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Tre temi su Ajax-Juventus

L'ambizione bianconera, l'assenza di Chiellini, la personalità dell'Ajax.

Di Redazione Undici

L’occasione della Juventus

Quando si sopravvive a un’eliminazione che sembra certa, come la Juventus è riuscita nello spettacolare doppio incrocio contro l’Atlético Madrid, il livello di fiducia e autostima è altissimo. Contro l’Ajax, la Juventus parte da una certezza in più, da una certezza maturata appunto nella magica serata dello Stadium, con la tripletta di Cristiano Ronaldo e la straordinaria rimonta ai danni di Simeone. È qualcosa di inconscio che appartiene solo alle grandi squadre, e cioè la sensazione di avere quel qualcosa in più che va oltre i meri aspetti tattici e tecnici della partita, e che sfocia nella convinzione, in una dimensione mentale che è imprescindibile quando si arriva nella fase finale della Champions League. Guardando dalla parte del tabellone dei bianconeri, nessun’altra competitor possiede questo fuoco sacro. Nemmeno il Manchester City, da più parti indicata come la squadra più attrezzata ad arrivare fino in fondo, ha raggiunto quel livello di convinzione, che si matura negli anni, nell’esperienza ancor prima che nei valori di squadra – le annate dei Citizens in Champions con Guardiola in panchina sono state tutt’altro che entusiasmanti. Liverpool e Barcellona sono certamente più temibili sotto quest’aspetto, ma la Juventus potrebbe incrociare entrambe solamente in finale, non prima. Perciò, a partire dall’Ajax, la squadra di Allegri dovrebbe far valere questo, di peso specifico: riconoscersi, e farsi riconoscere, come una big.

La personalità dell’Ajax

ten Hag allena una rosa giovanissima, l’età media dell’Ajax era la più bassa tra quella delle squadre arrivate agli ottavi di finale. Eppure, ha dominato il Real Madrid al Bernabéu, probabilmente la miglior dimostrazione possibile di qualità e personalità. Da allora è passato un mese, e la forza autopercepita dell’Ajax pare essere cresciuta ancora: nell’ultimo weekend è avvenuto il sorpasso in vetta all’Eredivisie, ai danni del Psv; la famosa variante-Tadic è stata riproposta e perfezionata, in modo da esaltare il talento di tutti gli uomini offensivi – David Neres e Ziyech insieme al serbo ex Southampton. Insomma, parliamo di un gruppo che sta migliorando di settimana in settimana, di partita in partita, e che arriva al match di andata con profonda autostima e una crescente consapevolezza rispetto alle proprie possibilità. Certo, la Juventus ha maggiore esperienza e solidità, è una squadra che punta alla vittoria finale della Champions e ha tutte le credenziali per battere qualsiasi avversario. Solo che ad Amsterdan servirà una partita di grande concentrazione, non speculativa (come ha detto Allegri nella conferenza di ieri) ma attenta nel contenere l’entusiasmo di una squadra e di un ambiente che hanno dimostrato di essere all’altezza di certi palcoscenici, dal punto di vista tecnico ed emotivo.

L’assenza di Chiellini

Se avesse avuto la possibilità di scegliere, forse Allegri avrebbe rinunciato a Giorgio Chiellini in tutte le altre partite. Tranne che in questa, contro l’Ajax. È una questione di valore, di leadership difensiva, ma anche di risposta agli avversari: l’Ajax è una squadra di grande intensità in ogni fase di gioco, che costruisce la manovra offensiva partendo dalla freschezza atletica degli uomini più rappresentativi. E allora un difensore come Chiellini sarebbe stato perfetto per contenere la fisicità con la fisicità, l’esuberanza dei giovani di ten Hag con l’esperienza e la grinta. Invece, il problema accusato a Cagliari priverà la Juventus del suo capitano, toccherà a Rugani giocare accanto a Bonucci, nel centro della retroguardia. La contestuale assenza di Emre Can toglie ad Allegri due terzi della difesa ibrida che ha permesso di alzare il ritmo di gioco nella notte perfetta contro l’Atlético Madrid, quindi il tecnico bianconero deve riscrivere l’assetto della sua squadra, una situazione in cui riesce a esaltare le sue qualità intuitive. Ma che questa volta avrebbe evitato volentieri. Dopotutto, siamo a pochi passi dalla semifinale di Champions League, un traguardo importante, un livello cui accedono le squadre più forti, ma anche nelle migliori condizioni.