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Solari sta cambiando il Real Madrid

Un gioco meno elaborato, ma più efficace.

Di Alfonso Fasano

Alfredo Relaño è uno degli editorialisti sportivi più influenti in Spagna, e ha commentato così, su Diario As, la vittoria del Real Madrid nel derby contro l’Atlético: «Questa partita ha mostrato e sottolineato una volta di più, qualora ce ne fosse bisogno, il grande impatto di Santiago Solari come allenatore della squadra campione d’Europa». Non è una forzatura giornalistica, è semplicemente una questione di numeri, intesi come risultati: il Real è reduce da sei vittorie in sette partite di Liga, ha bloccato sul pareggio il Barcellona nel Clásico valido per le semifinali d’andata di Copa del Rey, ha ipotecato il passaggio ai quarti di finale di Champions battendo l’Ajax in Olanda.

Oltre le cifre, però, c’è da registrare anche un’influenza reale, tangibile, di Santiago Solari sulla squadra ereditata da Lopetegui. Il Real Madrid di oggi ha un gioco molto distante dal calcio di possesso predicato del tecnico basco, ma anche dal calcio liquido con cui Zidane ha dominato l’Europa per tre anni di fila. È un discorso di scelte tattiche direttamente collegate alla politica di gestione dell’organico, degli equilibri di spogliatoio: Solari ha inaugurato una nuova era di assoluta severità, per cui giocatori centrali nei recenti successi del Madrid sono stati posti ai margini della squadra titolare perché costantemente lontani dalla migliore condizione, oppure perché non riescono ad integrarsi col nuovo sistema. I casi più eclatanti sono quelli di Isco e Marcelo, mentre la scelta di dare fiducia ai giovani Vinícius Júnior, Marcos Llorente e Reguilón rappresenta l’altra faccia della medaglia.

La rivelazione di Vinícius Júnior

Proprio prima del match contro l’Atlético, Solari si è espresso così in conferenza stampa: «Isco deve mettere il talento a disposizione della squadra». È un saggio breve sull’idea di calcio dell’allenatore rosarino, da sei anni nello staff tecnico della Casa Blanca, prima sulla panchina delle formazioni giovanili e poi su quella del Castilla, la stessa occupata da Zidane al momento del suo avvicendamento con Benítez, nel 2015. Piuttosto che dare piena libertà alle qualità di lettura e interpretazione del gioco dei suoi uomini – la caratteristica migliore di Isco, non a caso –, Solari ha costruito un sistema più lineare, in cui ogni calciatore assolve un compito preciso. Il Real Madrid è diventato una squadra più ipercinetica rispetto alle ultime edizioni, controlla il gioco in maniera diversa, meno evidente, procede per strappi e non attraverso il dominio tecnico ed emotivo della partita.

A livello tattico questi principi si esprimono in un calcio offensivo con riferimenti fissi: il Real Madrid è la prima squadra della Liga per conclusioni tentate (16.5 per match) e la terza per cross effettuati (21 ogni 90′) dopo Eibar e Valladolid. Questi dati servono a individuare le direttrici del gioco impostate da Solari: costruzione dal basso non esasperata, palla tra i piedi di Kroos (primo giocatore della Liga per numero di passaggi e lanci lunghi per match) e successiva apertura sulle fasce. A questo punto si innescano i meccanismi classici del 4-3-3, gli esterni offensivi combinano con i terzini e/o con le mezzali in appoggio, la prima punta può decidere di venire incontro per aprire gli spazi, soprattutto a sinistra, oppure di attaccare la profondità. Benzema appare davvero a suo agio nel ruolo di prima punta associativa, proprio in questi giorni ha spiegato a France Football come l’addio di Ronaldo gli abbia permesso di giocare il suo «vero calcio», di essere «il leader dell’attacco e non un co-protagonista che lavora per far segnare un compagno». In fase passiva, il Real Madrid è una squadra ambiziosa, che aspira a tenere distanze brevi tra i reparti in ogni zona del campo. La strategia può subire delle modifiche in base all’avversario di turno, ma i principi di riferimento sono la linea difensiva posizionata in avanti e l’aumento della densità in zona palla. Il dato dei gol subiti è abbastanza elevato (17 reti incassate in 15 match nel 2019, e tre sole partite con la porta inviolata), evidentemente Solari ha deciso di esaltare le qualità offensive dei suoi calciatori, anche a costo di sacrificare parte dell’efficienza difensiva.

Il “nuovo” Benzema

Solari non ha scoperto o costruito nulla di rivoluzionario, semplicemente ha rinfrescato l’impianto di gioco del Real Madrid, lo ha reso più vicino alle caratteristiche di interpreti nuovi. L’uomo chiave di questo cambiamento sembra essere Vinícius Junior, definito dal Ecos del Balón come «il direttore di gioco del Madrid». Si tratta di un’investitura suggestiva, forse affrettata, eppure non troppo distante dalla realtà delle cose. Oltre ad avere un rendimento eccezionale, l’ex del Flamengo ha avuto ed ha un impatto notevole nel gioco del Real, ha avviato una nuova era, rappresenta già un’alternativa tattica ma soprattutto filosofica alla nostalgia di e per Cristiano Ronaldo.

Il lancio e la crescita esponenziale del giovanissimo brasiliano sono una vittoria di Solari, una dimostrazione plastica della sua intelligenza: se la rivoluzione di Lopetegui è risultata essere troppo radicale perché venisse metabolizzata dalla rosa gestita con successo da Zidane, l’argentino ha lavorato ad una sorta di compromesso storico, ha inserito idee e stimoli nuovi spingendo la metamorfosi fino ad un certo punto. Il punto in cui Vinícius va in campo da titolare ed interpreta bene le nuove consegne tattiche, come Llorente e Reguilón, come alcuni esponenti della vecchia guardia, ad esempio Modric, Kroos, Benzema o Lucas Vázquez; è lo stesso punto in cui Isco, Bale e Marcelo si sentono depotenziati ed esclusi dalla nuova linearità del sistema, e allora il loro rendimento cala, il loro status non è più quello di una volta.

Ovviamente esistono anche delle criticità negative: il passaggio ad un calcio più semplice dal punto di vista concettuale ha limitato l’imprevedibilità del Real Madrid, soprattutto per quelle partite in cui i meccanismi offensivi non riescono ad essere efficaci, per merito degli avversari o a causa di una giornata negativa nella fase conclusiva del gioco. L’inattesa sconfitta interna contro il Girona, ad esempio, è arrivata al termine di un primo tempo abbastanza positivo, che però si è concluso con un solo gol di vantaggio. Nella ripresa, i catalani hanno aumentato il loro potenziale offensivo e hanno sorpreso la squadra di Solari, realizzando due gol in pochi minuti. Pure i successi contro Ajax e Levante sono stati caratterizzati da prestazioni non brillanti, gli olandesi sono apparsi più intensi in tutti gli aspetti del gioco, mentre il 2-1 colto al Ciutat de Valencia è arrivato solo grazie a due calci di rigore – il secondo penalty, assegnato dopo una Var review, è stato fischiato a dieci minuti dal 90esimo ed è stato molto contestato.

Solari è alla vigilia di tre partite fondamentali per il Real (il ritorno della semifinale di Copa del Rey contro il Barça, il Clásico di Liga al Bernabéu e il ritorno contro l’Ajax), e che diranno tanto pure sul suo futuro. Dopotutto i risultati sono l’unico contrappeso possibile alla volontà di proporre o imporre un cambiamento, Lopetegui ad esempio ha fatto il passo più lungo della gamba ed è stato cancellato alla prima crisi di rigetto. Il tecnico argentino ha pensato ed attuato una rivoluzione diversa rispetto al suo predecessore, più politica che puramente tattica. Finora le risposte sono state incoraggianti, il suo Real sta sacrificando alcuni calciatori importanti pur di sviluppare un’identità sensibilmente diversa rispetto al passato, e ha un rendimento abbastanza soddisfacente. Solo che a Madrid, più che in altri contesti, i risultati a fine stagione determinano il tutto, quindi ora inizia il periodo in cui Solari misurerà davvero la consistenza del suo lavoro e del suo progetto rispetto alle richieste del club più prestigioso ed esigente al mondo.

 

Immagini Getty Images