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Cinque nuovi talenti africani

Mentre si gioca la Coppa D'Africa Under 20, una panoramica su alcuni giocatori di cui sentiremo parlare presto.

Di Vincenzo Lacerenza

Quando il Senegal, eliminato dal Mondiale di Russia per un cartellino giallo di troppo, è andato a fare compagnia a Tunisia, Egitto, Nigeria e Marocco, l’Africa calcistica si è ritrovata improvvisamente, ma non inaspettatamente, in ginocchio, rendendo chiaro a tutti come i pronostici lanciati da un po’ tutti sul finire dello scorso millennio fossero stati completamente sballati, o quantomeno azzardati. Quello subito quest’estate è stato un colpo difficile per il movimento calcistico africano, che non rimaneva a secco di rappresentanti nella fase più calda di un Mondiale addirittura da Spagna ’82. Non mancano tuttavia diversi motivi per guardare con fiducia al futuro, tutti da ricercare nelle nuove generazioni del continente con l’età media più bassa del pianeta.

In Africa il talento non è mai mancato: come raccontava Helenio Herrera, il mago argentino della grande Inter sbocciato tra le fila dei marocchini del Racing Casablanca, in questo continente «gli osservatori guardano sotto le pietre negli angoli più poveri alla ricerca di talenti». Lo stanno facendo anche adesso in Niger, dove si sta giocando la quindicesima edizione della Coppa D’Africa Under 20, una delle più prestigiose e storicamente floride competizioni giovanili del mondo da cui è transitata gente come Benni McCarty e Yaya Touré, anche se le gemme più preziose hanno raggiunto il Vecchio Continente già da parecchio tempo, o in alcuni casi ci sono addirittura nate da genitori immigrati. Ovviamente, e non poteva essere altrimenti vista la contiguità storico-cultura legata ad un incaccellabile passato da potenza colonialista, la Francia è sempre stata tradizionalmente l’habitat ideale per la crescita dei giocatori africani di talento, intesi anche come figli della diaspora.

Nicolas Pépé

Nicolas Pépé, sensazione dell’ultima Ligue 1 col Lille, è nato da genitori ivoriani a Mantes-la-Jolie, nel cuore dell’Île-de-France, ma non ha dimenticato le proprie origini. Anzi, quando ancora giocava nell’Angers, dopo un goal segnato al Rennes nel giorno della scomparsa di Laurent Pokou, leggendario attaccante dei rossoneri e della Costa d’Avorio, ha dedicato la rete al mito appena deceduto: «Ho pensato subito a lui quando ho visto la palla in rete. Il fatto che siano andati in rete due ivoriani in questa partita è incredibile e mi rende orgoglioso», ha spiegato, riferendosi anche al gol del Rennes messo a segno dal connazionale Giovanni Sio. A fargli una corte serrata, portandolo al Lille, dove quest’anno è definitivamente esploso segnando finora la bellezza di sedici reti in ventuno presenze di Ligue 1, è stato Marcelo Bielsa, tecnico a cui Nicolas ha sempre riservato parole al miele, anche se ha ammesso candidamente di non aspettarselo così severo. Rapido e letale, dall’alto di una versatilità rara Pépé può ricoprire tutti i ruoli dell’attacco, ma da il meglio di sé quando può attaccare la porta partendo da lontano, scalando gradualmente le marce per lanciarsi inarrestabile verso l’area avversaria. Dotato di un gran sinistro, Pépé non perde mai la calma, nemmeno quando si ritrova circondato da un capannello di avversari, sicuro di trovare comunque un passepartout grazie a una visione di gioco non comune a uno sprinter come lui, come testimoniano pure gli undici assist serviti in stagione. Sull’ascesa di Pépè, che nel frattempo ha già debuttato e segnato con gli Elefanti, non c’è solo il marchio del Loco Bielsa, che lo impiegava da prima punta atipica, ma soprattutto quello di Cristophe Galtier, il nuovo allenatore dei Dogues, fondamentale nel processo di crescita tattica dell’ivoriano: «Ho visto molte gare del Lilla prima di sedermi in panchina. vedevo che Nicolas non segnava ed ho pensato: non sta giocando nel suo ruolo».

Ismaïla Sarr

In estate, quasi inevitabilmente, sarà difficile per il Lille resistere agli attacchi delle big europee, così come non sarà facile per il Rennes trattenere Ismaïla Sarr. Ala a tutta fascia, Sarr non ha né la tecnica né lo sguardo periferico di Pépé, ma con una sgasata delle sue potrebbe mettere in imbarazzo qualsiasi difensore. In Francia è arrivato seguendo le orme dell’amico e compagno di nazionale Sadio Mané, con cui ha condiviso l’ultima avventura Mondiale, conclusa bruscamente alla fase a gironi per la questione del fair play: come il trottolino instancabile di Klopp, infatti, Sarr ha mosso i primi passi nella Génération Foot, una delle tante accademie calcistiche spuntate come funghi in Africa all’alba del nuovo millennio, prima di approdare al Metz, con cui la squadra senegalese vanta un partenariato esclusivo: «Siamo diventati un vero centro di formazione con una vera struttura professionale. Questo ci consente di funzionare come un club Ligue 1 o Ligue 2 francese. I giocatori vengono addestrati con 8 sessioni a settimana per 10 mesi dell’anno. Il che spiega lo sbocciare di talenti come Ismaila Sarr o Sadio Mané. Quando arrivò a Metz, fu colpito dalla pubalgia. Per questo ha fatto fatica all’inizio, mentre Sarr ha giocato con costanza sin dall’inizio», ha spiegato Olivier Perrin, uno dei tecnici storici del club di Dakar.

Mbwana Samatta

È un attaccante pure invece il tanzaniano Mbwana Samatta. Non più giovanissimo, ma nel pieno della maturazione calcistica, il nome di Samatta è cominciato a circolare con insistenza dopo gli exploit dell’attaccante del Genk in questa edizione dell’Europa League, di cui è stato per un breve periodo anche capocannoniere: dopo le prime tre giornate, infatti, aveva segnato altrettante reti, con la ciliegina sulla torta di una doppietta ai turchi del Beşiktaş. Centravanti associativo, propenso a manovrare coi compagni e freddissimo nell’uno contro uno, Samatta è cresciuto in patria tra African Lyon e Simba SC, ma a portarlo in Europa è stata la sua parentesi al Mazembe, con cui ha vinto nel 2015 la CAF Champions League da capocannoniere del torneo: «Per il Mazembe ho dato tutto, ma adesso devo andare in Belgio, al Genk, per migliorare e crescere confrontandomi con l’elité calcistica europea», si congedava così nel 2015 dal popolo di Lubumbashi, che lo aveva venerato come un semidio, illustrando le ragioni di un trasferimento non solo inevitabile, ma anche necessario. Adesso, però, anche il campionato belga comincia ad andargli stretto: a lui si era interessato il Cardiff City, prima di fiondarsi su Emiliano Sala, ma l’accordo tra le società non è mai arrivato, nonostante i gallesi avessero formulato in quel momento l’offerta più ricca della loro storia, poi recapitata al Nantes per Sala.

Henry Onyekuru

Di sicuro, invece, il Galatasaray farà di tutto per tenersi stretto Henry Onyekuru, esterno nigeriano tutto affondi in prestito dagli inglesi dell’Everton. Prodotto della celebre Aspire Academy, a un’innata indole da velocista Onyekuru ha abbinato una discreta continuità realizzativa, dimostrando di essersi completamente messo alle spalle un brutto infortunio ai legamenti del ginocchio in cui era incappato qualche anno fa, ai tempi dell’Anderlecht: una manciata di giorni fa ha toccato l’apice della sua esperienza turca, siglando una tripletta all’Ankaragücü e arrivando a un passo dalla doppia cifra in classifica marcatori. Per questo le Super Aquile nigeriane, con cui ha già esordito un anno fa, hanno puntato gli occhi su di lui in vista della prossima Coppa d’Africa a cui torneranno dopo due esclusioni consecutive, e l’Everton non vede l’ora di poterselo godere nella prossima stagione, anche se il futuro del nigeriano potrebbe essere altrove: secondo le ultime di radio mercato, ad esempio, molto interessato a lui sarebbe addirittura il Bayern Monaco.

Amadou Haidara

Non c’è nulla di misterioso, infine, nell’orizzonte di Amadou Haidara. L’interno del Salisburgo, portabandiera di una nidiata di talenti maliani con pochi eguali nella storia – già investita della missione di portare nel Paese saheliano la prima Coppa d’Africa della storia – faceva gola a tutte le big europee, ma il suo trasferimento è stato come prevedibile un’affare interno alla famiglia Red Bull. Una traiettoria pronosticabile sin da quando la Red Bull lo prelevò per pochi spiccioli dalla JMG Academy di Bamako, un granaio di talento con cui il colosso austriaco ha chiuso diversi affari negli ultimi anni, per parcheggiarlo al Liefering, la più famosa delle società satellite. Non c’era dubbio che Haidara, duttile e dinamico come pochi a destreggiarsi nel traffico del centrocampo senza disdegnare gli inserimenti in zona gol, diventasse in breve tempo un perno inamovibile della squadra di Marco Rose, che ha speso sempre belle parole per lui, prima di raggiungere come da copione la Bundesliga: «È molto dinamico, soprattutto con la palla. Inoltre si allena come un matto». Haidara, che nel 2017 è stato tra i protagonisti della Uefa Youth League vinta dal Salisburgo, dice di ispirarsi a Steven Gerrard, ma Ralf Rangnick, deus ex machina dell’universo Red Bull, vede piuttosto in lui l’erede naturale di Naby Keita: «Abbiamo seguito i suoi progressi a Salisburgo, dove è diventato un giocatore assolutamente eccezionale. Ha tutti i requisiti per seguire le orme di Keita».