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La modernità di Zaniolo

Efficace in difesa, puntuale in attacco: è il centrocampista del futuro?

Di Simone Torricini

L’impatto di Nicolò Zaniolo con il calcio professionistico è stato tanto dirompente quanto inaspettato. Quando Mancini lo ha convocato per la prima volta in Nazionale, lo scorso settembre, poche persone sapevano qualcosa di lui, e ancor meno lo avevano visto all’opera. A livello di club aveva alle spalle un rispettabile percorso nei settori giovanili di Fiorentina e Inter, e una manciata di presenze in Serie B con l’Entella; un curriculum dignitoso o poco più, ma che di certo non delineava il profilo di un potenziale, immediato crack. Oggi, cinque mesi e venti partite dopo, Zaniolo si è ritagliato con merito un posto da titolare nella Roma, e i suoi attributi più significativi – creatività, dinamismo e polivalenza – lo renderanno ben presto centrale anche nel progetto della Nazionale.

È stato lo stesso Mancini ad ammetterlo: «Di Francesco è stato bravissimo a farlo giocare, mi sembra che stia migliorando partita dopo partita. Se un calciatore gioca nella Roma come sta giocando lui in questo momento, è chiaro che possa farlo anche in Nazionale. Ha delle qualità che mancavano da tempo all’Italia». Quest’ultimo passaggio è particolarmente significativo, perché le caratteristiche di Zaniolo combaciano perfettamente con quelle del centrocampista offensivo moderno: ha un fisico imponente, e allo stesso tempo è un giocatore mobile; ha una tendenza istintiva alla proposizione verticale, ma è prezioso come pochi altri nella fase di non possesso; sa muoversi da attaccante in area, ma può giocare con naturalezza anche da mezzala.

I primi tre gol di Zaniolo in Serie A

In un contesto come il campionato di Serie A, in cui i giovani italiani faticano ad emergere, Zaniolo si è rivelato una delle piacevoli eccezioni  – al pari di Donnarumma, Barella, Chiesa. Il suo inserimento è stato progressivo, ha seguito una doppia fase: tra settembre e novembre ha giocato otto gare – di cui tre da titolare – ed è sempre stato sostituito; da dicembre ad oggi invece ha messo insieme tredici presenze, dieci dall’inizio, ed è stato sostituito soltanto cinque volte. In più, è rimasto in campo fino al novantesimo in ciascuna delle ultime cinque gare giocate dalla Roma. L’unica eccezione riguarda l’ultima sfida in casa del Chievo.

In autunno, le numerosi defezioni nella rosa di Di Francesco hanno spianato la strada a Zaniolo, e hanno fatto sì che potesse sperimentare posizioni e compiti differenti. Nicolò ha risposto presente, dimostrando di essere versatile, prezioso in una grande varietà di situazioni.  Ci sono un paio di numeri in particolare che restituiscono in termini concreti questa affermazione. Secondo WhoScored, Zaniolo è il terzo giocatore della Roma per conclusioni tentate ogni novanta minuti (2,9); soltanto El Shaarawy (3,3) e Dzeko (5,2), due attaccanti puri, tirano più di lui. Ma allo stesso tempo Zaniolo è anche il primo tra i giallorossi per contrasti vinti, ben 2,7 per partita; in Serie A ci sono soltanto tre giocatori offensivi che vantano un dato più alto: Kyine, Berenguer e Pussetto. Numeri che ci invitano a considerare quanto Zaniolo sia fisicamente presente nella sua partita media. Non è un caso che nelle cinque gare di campionato in cui non è stato sostituito sia sempre comparso tra i primi quattro giocatori della Roma per chilometri percorsi.

A coronare il discorso sul suo impatto in campo, è utile recuperare una considerazione fatta da Eusebio Di Francesco poco più di un mese fa, dopo Roma-Sassuolo: «Zaniolo sta dimostrando di essere un giocatore forte, ma deve ancora lavorare, deve ripulirsi dei tanti errori che può fare. Mette in campo un impeto, una foga, una voglia di rubar palla agli avversari a volte anche eccessiva. Ma va bene così, che se la tenga per tanto tempo». A partire da questo modo di interpretare la partita, emergono alcuni segnali rispetto alla sua immaturità: non a caso, Zaniolo è il nono giocatore più falloso del campionato – 2,5 calci di punizione causati ogni novanta minuti. È molto impulsivo nei suoi interventi, e se a questo aspetto si unisce una tendenza eccessiva al tackle in scivolata è facile vengano fuori prestazioni al limite del cartellino giallo (cinque in venti presenze, finora).

È un giocatore di personalità, che prende l’iniziativa, e non lo si vede soltanto in fase difensiva. Sin dalla prima uscita da titolare con la maglia della Roma, Zaniolo si è sempre calato appieno nella partita, ha dato l’impressione di sentirsi a proprio agio. Prendendo confidenza con il campo ha iniziato pure a forzare alcune conclusioni: non episodi di egoismo dannosi per la squadra, piuttosto situazioni in cui ha preferito andare fino in fondo da solo, rispetto ad uno scarico comodo. I due casi raccolti in questo video sono una perfetta esplicazione.

Le forzature di Zaniolo

Vedendo giocare Zaniolo, la sensazione è che si senta molto sicuro di sé, e che questa sua caratteristica lo porti talvolta ad esagerare. È il giocatore della Roma che perde più palloni – 3,6 ogni novanta minuti –, l’ottavo in Serie A in questa particolare graduatoria. Un difetto stemperato dal fatto che nella rosa di Di Francesco è il calciatore che tenta più dribbling (4,4) e a cui ne riescono di più (2,5) ogni novanta minuti.  Inoltre, Zaniolo sta già dimostrando di saper incidere sistematicamente in area di rigore: tutte le tre reti segnate fino ad ora non sono arrivate con tiri da fuori, ma proprio grazie a quel dinamismo che dalla metà campo tende sempre a portarlo vicino alla porta avversaria, tanto con la palla (come contro il Sassuolo) quanto senza (come contro il Milan). E le potenzialità di Zaniolo sono talmente ampie che ci sarà da aspettarsi più spesso anche assist come quello confezionato per Dzeko a Bergamo: una presa di posizione con il corpo, sempre nei pressi dell’area, che in unione alla sua creatività ha creato da zero una occasione pulita.

Il rapporto di Zaniolo con il suo fisico non è ancora arrivato ad un livello di confidenza elevato, dopotutto parliamo di un centrocampista di centonovanta centimetri e ottanta chili, pure molto mobile, eppure il plusvalore che atletismo e forza fisica dovrebbero dare alle sue partite si vede solo in maniera saltuaria. A questo proposito, Zaniolo può migliorare nei duelli aerei, una situazione in cui oggi pare sentirsi piuttosto a disagio. E i dati, oltre le immagini, lo confermano: secondo Wyscout vince appena il 21% di quelli ingaggiati.

La capacità di interpretare le due fasi di gioco con lo stesso livello di intensità, uno dei motivi che hanno spinto Di Francesco a proporlo stabilmente nel suo undici tipo, è anche l’aspetto che più di tutti lo distingue, e che lo rende moderno. Nonostante sia ancora acerbo in molti aspetti del suo gioco, Zaniolo è già un centrocampista su cui si può fare affidamento. E da cui ci si può aspettare anche qualcosa in più. Da quando a Roma se ne sono resi conto, non ha più lasciato il campo.