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Lautaro Martínez è il futuro dell’Inter?

Ha sostituito Icardi, ed è sembrato perfetto per il gioco dei nerazzurri.

Di Claudio Savelli

L’unico momento in cui Lautaro Martínez è sembrato vacillare, durante il mese e mezzo in cui è stato chiamato a sostenere da solo l’attacco dell’Inter, è stato quando si apprestava a tirare il rigore nel derby. E non tanto perché dieci minuti prima Bakayoko aveva siglato il gol che aveva riaperto la partita e allora quel tiro era l’occasione per ristabilire le distanze e ipotecare il successo, quanto perché era l’occasione per mettere il sigillo sulla prestazione, la migliore della sua esperienza nerazzurra. Alla prima sfida di massimo livello della stagione giocata da titolare, Lautaro Martínez aveva confermato le buone impressioni sul suo conto, anzi, era perfino andato oltre: aveva infatti inaugurato le danze con l’assist a Vecino, poi aveva distribuito una serie di sponde e aperture d’alta scuola, si era mosso su tutto il fronte offensivo con un’ottima sinergia nei confronti della squadra e, soprattutto, in funzione di essa. Quella di Lautaro era già una prestazione solida, creativa e continua, ma quel rigore era l’occasione per una piccola consacrazione precoce al termine di un periodo di apprendistato atteso a lungo, e finalmente arrivato, seppur in conseguenza alla vicenda-Icardi.

Il primo momento decisivo della sua carriera europea: il rigore tirato (male) nel derby, con successo

Mentre indietreggia contando i passi per la rincorsa, Lautaro guarda l’arbitro, poi i suoi piedi, poi ancora l’arbitro due volte, come se volesse trovare un diversivo dal dovere di tirare, e infine calcia come non si dovrebbe fare, a mezza altezza e poco angolato, là dove il portiere può arrivare con più facilità. Donnarumma, però, aveva battezzato il centro e non arriva all’impatto col pallone: Martínez segna ed esulta, coronando la prestazione e, con essa, la rapida ascesa in nerazzurro.

È un momento rilevante perché dimostra la resistenza psicologica di un 21enne, promosso senza preavviso a titolare nel momento più difficile della stagione dell’Inter, e corona la traiettoria ascendente delle sue performance. Il mese e mezzo da titolare di Martínez è stato infatti un crescendo costante: dai primi segnali positivi contro l’Eintracht Francoforte in Europa League alla stracittadina vissuta da protagonista assoluto, passando per le prestazioni convincenti con Sampdoria, Fiorentina, Cagliari e Spal. Nell’arco di sei partite, ha incrementato esponenzialmente sia il suo impatto in campo che l’incidenza nel gioco di Spalletti, dimostrando di essere all’altezza dell’Inter già nel presente, oltre che esserne un ideale protagonista nel futuro,.

L’impressione infatti è che l’Inter si sia trovata a suo agio con Martínez al centro dell’attacco, e che grazie alla sua presenza si sia evoluta. La squadra nerazurra, che in difesa può contare sulla qualità nobile di De Vrij e Skriniar a cui si è sommato un notevole miglioramento di Handanovic nella gestione dell’avvio di manovra, ha infatti bisogno di un contrappeso di qualità sul fronte offensivo, di un giocatore in grado di conservare l’inerzia dell’azione impressa dal basso. Lo aveva trovato in Rafinha, nella seconda parte della scorsa stagione, e a maggior ragione ne ha bisogno quest’anno, visto l’investimento su Nainggolan per la trequarti, un giocatore diverso rispetto al brasiliano. Per questo motivo, Spalletti ha chiesto a più riprese a Icardi uno sforzo nei movimenti spalle alla porta, finché non ha concesso minutaggio a Lautaro, trovando in lui le qualità necessarie. Non è un caso che il tecnico nerazzurro abbia elogiato Martínez, soprattutto per il contributo nella costruzione delle azioni, più che per la fase di finalizzazione.

Lautaro mantiene le caratteristiche tipiche dell’attaccante d’area di rigore: contro il Cagliari nsegna “alla Icardi”, leggendo il cross di Nainggolan sul primo palo, e mostrando più in generale il lato di sé da prima punta classica. Sono infatti numerose le occasioni in cui si ritaglia lo spazio per il tiro dalla breve distanza, spesso inventandole dal nulla, a prescindere dall’azione antecedente

 Non è la quantità dei fraseggi che conta (9 passaggi in media a partita, pochi, e meno dei 15 a cui si attesta Icardi) ma la qualità: Lautaro si è rivelato un attaccante creativo e raffinato, lontano dall’idea di centravanti energico e grezzo suggerita dal suo soprannome, El Toro. L’impressione è che il suo gioco possa migliorare la fase finale della manovra nerazzurra grazie alla varietà, e soprattutto possa parallelamente alzare la velocità dell’avvicinamento alla porta avversaria grazie alla qualità delle esecuzioni. In sostanza, è una rampa di lancio per la manovra, un ingranaggio che rende più sofisticata una squadra altrimenti piuttosto monotematica in attacco a causa della presenza di giocatori istintivi e solitari, quali Perisic e Candreva, ma anche in parte di Politano e Keita, più evoluti nell’interpretazione del gioco ma, a loro volta, spesso imperfetti e frettolosi nella fase di rifinitura.

Nel derby, Lautaro ha battuto più le zone di centrocampo che quelle di attacco, prova della sua partecipazione alla manovra. Legge le azioni e agevola la risalita del pallone, facendo respirare la manovra dell’Inter e dettando i tempi ai trequartisti che corrono in verticale ai suoi fianchi.

In questo contesto, Lautaro si è rivelato una soluzione nuova, forse la preferita di Spalletti, che infatti nel frattempo ha cominciato a lavorare sulla composizione del centrocampo, per favorire gli inserimenti delle mezzali ai lati del centravanti di manovra. Non è un caso che Vecino abbia variato la propria posizione dopo l’avvento di Martinez, e che si sia alzato il suo rendimento: gli inserimenti dell’uruguaiano andavano spesso a vuoto, prima, perché non erano in sincronia con i tempi di gioco dell’attaccante. L’impatto di Martinez ha poi contribuito a migliorare anche Icardi, almeno così sembra, stando alle ultime due prestazioni dell’ex capitano: contro il Genoa ha effettuato un assist e 2 passaggi chiave su 8 totali, chiudendo con il 100% di precisione, mentre contro l’Atalanta ha fraseggiato 21 volte, tornado ai livelli di dicembre, quando aveva compiuto un salto di qualità in termini di contributo alla manovra.

Icardi è tornato a giocare, però la continuità del Toro durante l’assenza dell’ex capitano potrebbe aver annacquato le gerarchie – al netto del piccolo infortunio patito dall’ex Racing. Il dato di fatto è che Lautaro è “una prima punta” come sosteneva il tecnico nerazzurro, magari atipica nel fisico (“solo” 174 centimetri di altezza) ma autentica, pienamente contemporanea nell’interpretazione del ruolo. Di certo, si è rivelato un attaccante all’altezza dell’Inter, al punto che il salto di qualità della squadra nerazzurra nel prossimo futuro potrebbe passare per un’idea finora esclusa, o comunque provata solo in avvio di stagione: la convivenza tra Icardi e Martínez, in un sistema di gioco in grado di sostenere il peso di due attaccanti, oltre che di esaltare le caratteristiche di due giocatori che sembrano perfettamente complementari.