG) a partita del 2018-2019 sono 1.51, mentre l’anno precedente erano 1.45. Come sottolinea Stastbomb, il Chelsea è la seconda squadra inglese per tiri complessivi, il problema è che queste conclusioni sono di pessima qualità: solo 0.10 di xG a tiro (solo 9 le squadre che tirano peggio del Chelsea). I dati confermano anche l’involuzione offensiva dell’ultimo mese e mezzo, coi blues addirittura ottavi per xG complessivi. Alla base di queste difficoltà c’è senza dubbio una maggior capacità di adattamento degli avversari, i quali hanno ben studiato i punti di forza dei Blues. Il Chelsea di Sarri si stava rivelando molto diretto, in grado di sfruttare gli spazi (soprattutto centrali) che venivano loro concessi. Tanto Jorginho quanto David Luiz erano a loro agio, c’erano precisi meccanismi e movimenti senza palla per consentire di risalire velocemente il campo (i gol contro l’Arsenal ne sono un esempio).

Seconda giornata contro i Gunners. Tanto spazio per la giocata in verticale, con punte e mezz’ali che si buttano dentro

La prima sconfitta stagione del Chelsea, avvenuta contro il Tottenham di Pochettino, illustra bene quale siano state le misure ad hoc prese dai rivali. Il tecnico argentino ha infatti proposto in chiave difensiva un 4-3-1-2  (Alli in marcatura su Jorginho) con la priorità di bloccare il centro del campo, accettando di concedere anche parecchio in ampiezza, ben consapevole delle tendenze dei rivali. Il Chelsea, soffrendo il piano gara Spurs, ha dimostrato un’eccessiva rigidità, sbattendo negli spazi intermedi e provando con scarsa insistenza a muovere il Tottenham orizzontalmente per trovare spazi in fascia.

Il 4-3-1-2 del Tottenham. Il Chelsea, che invece ha insistito troppo negli (intasati) spazi centrali, avrebbe potuto sfruttare meglio l’ampiezza del campo concessa dagli Spurs

Oggi tutte le squadre che affrontano il Chelsea lo fanno con un blocco piuttosto basso proprio perché consapevoli dei grossi problemi dei Blues nell’attaccare in spazi stretti. Più ancora che di gioco, sono evidenti le lacune strutturali negli ultimi metri. Per quanto Kanté stia dimostrando di far bene anche come mezz’ala (ossia in una posizione teoricamente in antitesi col suo storico), il Chelsea ha pochissima incisività offensiva nei propri interni di centrocampo, con difficoltà sia in termini di gol che di efficacia in spazi intasati. Non è un caso che Sarri stia preferendo Barkley a Kovacic: anche se con molta meno tecnica del croato, l’inglese è in grado di dare più presenza offensiva.

Continua però ad essere una squadra che, oltre che a volte un po’ piatta in mezzo, fatica a riempire con efficacia l’area: nella semifinale di Carabao Cup contro il Tottenham (sempre schierato col 4-3-1-2), il Chelsea ha mosso meglio le linee rivali, trovando l’uomo libero sul lato debole e andando tante volte al cross da situazioni potenzialmente pericolose. Eppure, a causa della scarsa presenza offensiva in avanti (di fatto Kanté faceva la prima punta), poche di queste situazioni si sono tradotte in tiri.

Il palo di Kanté, una delle poche situazioni in cui da cross si è andati al tiro. Da notare la posizione da punta del francese

Come era poi preventivabile, l’assenza di una prima punta di livello sta condizionando in negativo la stagione del Chelsea, visto che né Morata né Giroud hanno dato garanzie sufficienti. Allo spagnolo manca associatività e abilità nello stretto, mentre il francese attacca poco la profondità e offre uno scarso contributo sottoporta. Sarri ha quindi scelto di provare Hazard, che già era il principale accentratore offensivo, come “nove”. Nonostante la continua partecipazione del belga nella manovra, senza una vera prima punta aumenta ulteriormente il problema del riempimento dell’area contro squadre chiuse. Il Chelsea finisce con l’essere più disordinato, troppo Hazard-dipendente, con gli avversari che tramite soluzioni specifiche sul numero 10 stroncano la pericolosità offensiva dei Blues. Inoltre, sovente subentra troppo egoismo da parte del belga, che si intestardisce con azioni isolate anche in situazioni senza sbocco.

Azione isolata di Hazard, nessuno al centro dell’area con anzi Kanté che si defila nella speranza di creare uno spazio per la progressione del belga